E se in questo periodo storico di crisi, guerre, inondazioni, capitalismo galoppante, pandemie, sovranismi, soppressioni, intelligenze artificiali, deficienze umane, prepotenze, dispotismi noi italiani, si proprio noi, avessimo un asso nella manica?
E se la nostra cultura, la cultura mediterranea, culla dell’umanità, non avesse già in seno, anzi, in pancia tutti gli ingredienti necessari per cavarsela egregiamente, ridarci il senso del nostro lavoro e fare di nuovo la differenza in questo mondo e nel nostro ufficio?
E’ la leadership mediterranea, quel quid che scorre lungo le nostre vene e presidia il nostro dna da secoli, non solo fattore culturale e identitario, ma anche competitivo, di business, che possiamo portare ogni giorno in ufficio con noi.
C’è un animale che da oltre tremila anni fa la guardia al Mediterraneo senza che nessuno se ne accorga. Non ruggisce, non indossa artigli leggendari, non compare nei loghi delle nostre aziende. Vola silente di notte, con i suoi occhi enormi e un becco che gli antichi greci abbinarono per morfologia alla lettera phi, la prima di philosophia. È la civetta di Minerva, da sempre simbolo silenzioso di chi non comanda dall’alto, ma custodisce.
Ho visto la civetta di Minerva sorvolare pagina dopo pagina “Anima Mediterranea. La leadership come arte della guida“, il libro di Elena Granata, docente di Analisi della città e del territorio e di Geografia urbana al Politecnico di Milano, e Andrea Granelli, esperto di innovazione, leadership e digitale.
Mi è capitato tra le mani dopo la chiacchierata con l’amica Myriam, quando mesi fa, durante una call abbiamo dichiarato la nostra perplessità nei confronti di un mondo che avanza con aggressività e imposizione sull’altro e modelli di leadership anglosassoni che sempre più sentiamo distanti dal nostro modo di essere, schiacciati da una cultura che riduce I rapporti a performance, il fare a iperproduzione, l’umano al robotico.
Alla ricerca non di “un leader che comanda dall’alto, ma una guida che accompagna, custodisce, apre strade, una guida che intreccia ragione e sensibilità, competenza e ascolto, che mette al centro non solo i risultati ma il senso, i legami, un futuro condiviso”, Granata e Granelli fanno del Mediterraneo non una geografia ma un metodo,
“una radice viva e una matrice culturale plurale,
capace di trasformare la diversità in ricchezza e la bellezza in forza generativa”.
Una leadership mediterranea che ha caratteristiche distintive. Ed è li, a nostra completa disposizione.
E’ possibile fare impresa mediterranea?
E’ possibile costruire aziende che conseguano obiettivi di business etici in ambienti di lavoro sereni e sostenibili?
Un altro modello esiste?
DALLA SPUMA DEL MARE
Secondo i due autori il mare nostrum ci mette a disposizione un paniere di doni a cui attingere e che già ci appartengono, depositati nel nostro terreno da secoli, in attesa di essere colti.
Un set di skills e valori a cui ispirarsi nel nostro lavoro quotidiano e da usare in sala riunioni.
CREATIVITà e MULTIDISCIPLINARIETA’. La cultura mediterranea è un collante per comprendere e unire diversità e come detonatore dell’innovazione
SENSIBILITA’ AL CONTESTO in cui si vive e si opera. Sostenibilità, responsabilità sociale, cultura artigiana fondata sul km zero, economia circolare e concetto di riparazione e rigenerazione caratterizzano il nostro approccio al territorio
IMPRENDITORIALITA’ per gestire anche la piccola dimensione. L’Italia è il paese degli 8mila campanili, popolato da 4milioni di microimprese e 220.000 aziende con un numero di dipendenti da 9 a 249 che costituiscono nel complesso il 41% del fatturato nazionale e il 34 % dell’occupazione
BELLEZZA come elemento ispirativo e fattore competitivo in un paese che ha fatto della bellezza paesaggistica, architettonica e artistica un elemento di forte attrazione
ATTENZIONE ALLE TRADIZIONI per innestare innovazioni efficaci e durature e richiamare innovazioni dimenticate, come insegnano I corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico
VARIETA’ E DIVERSITà come fattore di sviluppo
UMANITA’ e cultura umanistica, terreno fertile nell’Italia dell’umanesimo e del rinascimento, fondamentale per accogliere con senso l’innovazione dell’intelligenza artificiale
COMUNICAZIONE che unisce al logos, alla concretezza, alla ragione l’estetica, l’emozione, la musicalità e il corpo della parola

A CACCIA DI PURPOSE
Il leader mediterraneo contribuisce con il suo lavoro alla costruzione di un senso privato e collettivo che non si sottrae a domande scomode.
