E se le over 50, messe a fare tappezzeria in alcune sedi lavorative, si ribellassero?
Anche oggi, con i dati Istat che attestano che in Italia un lavoratore su 3 è over 50 e la disoccupazione giovanile sale al 18,1%, l’ageismo ti blocca la carriera, soprattutto se appartieni al genere femminile.
Ma una via d’uscita per non essere guardata da giovani rampanti come un fossile del Valdarno c’è e risiede in un mix portentoso di immaginazione ed esperienza, shakerato con una buona dose di umorismo.
Quando l’ageismo ti blocca la carriera e ti mette alla soglia dei portoni lavorativi hai solo due strade.
Morire di fame nel tuo appartamento, come nelle migliori tradizioni, sbranata da un gruppo di cani alsaziani (cit. “Bridget Jones’s Diary“), oppure, in barba ai pregiudizi che corrono selvaggi lungo i corridoi, ribaltare la prospettiva con un colpo di coda alla Tarantino e cavalcare l’onda dell’esperienza, lasciando a bocca aperta i millennial che ti tengono a colloquio. E senza neppure uno schizzo di sangue.
E’ l’incredibile storia di Donatella, una di noi, che, alla bellezza dei suoi 55 anni – ormai tristemente considerata agée dall’ottuso mercato del lavoro italiano -, ha ribaltato il sistema come un calzino individuandone le crepe e sollevato il velo di Maya su un tema che noi tutti lavoratori e lavoratrici conosciamo, facendo ovviamente gli scongiuri perché non capiti a noi ma con la certezza che si verificherà se non iniziamo tutti insieme a cambiare le cose, modificare le formae mentis e capire che l’esperienza ha un valore.
Donatella è una donna in gamba. Questa è la sua storia e forse quella di alcuni di noi.
Donatella è un nome fittizio. Ma esiste davvero. La sua storia è reale.
DONATELLA, UNA DI NOI
Al compimento del suo 55 esimo anno di età, mese più mese meno, Donatella si è ritrovata senza un lavoro, liquidata dalla multinazionale del settore finanziario dove lavorava da 15 anni. Per un cambio di compagine societaria, la filiale milanese ha chiuso.
Una storia come tante altre.
Donatella non si arrende. Si sveglia comunque al mattino intorno alle 7.
“Non voglio spezzare la mia routine – mi racconta – Non voglio lasciarmi andare al penzolare sonnacchioso a letto che si trasforma ben presto in fare depressivo.
Prendo il mio tappettino e per una mezz’oretta mi dedico al mio corpo, lo allineo ai miei pensieri. Un ponte, un saluto al sole. E via in doccia.
Poi metto su la moka per tutti, continuando con profondi respiri. Cerco di non pensare alla mia vita precedente”
E niente. Donatella inizia la giornata con la spedizione dei curricula, il contatto delle agenzie.
A volte si presenta di persona. Si mette in sala d’attesa assieme a esseri umani che hanno la metà dei suoi anni, appena usciti dall’ateneo, volti sbarbati, scarpe appuntite, schiene chine sul cellulare.
Gli annunci su Linkedin & co? Donatella li passa tutti al tappeto, li legge con attenzione, customizza il cv e risponde.
“All’inizio cercavo una posizione simile a quella ricoperta in passato, responsabile comunicazione. Ho capito abbastanza in fretta che era una missione impossibile. Nessuno mi considerava alla mia età. Troppo costosa per alcuni. Troppo attempata per altri”.
Donatella ha seguito un corso di riqualificazione per presentarsi come assistente alla direzione. L’ha fatto con la morte nel cuore, ma bisognosa di trovare un lavoro. “Milano è un mercato generoso, da questo punto di vista. Cercavo gli annunci nel settore comunicazione su LinkedIn o nei portali delle agenzie di intermediazione lavorativa, ma mi balzavano agli occhi le richieste di assistenti alla direzione. Ho fatto uno + uno”.
Ma non è bastato. Nessuna risposta, se non qualche sporadica intervista con qualche junior che non le consentiva mai di passare allo step successivo nel percorso di selezione.
“Sono arrivata a pensare di essere una cavia, un esercizio, data in pasto ai giovani stagisti perché si impratichissero nel loro lavoro di selezione e recruitment”
Poi la svolta. Quel piccolo quid che ha fatto la differenza.
Donatella ha iniziato ad omettere la propria data di nascita.
E quando i form di sottoscrizione la rendevano obbligatoria, faceva scendere la sua età di una decina, chiarendo in fase di colloquio di aver impostato la sua età erroneamente senza accorgersene. “Quei menu a finestra che basta un attimo per sbagliarsi”, diceva. Ormai era li davanti a loro.
