Inizia gradualmente. Entri in una stanza, dici qualcosa e nessuno lo nota.
Non ti salutano al mattino, non ti consultano neppure su temi che sono di tua pertinenza. Soprattutto se hai superato gli anta e non ti trovano più rampante e fresco.
In epoche in cui ancora tristemente serpeggia lungo alcuni corridoi aziendali il maschilismo che si taglia con la motosega e parte dell’opinione pubblica ci vuole relegare a fare la calzetta per il nuovo nascituro è un attimo diventare la Donna, anzi, la Manager Invisibile.
Ma attenzione ai Bias cognitivi. Il fenomeno dell’invisibilità non bada a differenze di genere e tocca anche i colleghi maschi.
E se essere relegati in un angoletto avesse i suoi benefici?
E se avessimo dimenticato che l’invisibilità è uno dei superpoteri della Marvel e se applicato con efficacia può salvare tante vite professionali?
Ci riflettevo l’altro giorno assieme a Carla, una compagna di Master.
Carla è quello che in gergo si definisce una marketer con i controfiocchi, rampante e proattiva in quel di Milano. Ha una decina d’anni in meno di me e una dose maggiore di stupore di fronte a ‘fenomeni’ rispetto ai quali molti di noi hanno tristemente acuito una buona dose di esperienza.
Il suo capo avrebbe iniziato per motivi apparentemente futili – qualche divergenza di opinione, un consiglio espresso in maniera decisamente assertiva – a escluderla anche da decisioni che riguardano il suo campo di competenza trattandola non come un’executive ma come un’esecutiva e prestandole poca attenzione, limitando il dialogo al minimo indispensabile.
Nadia, l’amica che lavora in un grosso centro commerciale cittadino, mi raccontava una situazione simile tempo fa. E così altre conoscenze, non solo femminili, nel corso degli anni.
E’ la sindrome dell’invisibilità, che ci coglie, talora impreparati, soprattutto quando le relazioni con il potere si allentano. Si incrinano.
Non credo Carla ne sia già affetta. Gli episodi che mi ha riportato hanno ancora il sapore di un misunderstanding risolvibile, magari con una chiacchierata in massima trasparenza.
Ma sarebbe stato lo stesso se Carla avesse avuto una 50ina di anni e una stratificazione di episodi poco felici alle sue spalle che la portano ad avere forse un tantino meno entusiasmo nell’affrontare una chiacchierata con un capo o una capa che, nonostante la sua esperienza e competenza, la tratta come un’operativa e non la informa di decisioni che la dovrebbero coinvolgere?
La combo donna + over50 non crea forse quella patina spessa di inossidabile Vinavil che ti si incolla addosso a vestiti ed epidermide e non ti si scolla più neppure se vivi inchiodata con le mani sulla tastiera?
Non lo diciamo per educazione, ma è così.
Dopo i cinquanta per alcuni siamo giunti alla nostra data di scadenza, soprattutto se siamo donne.
Facciamo fatica a riqualificarci, a ottenere posizioni di maggior prestigio, a vedere riconosciuta quella credibilità che solo fino a un anno prima era il nostro elemento distintivo.
Lo sappiamo non per intuizione, ma per lettura.
La lettura dei volti di colleghe over cinquanta che, per quanto preparate, si sono viste accantonare in azienda. Superate da collaboratori e collaboratrici rampanti che in un batter d’occhio hanno assunto la loro posizione. Travalicate dagli eventi.
Guardate come un giovane studente, pieno di belle speranze, guarda un fossile del Valdarno. Con raccapriccio, per il trascorrere del tempo. Con la presunzione della giovane età, come se un giorno non capitasse anche a lui.
Come un mammut. Come un cartone del latte andato a male. Come Gloria Swanson in Viale del Tramonto, senza la consolazione di un William Holden che ti scalda il letto.
Il fatto è talmente assodato che il governo italiano ha confermato anche nel 2024 le agevolazioni per le assunzioni rivolte ai datori di lavoro su soggetti over50 disoccupati da almeno 12 mesi. Gli incentivi sono riconosciuti sotto forma di sgravio contributivo del 50% per gli imprenditori che assumono e sono validi per un periodo di 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato o per 18 mesi se il contratto è a tempo indeterminato o se un contratto a termine viene trasformato in indeterminato.
Che sia un caso?
IL LATO POSITIVO
Eppure questa condizione di invisibilità può fare anche al caso nostro.
L’ho capito quando, appassionata di fumetti e delle loro trasposizioni cinematografiche, ho studiato da vicino il caso della Donna Invisibile, uno dei personaggi più potenti della Marvel, membro attivo dei Fantastici Quattro, nata dal genio di Stan Lee e Jack Kirby nel 1961, anche lei quindi non più giovanissima.
