Home » FREE TIME » ALLA FACCIA DEI BUONI PROPOSITI

Il 45 % di noi adotta ogni gennaio questa pratica che risale a 4000 anni fa ma solo il 9% riesce a fine anno ad avere un bilancio positivo e raggiungere i traguardi prefissati. I consigli degli esperti per ‘sfangare’ l’anno con dignità.

Pandemia, guerra, caro prezzi, energia alle stelle, disastri ambientali. Un futuro incerto. Eppure…

Le premesse non sono le migliori per fare un bilancio di un 2022 difficile e complesso e soprattutto iniziare l’anno con l’energia e la carica di nuovi proponimenti.

Un esercizio di consapevolezza che può aiutare a sintetizzare le nostre necessità e porci obiettivi progettuali sfidanti, anche in un contesto storico e socio economico complesso come il nostro dove le insidie sono dietro l’angolo.

Insidie, appunto. Secondo il “New York Times”, gennaio è il cimitero dei buoni propositi e il 12esimo giorno dell’anno è quello della resa, come riportato da Strava, l’app per sportivi, adottata da 31,5 milioni di persone in tutto il mondo, che il 12 gennaio registra un forte calo di motivazione tra i suoi iscritti.

Gennaio non sembrerebbe quindi figurare tra i mesi migliori per cambiare abitudini.

Il motivo è semplice. Secondo Jusy Grisel, professoressa di psicologia alla Bucknell University e neuroscienziata comportamentale, l’essere umano è programmato per gestire lo stress con sistemi di fuga e ricompensa, il che rende complesso, per chi di noi si concede qualche fuga di troppo, conseguire i risultati prefissati.

E la naturale tendenza alla procrastinazione, causa principale del fallimento dei buoni propositi, non aiuta.

La scrittrice Jen A. Miller è più precisa al riguardo. Per lei, le New Year’s Resolution falliscono perché basate su ideali della società e non nostri, non specifici a sufficienza e non supportati da un piano misurabile.

La faccenda dei buoni proponimenti non va quindi liquidata con oziosa leggerezza.

Praticandoli da sempre, sono riuscita nel mio piccolo a realizzarli solo quando ho compreso che

i buoni propositi necessitano, esattamente come un’attività di business, di lungimiranza strategica e tattica pratica.

Quel famoso S.M.A.R.T. che ci insegnano nei master e sui libri di scuola. Obiettivi Simple, Measurable, Achievable, Relevant e Timely. Semplici, misurabili, raggiungibili, rilevanti per noi e definiti nel tempo.

Dal perdere qualche chilo di troppo al pubblicare un libro. Dal cambiare lavoro al rinnovare il proprio appartamento. L’approccio non cambia e, per quanto l’acronimo coniato da George Doran in un articolo sulla testata “Management Review” nel 1981 sia poco romantico, dati alla mano, funziona.

Non sono ovviamente l’unica a pensarlo. Ci viene in aiuto Lisa Curtis, fondatrice e Ceo di Kuli Kuli Foods, che ha applicato questi principi alla sua start up produttrice di snack energetici e altamente sostenibili. Gli Smart obiettivi applicati con costanza – sostiene – creano un pattern, uno schema che diventa abitudine radicata nel nostro subconscio e potente alleato contro i tentativi di fuga dell’ego.

Tom Wheelwright, Ceo di Wealthability, società che supporta le aziende in processi di risanamento finanziario, suggerisce, come buona pratica, di

  • investire nell’apprendimento,
  • trovare il proprio focus,
  • puntare su obiettivi sfidanti, magari suddividendoli in step più facilmente raggiungibili,
  • non inseguire il risultato, ma rimboccarsi comunque e sempre le maniche.

Secondo Mandy Gilbert, autrice di “Just go with it” e imprenditrice, la frase “Nuovo anno, nuovo me” è il più grande cliché di tutti i tempi. E il più effimero. La celebre speaker suggerisce piuttosto di procedere con realismo e consapevolezza del contesto storico nel conseguimento dei propri obiettivi e nella motivazione del proprio gruppo di lavoro.