Il mio operato è sostenibile?
E’ accettabile?
Contribuisce al bene comune?
E ci fa comprendere che
la sfida oggi nelle nostre imprese,
piccole o grandi che siano,
è far emergere il senso,
renderlo visibile, consapevole
e manutenerlo.
Il purpose, per I due autori, infatti,
- non è solo l’enunciato di senso che sottende un’impresa
- va oltre gli obiettivi economico finanziari
- si alimenta del modus operandi dell’azienda e dei suoi attori
- non dipende da cosa si enuncia ma da come si realizza
- si traduce in comportamenti organizzativi, in coerenza tra dire e fare
CIAK, AZIONE
In Anima Mediterranea gli autori affiggono un vero e proprio manifesto di intenti, indicazioni chiare per mettere in atto operativamente e fattivamente lo spirito mediterraneo nel nostro lavoro quotidiano.
GEOSTORICIZZARE EVENTI, PERSONE E INNOVAZIONE
Le nostre decisioni hanno implicazioni geopolitiche.
Il modello capitalista di sviluppo punta al gigantismo ed è insensibile allo spreco di vite umane.
RADICARSI NEI LUOGHI E DENTRO I RETICOLI SOCIALI
Viviamo in gruppi, famiglie e comunità. Il percorso evolutivo nel territorio si struttura con la nascita di distretti economici locali, nuovi servizi e la crescita di legami comunitari
ATTINGERE NON SOLO DALLA RAGIONE ( LOGOS) MA ANCHE DALL’INTUIZIONE (METIS)
una forma di intelligenza e di pensiero e quindi un modo per conoscere
RAFFORZARE LE 5 COMPETENZE CHIAVE
Il valore della bellezza, come motore della creatività
La parola e il senso critico
La cura e il design dei luoghi (fisici e virtuali):
- Saper riconoscere le specificità di ogni luogo e le differenze
- Scegliere il luogo più adatto per la propria attività
- Abitare gli spazi digitali con agio e approccio omnicanale
- Entrare in dialogo con il luogo con empatia
- Sapersi orientare nei luoghi
Il valore del tempo
- Cogliere la dimensione qualitativa del tempo, il tempo opportuno, l’occasio latino e il Kairòs greco
- Valutare la sincronicità di ogni evento
- Posizionare ogni evento nel tempo vivendo l’hic et nunc
- Non procrastinare ma anticipare
- Saper riconoscere le interferenze emotive
- Pianificare le pause per ribilanciarsi
- Controllare la crescita eccessiva dei to do
Una crescita incentrata sull’uomo
Chi lavora ogni giorno con la comunicazione, con le istituzioni, con le imprese radicate in un territorio, lo sa bene: non bastano gli strumenti, non bastano i framework, non basta l’ennesimo acronimo motivazionale. Serve una visione che sappia stare dentro la complessità senza appiattirla, capace, come scrivono gli autori, di custodire e insieme aprire strade. Servono alleanze. Servono reti comuni.
Il nostro territorio, la nostra cultura, non sono un vincolo da superare per diventare “internazionali”. Sono il punto di partenza credibile per esserlo davvero.
La civetta vola di notte, quando nessuno guarda. Forse è proprio lì, nel lavoro silenzioso e quotidiano di chi custodisce e guida prima di comandare, che si gioca la vera mediterranea differenza.
E’ una grande sfida.

PER APPROFONDIRE
Bibliografia
Douglas Adams, “Guida Galattica per autostoppisti“, 1979
Fernand Braudel, “Il Mediterraneo. Lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni“, Bompiani, 1987
Jean-Claude Izzo, “Casino totale“, E/O, 1995
Predrag Matvejević, “Breviario mediterraneo“, Garzanti, 1991
Franco Cassano, “Il pensiero meridiano“, Laterza, 1996
David Abulafia, “Il grande mare. Storia del Mediterraneo“, Mondadori, 2013
Elena Granata, Andrea Granelli, “Anima Mediterranea. La leadership come arte della guida”, Luca Sossella Editore, 2025
Filmografia
“Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto“, Lina Wertmüller, 1974
“Il grande blu”, Luc Besson, 1988
“Mediterraneo“, Gabriele Salvatores, 1991
“Respiro“, Emanuele Crialese, 2002
“Fuocoammare“, Gianfranco Rosi, 2016
“Mediterranea“, Jonas Carpignano, 2015
Colonna sonora
Domenico Modugno, “Nel blu dipinto di blu (Volare)“, 1958
Pino Daniele, “Napule è“, 1977
Fabrizio De André, “Creuza de mä“, 1984
Eugenio Bennato, “Grande Sud“, 2005
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