Il suo cellulare ha iniziato a squillare. I colloqui a fioccare. Fino ad arrivare a ottenere un lavoro come assistente alla direzione.
Una mossa alla “Working girl”, il celebre film di Mike Nichols del 1988 interpretato da una strepitosa Melanie Griffith, Harrison Ford e Sigourney Weaver.
Una Donatella dell’emisfero orientale
DICEVAMO SOFT SKILLS?
Il racconto di come Donatella è riuscita a uscire dall’impasse di un ageismo crudele e beffardo mi ha strappato un sorriso. Mi sono vista passare di fronte la vecchietta imbellettata di Pirandello, che finge di essere più giovane di una decade pur di ottenere un colloquio di lavoro, buttando nel bidone dell’umido 10 anni di lavoro in cui lei ha raggiunto il massimo della sua carriera, capo funzione di una grossa multinazionale, responsabile di un reparto di sei persone.
Per un lavoro dove viene demansionata e pagata molto meno di prima.
Sorrido sull’astuzia della mia amica per un inganno che la nostra società ha reso necessario e per il quale non ci resta che piangere.
Come l’erma bifronte che ride del pianto della faccia opposta.
Oggi Donatella è felice. Dopo tre esperienze variegate e piene di insidie nel suo nuovo ruolo di assistente alla direzione, oggi ha un lavoro stabile, un sorriso sul volto e quel guizzo birichino nello sguardo che fa presagire ancora tante incredibili, professionali avventure, in barba alla società e a favore dei nuovi studi sulle sfide della longevity e sulla rivalutazione del terzo e quarto quartile di vita in una fase dell’umanità che punta ai 100 anni di vita.
Perché con l’evoluzione della specie Donatella può vivere per sempre felice e contenta…anche in ufficio.
Go, Donatella! Go!
Una futura Over50.
PER APPROFONDIRE
BIBLIOGRAFIA
Luigi Pirandello, “L’umorismo”, 1908
Michele Colasanto e Francesco Marcaletti, “Lavoro e invecchiamento attivo. Una ricerca sulle politiche a favore degli over 45”, FrancoAngeli, 2007.
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Lorenzo Cappellari, Claudio Lucifora e Alessandro Rosina, “Invecchiamento attivo, mercato del lavoro e benessere”, Il Mulino, 2018.
Joseph F. Coughlin, “La longevity economy. Come l’economia della longevità cambierà il nostro modo di lavorare, vivere e investire”, EGEA, 2019.
Valeria Filì, “Quale sostenibilità per la longevità? Healthy work environment for middle-aged and older workers”, ADAPT University Press, 2022.
Mauro Marè e Alfonso Pascale, “La rivoluzione d’argento. Longevità, economia, politiche sociali”, Luiss University Press, 2023.
Claudio Falasca, “Vivere la longevità. L’invecchiamento attivo nella transizione demografica per un welfare generativo”, Ediesse, 2024.
Vanna Boffo, Michele Bertani, Donatella Bramanti, Rabih Chattat e Laura Formenti, “Accompagnare la longevità. Buone pratiche educative e formative per l’invecchiamento attivo”, Firenze University Press, 2025.
Myriam DeFilippi e Maurizio De Palma, “La rivoluzione della longevità. Come riorganizzare il lavoro in un mondo dove si vive (e si lavora) più a lungo”, Il Sole 24 Ore, 2025
Alberto Brambilla, “Longevity Economy”, Guerini e Associati
Avivah Wittenberg-Cox, “Thriving to 100: Through Life’s 4 Quarters”.
Sebastiano Zanolli, “Collaborare a ogni età“, ROI Edizioni
FILMOGRAFIA
“Umberto D.”, Vittorio De Sica, 1952.
“Il posto delle fragole”, Ingmar Bergman, 1957.
“Dalle 9 alle 5… orario continuato”, Colin Higgins, 1980.
“Cocoon – L’energia dell’universo”, Ron Howard, 1985.
“Una donna in carriera”, Mike Nichols, 1988.
“A proposito di Schmidt”, Alexander Payne, 2002.
“Pranzo di ferragosto”, Gianni Di Gregorio, 2008.
“Lo stagista inaspettato”, Nancy Meyers, 2015.
“Youth – La giovinezza”, Paolo Sorrentino, 2015.
“The Father – Nulla è come sembra”, Florian Zeller, 2020.
COLONNA SONORA
The Beatles, “When I’m Sixty-Four”, 1967
Francesco Guccini, “Il vecchio e il bambino”, 1972