Susan Sue Storm Richards – questo il nome di battesimo della nostra Donna Invisibile -, durante una sessione lavorativa in laboratorio resta vittima di una tempesta cosmica che le regala il potere dell’invisibilità. E non solo: piegando mentalmente tutte le lunghezze d’onda della luce visibile, infrarossa e ultravioletta può rendere invisibile a comando qualsiasi cosa lei tocchi.
“Generando forza aggiuntiva ai suoi costrutti psionici, – leggiamo su Wikipedia –
- Sue può trasformarli in armi di attacco, che variano da enormi arieti invisibili a piccoli proiettili come sfere e dardi.
- Formando uno dei suoi campi di forza all’interno di un oggetto ed espandendolo, può far esplodere il suo bersaglio.
- Per muoversi in cima alle sue costruzioni, Susan è in grado di simulare un’approssimazione limitata di volo
- e può manipolare l’energia dei suoi campi di forza attorno ad altri oggetti per ottenere un’abilità telecinetica”.
Come se l’invisibilità di Susan e la nostra ci consentissero di
- lavorare indisturbati dietro le quinte
- proteggere i collaboratori a noi vicini rendendoli a loro volta invisibili se serve
- schermare i colleghi maleducati senza che ne abbiano avvisaglie
- e spiccare il volo felici, armati solo della nostra capacità di osservazione dell’altro, consentitaci proprio dalla condizione di privilegio che l’invisibilità ci garantisce.
Poteri impossibili da espletare se i riflettori sono puntati su di te.
Vista in quest’ottica l’invisibilità non è affatto male.
L’INVISIBILITÀ IN LETTERATURA, IN CUFFIA E AL CINEMA
Non mancano casi di invisibilità letteraria, cinematografica e musicale.
Da opere come “La donna invisibile. Traduttrici nell’Italia del primo Novecento” pubblicato da Quodlibet Studio nel 2023 e curato da Anna Baldini e Giulia Marcucci al testo omonimo di Slavenka Drakulić che parla della condizione di invisibilità sofferta vissuta di donne anziane e sole, donne trascurate.
Nel film diretto da Paolo Spinola nel 1969 “La donna invisibile”, con un soggetto di Alberto Moravia e Dacia Maraini, ispirato dal racconto dello stesso Moravia, la donna invisibile del titolo è Laura, una moglie trascurata dal marito per via di un’altra donna, trascurata al punto da morirne in una battuta di caccia, uccisa dallo stesso marito che, per l’appunto, non l’ha vista.
Risale al 1940 la significativa pellicola “The Invisible Woman”, film diretto da Albert Edward Sutherland.
Ne è protagonista un’indossatrice, interpretata da Virginia Bruce, che, desiderosa di vendicarsi per gli sgarri subiti dal suo direttore, si rivolge a uno scienziato per diventare intenzionalmente invisibile e impartire una lezione al capo tiranno.
Non ci sorprende che il film sia stato nominato agli Oscar per gli Effetti Speciali.
Perché è speciale che già nel 1940 si avesse compreso che la maleducazione in azienda non è ammissibile e che l’invisibilità talora è un dono.
E’ sconfinata invece la produzione musicale sul tema che vede coinvolti performer del calibro di Lauren Minear, Peggy Seeger, Betty Wright, Candye Kane, Patti LuPone, Kelley Hunt, Celena Rae, Sam Shaber, Mingus Big Band, Dolly Parton, The Baby Seals, Smart Patrulje, R. Kelly, Gloria McCord Enfluence, Morgan Reese, Arlene Bishop, Marnie, Anna Clendening, Alison Moyet, Hunter Hayes, Duran Duran, Brie Larson, Gabriella Cilmi, 98 Degrees, Tears for Fears e Genesis, per i quali vi rimandiamo alla playlist pubblicata negli approfondimenti invitandovi all’ascolto di queste variazioni sul tema.
QUANDO INVISIBILE NON È BELLO
Non crediamo sia un caso che quando si parla di lavoro invisibile si alluda al lavoro non remunerato e sottovalutato svolto dalle donne entro le quattro mura domestiche e all’attività di caregivers emersa con forza durante il periodo pandemico e che ha visto molte lavoratrici sacrificare la propria realizzazione professionale per occuparsi di anziani e bambini.
Mentre è visibilissimo il gap salariale del 10,7% (dai 3.000 € ai 16.000 € di Ral in meno) che le professioniste registrano rispetto ai colleghi maschi a parità di ruolo e competenze secondo i dati raccolti da ODM Consulting.
