Tutto quello che i manager vogliono e (spesso) non dicono e alcune riflessioni sulle risonanze
Cosa vuole realmente un manager oggi? Quali pulsioni lo animano lungo il tragitto verso l’ufficio o mentre indossa una camicia e si rassetta la parte alta del corpo prima di una call su Teams, Google Meet, Hangouts, Zoom, dalla cucina di casa sua?
Mi sono posta questo quesito, quando, in piena estate – ormai un vago ricordo -, ho lanciato la rubrica E’ estate, fa caldo, un set di sondaggi a cui molti di voi hanno generosamente risposto. Volevo capire meglio, volevo sapere, volevo toccare con mano cosa un manager italiano vuole oggi e, forse, sentirmi meno sola nei miei segreti desideri di serenità lavorativa e sostenibilità relazionale.
Le risultanze non mi hanno delusa.
A quale è il tuo profondo desiderio, quello che va oltre ogni immaginazione, il 49% di voi ha risposto una vincita alla lotteria, seguito da un 32% che opta per un aumento di stipendio, un 16% per un lavoro più stimolante e solo il 3% per un lavoro più semplice.
Alla domanda a quale benefit aziendale non rinunceresti mai, se la giocano quasi a pari merito l’auto aziendale e l’assicurazione sanitaria, con rispettivamente un 39% e un 38% di risposte, seguiti da un 16% di voi che ha scelto i ticket restaurant e un 7% l’asilo nido aziendale.
Al mio quesito preferito cosa rende un’azienda la tua azienda il 45% dei rispondenti sceglie relazioni serene, che battono anche la flessibilità aziendale e il tanto dibattuto smart working (27%), il percorso di carriera (21%) e la sostenibilità ambientale e sociale (8%).
Cosa spinge un manager a lasciare il posto di lavoro? Il 47% ha indicato come motivo di fuga di cervelli la mancanza di prospettive di crescita, il 26% il proprio capo, il 16% nessuna flessibilità e solo il 12% ha parlato di busta paga.
Infine, ho chiesto ai miei lettori di immaginarsi un futuro senza lavoro. Che cosa avrebbero rimpianto di più? Il 68% ha risposto comprensibilmente lo stipendio, ma il 20% ha sostenuto che avrebbe sentito la mancanza dei colleghi, seguito da un 9% nostalgico della tensione all’obiettivo e un 3% geloso dello schema sveglia-doccia-strada-ufficio.
C’è da riflettere. L’identikit che ne scaturisce è
un manager restio alle relazioni difficili, ad approcci poco flessibili e a datori di lavoro che poco investono sulla sua crescita professionale, un professionista che sogna fanciullinamente una vincita alla lotteria che lo liberi da capi difficili e relazioni non serene ma che se vincesse quella lotteria sentirebbe la mancanza dei colleghi.
Guardo a questa risultanza con un misto di sollievo e di stupore. Il sollievo di constatare che là fuori, dietro una scrivania, c’è un’umanità bella e lo stupore di chi ha indetto una serie di sondaggi e si trova rappresentata nella maggioranza delle risposte.
E allora mi chiedo: simile attrae simile anche on line? Non solo nella vita, ma anche nei social on line finiamo per ‘frequentare’ persone con le quali condividiamo lo stesso modo di sentire, la stessa weltanshaung, nel rispetto involontario di quell’onlife che troppo spesso rubo dalle pagine di Luciano Floridi (Luciano, è un furto metaforico, eh…)?
Siamo tutti vittima della legge di risonanza, un parto di partecipazioni a neuroni a specchio, complici dell’algoritmo di LinkedIn e degli altri social che su quelle risonanze in formato keywords radicano il loro modello di business?
Eredi della legge dei luoghi naturali di Aristotele, siamo sassi gettati nel mare che tornano alla terra, bolle d’aria nell’acqua che salgono per raggiungere la superficie, umani che chiedono link ad altri umani simili sui social?
Vibrazioni che si sintonizzano on line, come in un manuale di fisica quantistica?
“Il simile viene conosciuto dal simile” diceva il filosofo Empedocle nella teoria dei quattro elementi. E se questo assunto fosse più forte di qualsiasi algoritmo? Più pervicace di qualsiasi machine learning? Più ineluttabile di qualsiasi intelligenza artificiale? Gli algoritmi dei social non si fondano forse su questa credenza?

PER APPROFONDIRE
Angelo Tonelli, “Empedocle. Testimonianze e frammenti“, Bompiani
Aristotele, “Fisica” , Bompiani
Luciano Floridi, “Pensare L’Infosfera“, Raffaello Cortina
Giacomo Rizzolati, Corrado Sinigaglia, “So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni a specchio“, Raffaello Cortina
Giacomo Rizzolati, Corrado Sinigaglia, “Specchi nel cervello“, Raffaello Cortina
Gioacchino Pagliaro, “Intenzionalità di guarigione. La mente e la cura nel mondo dei quanti“, Edizioni Amrita. Segnalo nella prima parte del libro un excursus interessante dei progressi della scienza, da Cartesio alla fisica quantistica.
Alessandro Baricco,” The game”, Einaudi. Una riflessione interessante sulla genesi del digitale e di come le comunità si sono trasferite online.

