E se lavorare in azienda fosse come percorrere tutti i giorni la stessa identica strada?
Se stai in città di questi tempi, non hai vita facile. Soprattutto se il tuo lavoro dista da casa qualche chilometro e quotidianamente lo raggiungi in auto.
Un incubo di ingorghi che non hanno fine. Ore dietro il volante per raggiungere casa. E comportamenti e abitudini su strada che ci ricordano singolarmente alcune consuetudini tipicamente lavorative, quando la tangenziale è il corridoio che ogni giorno percorri in azienda per sederti alla tua scrivania.
Scopriamo insieme se su strada e nella vita sei un Clacsista, un Generoso, uno Spedito, uno Snello o un Composto.
Non è facile vivere in città di questi tempi. Soprattutto se la tua città è Bologna (e non solo).
- Complice il cantiere a cielo aperto che la città è diventata grazie ai finanziamenti del PNRR e che ci porteranno tra qualche anno a fruire di un nuovo veloce, sicuro, sostenibile, innovativo tram che congiungerà la parte est ed ovest della città metropolitana e a goderci della riqualificazione urbana di Riva Reno con lo scoperchiamento del canale Reno portato alle sue origini
- e complici le alluvioni che hanno di recente pesantemente interessato il tessuto urbano
immettersi in strada oggi a Bologna, la città in cui vivo, così come in tante altre metropoli italiane, è una sfida.
E anche percorrere 10 chilometri può diventare un’impresa di un’ora, trasformando la via in un caotico non luogo dove il tempo si dilata in una continua attesa, quella che separa te stesso dall’uscio di casa.
E’ proprio in una di quelle ore, tra un clacson e l’altro, una frustrazione e un inserimento a puzzle tra il retro di una Dacia e il muso di una Tesla, che ho riflettuto su quanto il percorso che compiamo per raggiungere l’ufficio spesso rappresenti fedelmente quanto si verifica dentro le quattro mura lavorative.
E come lo stare su strada e in azienda ci abbia consentito in tutti questi anni di acquisire skills di analisi, pazienza e determinazione che forse mai avremmo voluto ma che oggi possiamo sfoggiare. Impavidi e indefessi. In riunione e su strada.
IL CONTESTO
Immetterci in strada prevede preparazione. Nessuno di noi inforca il volante se non ha consultato Google Maps selezionando la via con meno ingorghi disponibili sul momento.
Se il traffico cittadino è più complicato del previsto, conviene monitorare la mappa minuto per minuto perché non sai mai quante auto troverai dietro l’angolo e se forse ti conviene svoltare.
E’ così anche a lavoro, in ogni momento del nostro ciclo di vita in azienda, dai primi approcci fino alla dipartita, volontaria o meno.
Nessuno di noi si presenta a un colloquio senza avere verificato prima la Google Maps del business, l’audit che ti segnala la stabilità economica del potenziale datore di lavoro, i suoi valori, la reputazione che lo precede o la rincorre e l’opinione di chi ci lavora.
Non facciamo forse lo stesso prima di una qualsiasi riunione, verificandone il tema, leggendoci i documenti allegati e monitorando l’avanzamento del progetto, meeting dopo meeting, per essere sicuri che non cambi strada o ne imbocchi una inattesa?
Non googliamo forse il nominativo di un nuovo collega o di un nuovo capo, aspettando che il motore di ricerca ci restituisca notizie utili alla nostra collaborazione quotidiana prima che sia troppo tardi?