  • Celebrare le piccole vittorie assieme al team, riconoscendo l’operato dei propri collaboratori,
  • dare feedback chiari e pratici,
  • dimostrare gratitudine, questa sconosciuta,

sono i suoi buoni propositi e farebbero la differenza, così come

  • comprendere lo stile di apprendimento dei propri co-worker, definito dal modello VARK, per farsi intendere meglio.

E allora prediligiamo presentazioni ricche di immagini per chi ha uno stile visivo, una chiacchierata telefonica per chi ha una modalità uditiva, e così via per gli stili cinestetici (una passeggiata insieme?) e quelli che fanno della lettura o della scrittura i loro asset di apprendimento.

Marcel Schwantes, esperto di leadership, speaker e imprenditore, sostiene che settare obiettivi specifici supportati da vera passione aumenta del 90% le performance. Il fondatore di Leadership from the core, società di coaching, consulenza e training, invita a creare un network di supporto, per aumentare significativamente le possibilità di conseguimento dei propri big goals, suddivisi tatticamente in piccoli obiettivi nel corso dell’anno.

Una prospettiva condivisa da Aytekin Tank, il fondatore di Jotform, la piattaforma che permette di creare moduli online personalizzabili, che suggerisce di accogliere i propri errori e non perdere il proprio orizzonte e le proprie prospettive, tarati su valori nei quali crediamo davvero.

E se nei nostri obiettivi 2023 spicca la ricerca di un nuovo lavoro, Nicky Garcea, psicologo, cofondatore e presidente di Cappfinity, suggerisce di focalizzarsi sulle soft skills del futuro:

  • curiosità
  • agilità nell’apprendimento
  • growth mindset
  • capacità di analisi
  • collaborazione.

La giornalista Stephanie Vozza non crede nei buoni proponimenti e suggerisce piuttosto di scrivere una lettera a se stessi e di rileggerla alla fine dell’anno.

E c’è chi, coraggiosamente, propone di stilare il proprio necrologio. Un’operazione dichiaratamente scaramantica, indubbiamente bizzarra ma estremamente potente che ci impone di riflettere su come vorremmo essere ricordati e quindi sull’essere umano che vogliamo essere, per noi stessi e per gli altri. Sul nostro purpose.

Chiudiamo la nostra carrellata di guru consigli con i risultati del recente sondaggio Linkedin sulle parole chiave del nostro 2023.

Alla domanda “quale parola chiave guiderà il tuo 2023 e il tuo futuro professionale”, il 13% dei partecipanti ha scelto “sostenibilità”, il 20% “resilienza”, il 30% “consolidamento” e il 37% “cambiamento”. Un ritratto equilibrato di felici intenti.

Il mio augurio per ognuno di noi e di trovare anche nel 2023 la nostra strada.

E di percorrerla insieme.


L’ANGOLO DELLA STORIA

Una curiosità. Il rituale dei buoni propositi è una pratica babilonese che risale a 4000 anni fa, legata al periodo della semina, a marzo, che per il popolo babilonese coincideva con l’inizio dell’anno. Fu Giulio Cesare a stabilire intorno al 46 a.c. l’inizio dell’anno il 1 gennaio, in onore di Giano bifronte, che con un volto guarda al futuro e con l’altro al passato. I cristiani ne fecero un’occasione di riflessione religiosa, mentre l’inizio dell’anno per gli egiziani si collocava a luglio in occasione della piena del Nilo, festa della fertilità e dell’abbondanza e per i cinesi tra fine gennaio e inizio febbraio, tradizione tra le più antiche, nata 3000 anni fa durante la dinastia Shang.


PER APPROFONDIRE

Le origini dei buoni proponimenti

I suggerimenti del New York Times

L’intervento completo di Tom Wheelwright

L’intervento completo di Lisa Curtis

L’intervento completo di Mandy Gibert

Mandy Gilbert, “Just Go With It

L’intervento completo di Marcel Schwantes

I consigli di Nicky Garcea

Il punto di vista di Stephanie Vozza