Dati confermati in una survey della Fondazione Libellula sottoposta a 11.000 donne, per il 60% vittime di divario salariale.
Non ci conforta neppure il Report del Word Economic Forum che posiziona la nostra nazione al 79esimo posto per divario di genere, paladina dell’invisibilità femminile.
Non è bella neppure l’invisibilità del lavoro nero, del lavoro sommerso, del lavoro sottopagato che non guarda a differenze di genere.
IN SINTESI, CHE FARE?
Se l’invisibilità ti colpisce sul luogo di lavoro, datti il tempo di metabolizzarla.
Ascoltala dentro il tuo cuore, guardati attorno e constata con pazienza e coraggio la tua nuova condizione professionale.
Solo allora riuscirai ad assaporare il potere sottile dell’invisibilità.
Potresti sorprenderti nello scoprire che in questo tuo nuovo stato percettivo puoi solidarizzare con maggior agio con gli altri invisibili, rafforzare il gioco di squadra e agevolare il lavoro collettivo orientato agli obiettivi e al bene comune, senza che la tua professionalità ne sia scalfita e senza dover per forza avere il plauso dei piani alti.
Riuscendo ancora a guardarti allo specchio, tutte le sere, quando torni a casa dall’ufficio.
YES. WE CAN DO IT.
Perché alla fine nessuno può renderti veramente invisibile se tu ti continui a vedere.
E l’invisibilità potrebbe essere anche passeggera, uno stato transitorio che ti può insegnare molto su come alle volte lavorare dietro le quinte è bello.
Perché sotto i riflettori è un attimo che la luce ci accechi e alzi eccessivamente la nostra temperatura corporea.
COLONNA SONORA
Peggy Seeger, “The Invisible Woman“
Lauren Minear, “Invisible Woman“
Betty Wright, “Invisible Woman“
Candye Kane, “Invisible Woman“
The Baby Seals, “Invisible Woman“
Celena Rae, “Invisible Woman“
Kelley Hunt, “Invisible Woman“
Smart Patrulje, “Invisible Woman“
R. Kelly, “Invisible Woman“
Gloria McCord, “Beautiful Invisible Woman“
Patti LuPone, “Invisible“
Mingus Big Band, “Invisible Lady“
Go Betty Go, “Invisible Woman“
Enfluence, “Invisible Woman“
Sam Shaber, “Invisible Woman“
Arlene Bishop, “Invisible Woman“
Morgan Reese, “Invisible Girl”
Marnie, “Invisible Girl“
Brie Larson, “Invisible Girl“
Gabriella Cilmi, “Invisible Girl“
98 Degrees, “Invisible Man“
Anna Clendening, “Invisible“
Alison Moyet, “Invisible“
Hunter Hayes, “Invisible“
Duran Duran, “Invisible“
Jennifer Damiano, Alice Ripley, Aaron Tveit, “Superboy and The Invisible Girl“
Genesis, “Invisible Touch“
Tears for Fears, “Woman in Chains“
Dolly Parton, “Nine to Five“
PER APPROFONDIRE
La pagina di Wikipedia dedicata alla Donna Invisibile de “I fantastici Quattro”
Slavenka Drakulić, “La donna invisibile“, Bottega Errante edizioni, 2022
Anna Baldini, Giulia Marcucci, “La donna invisibile. Traduttrici nell’Italia del primo Novecento” Quodlibet Studio, 2023
Clarissa Pinkola Estés, “Donne che corrono coi lupi“, 1989
Angela Deganis, “Manager per caso”, Morellini Editore, 2022
“The Invisible Man“, James Whale, 1933
“The Invisible Woman“, Albert Edward Sutherland, 1940
“Sunset Boulevard“, Billy Wilder, 1950
“La donna invisibile“, Paolo Spinola, 1969
“Sleeping with the Enemy“, Joseph Ruben, 1991
“Memoirs of an Invisible Man”, John Carpenter, 1992
“The Invisible Woman“, Ralph Fiennes, 2013
“Big Eyes“, Tim Burton, 2014
“Gone girl“, David Fincher, 2014
“The Wife“, Björn Runge, 2017
“The Invisible Man“, Leigh Whannell, 2020
“The Fantastic Four“, Oley Sassone, 1994
“Fantastic Four“, Tim Story, 2005
“Fantastic Four: Rise of the Silver Surfer“, Tim Story, 2007
“Fantastic Four”, Josh Trank, 2015
“The Fantastic Four: The First Steps”, Matt Shakman, 2025
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