LE VARIABILI
Nelle nostre scelte di strade percorribili valutiamo, mappa alla mano, tutte le possibili variabili che possono incidere sulle tempistiche di percorrenza:
- il contesto meteorologico, perché se piove il traffico aumenta
- il calendario delle partite o dei concerti nello stadio vicino a casa, affinché il parcheggio non sia una chimera
- gli incidenti di percorso
- i cantieri di lavori stradari
- lo stato della nostra auto
- il rifornimento di benzina
- la nostra salute e sobrietà che al volante fanno la differenza
Esattamente come facciamo in ufficio per
- valutare l’andamento di un progetto con tutte le sue variabili
- e pianificare il nostro percorso di carriera,
- computando i progressi,
- organizzando la nostra formazione e crescita professionale,
- valutando se il nostro referente in azienda è in grado di riconoscere il nostro valore
- o se non è periodo per chiedere un aumento, per motivi legati allo stato di salute dell’azienda, al suo assetto societario, alle preoccupazioni del nostro capo, anche personali. Perché sotto il blazer pulsa sempre il cuore di un uomo o di una donna.
IL FATTORE ALTRO
Mentre ci muoviamo a bordo delle nostre auto, capiamo
quanto sia importante considerare gli altri e i loro spostamenti.
Per la sicurezza di tutti, di noi e degli altri, mettiamo sul campo, minuto dopo minuto, quella capacità intrinseca ad ogni automobilista di intercettare i movimenti degli altri, di prevenirli per non urtarli, per seguire la fila giusta, per salvare specchietti retrovisori e avanzare, insieme, in una stessa direzione, come banchi di sardine nell’oceano stradale.
Come manager intenti a portare avanti lo stesso progetto, per il bene comune.
Ed è proprio mentre ci osserviamo l’un l’altro, chiusi nelle nostre scatolette a quattro ruote o dietro una scrivania, che comprendiamo, da piccoli tratti impercettibili, che ognuno ha un suo stile.
E che dietro ogni volante e ogni pc c’è un carattere diverso.
I GENEROSI sono quelli che ti vedono, ti prestano attenzione e ti fanno passare perché sanno che occupare in velocità il metro quadro davanti a te non ti farà arrivare primo alla meta. Sperano, ottimisti per esercizio, che un giorno, in un momento di difficoltà, qualcun altro faccia lo stesso per loro.

Gli SPEDITI non registrano la tua esistenza o se lo fanno ti considerano banalmente un ostacolo lungo il loro percorso. Ti sorpassano a destra, ti passano davanti, ti rubano il parcheggio, non vedendo nulla al di là delle loro ruote se non l’amor proprio e i loro interessi. Messi alle strette, incuranti delle regole della comunità, potrebbero anche percorrere una strada in contromano, pur di arrivare per primi alla meta.

Gli SNELLI sono nella vita bici e motorini. Vento nei capelli, si insinuano tra le auto, forti della leggerezza del mezzo ma troppo spesso poco attenti alle conseguenze di certe guizzate, surfisti di cofani in un mare di smog che è un attimo che ci rimangano secchi.
Spesso troppo giovani o troppo anziani per capire che lì, esposti come sono con un corpo nudo sulla sella, senza l’armatura di una carrozzeria, è un attimo sporgersi un po’ troppo e cadere.

Tiri il primo freno chi non si è ritrovato in una condizione simile in giovane età, quando timidi e impacciati o fintamente spavaldi abbiamo varcato per la prima volta una soglia lavorativa, con il nostro curriculum di poche righe alla mano e il sogno di fare qualcosa di grande nel cuore. Doloranti e increduli dopo la prima caduta, dopo il primo passo falso tra cruscotti aziendali di ben più alta cilindrata.
I CLACSISTI sono quelli che messi alle strette devono fare rumore come se glielo avesse prescritto il medico, espletare il loro disappunto sugli apparati acustici altrui, squillare a più non posso, in preda alla bile dell’impotenza, perché in realtà non sanno come uscirne. E allora è più facile inscenare il suono e incolpare gli altri per il proprio empasse, anziché guardarsi attorno, comprendere la situazione e trovare una strada comune.

I COMPOSTI sono quelli che metti nella loro porzione di strada e ci stanno, avanzando con impassibile lentezza, tenacia e determinazione, colletti e polsini perfettamente inamidati anche durante la tempesta.

Alla fine di questi tempi, su strada e in azienda, occorre forse navigare un po’ a vista.
Non tirare precocemente il freno e anche una volta parcheggiata la propria vettura accertarsi che tra un auto e l’altra ci siano le corrette distanze, onde evitare inestetici graffi laterali o sgradevoli e dolorose ammaccature sul parabrezza.
BE CAREFUL. DRIVE SAFE. Anche in ufficio.

Per approfondire
Haruki Murakami, “Uomini senza donne”, Einaudi, 2014
Angela Deganis, “Manager per caso”, Morellini Editore, 2022
“Il sorpasso”, 1962, Dino Risi
“I quattro tassisti”, 1963, Giorgio Bianchi
“Duel”, 1971, Steven Spielberg
“Taxi Driver”, 1976, Martin Scorsese
“Night on Earth”, 1991, Jim Jarmush
“Taxi”, 1998, Gerard Pirès
“Gran Torino”, 2008, Clint Eastwood
“Drive”, 2011, Nicolas Winding Refn
“Locke”, 2013, Steven Knight
“Baby Driver”, 2017, Edgar Wright
“Drive My Car”, 2021, Ryūsuke Hamaguchi
“Sons of Anarchy”, 2008-2014, Kurt Sutter
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