Cambia il pattern del lavoro nelle nostre vite. Da un lato reclamiamo rispetto e work life balance, dall’altro richiediamo alle nostre aziende benefit che ci supportino nel contesto familiare e psicologico, mescolando sempre più ambiti che forse pensavamo di voler separare, con uffici allestiti in cucina e corsi di yoga in sala riunioni.
Perché oggi più che mai vita professionale e vita privata, in barba alle apparenze, si attraggono in maniera centrifuga mentre cercano di ridefinire i loro ruoli. In mezzo a questa debacle ci siamo noi, esseri umani unici e molteplici.
Viviamo un’epoca esponenziale.
Da un lato l’intelligenza artificiale promette di soppiantare in breve tempo mansioni e ruoli a beneficio delle major di potere e meno del lavoratore e della lavoratrice.
Dall’altro la rivoluzione del manager in cerca di worklife balance e la recessione dei talenti attenzionano le aziende sul trattenimento del personale, mentre la popolazione italiana è sempre più sfacciatamente over50, l’età pensionabile futuribile e il numero di caregiver in Italia rasenta i 7 milioni, secondo quanto riportato dall’associazione Carer.
Che sia giunto il momento di voltare pagina e strutturare programmi welfare che rispondano alle rinnovate esigenze dell’umano?
In questo scenario, mentre le aziende stanno sempre più comprendendo che le politiche di smartworking non sono sufficienti a trattenere i talenti, il nuovo approccio organizzativo aziendale potrebbe riservare a noi dipendenti piacevoli soprese e opportunità.
E’ quanto riporta Tundr, la startup italiana dedicata al welfare aziendale, segnalando come anche nel mondo del benefit professionale si stia delineando una forte richiesta di flessibilità e customizzazione del premio a seconda delle reali esigenze del lavoratore che sempre più si aspetta di scegliere in catalogo il benefit che fa per lui.
Nel report 2025 Tundr ha registrato una preferenza importante degli utenti che usano la loro card nell’utilizzo dei propri benefit soprattutto il sabato e nel periodo estivo, con una spiccata predilezione per la spesa di alimenti, lo shopping, il carburante, l’elettronica e il fai da te.
A NOI LA PAROLA

Di baratto di competenze, formazione continua, supporto per i figli e assistenza agli anziani parlano i risultati di una survey con la quale abbiamo coinvolto la popolazione di Linkedin. Se sei tra coloro che vi hanno generosamente contribuito, hai tutta la nostra gratitudine.
- Il 12% dei partecipanti al questionario di Vita da Manager ha scelto la banca ore per assistere i propri genitori
- il 15% il voucher per l’asilo e la scuola
- il 31% coaching professionale e supporto psicologico
- il 43% il classico rimborso benzina e per le spese di trasporto.
C’è chi ha avanzato, come Francesca da Bologna, la proposta di ottenere un rimborso bollette con tetto annuale e un contributo per le spese energetiche sostenute durante lo smartworking e chi come Greta predilige un sistema che consenta a ogni lavoratrice e lavoratore di selezionare il benefit che fa per lui a seconda del periodo che sta attraversando o chi, come Elena, propone vantaggi in accrescimento di competenze. Ancora gettonati gli abbonamenti in palestra, ai centri sportivi e rimborsi spese per attrezzature.
LA PAROLA ALLE AZIENDE
E diventa sempre più tangibile l’interesse delle aziende a fare dei benefit uno strumento non solo di importante retention dei talenti in casa ma anche di attraction di nuove risorse, in un contesto in cui le caratteristiche della classe lavoratrice cambiano.
Non è un caso che, secondo l’Employer Brand Research 2025 di Randstad, la mancanza di un benefit adeguato sia uno dei motivi di abbandono del posto di lavoro, dopo una retribuzione troppo bassa, il desiderio di migliorare la qualità della propria vita e la volontà di crescere professionalmente.
NUOVE TENDENZE
Stando a quanto riportato da Factorial nel suo People Analytics Report, in Italia gli Over85 passeranno dal 3,8% attuale al 7,2% entro il 2050, rendendo indispensabile il potenziamento di supporto ai caregivers lavoratori. Non più solo contributi per l’acquisto dei libri e sconti per l’asilo nido ma anche strumenti per affrontare il fine vita dei propri genitori e la gestione di malattie complesse e invalidanti.
E se una volta prediligevamo vacanze e week end lunghi per staccare dalle fatiche in ufficio, come magistralmente tratteggia Ballard nel suo romanzo “Millennium People”, oggi diventa sempre più imperante la richiesta da parte della popolazione manageriale di counseling anti burn out che ci insegnino a gestire moli di lavoro improponibili, relazioni difficili, dinamiche di potere e a trovare senso nelle nostre vite di colletti bianchi, comprendendo come mettere a terra la nostra work life balance, questa sconosciuta.
Nella prima edizione di MINDex, una ricerca approfondita su percezioni e aspettative legate al benessere mentale su un campione di circa 4mila soggetti, Unobravo segnala che le richieste di supporto psicologico in ambito lavorativo sono radicalmente aumentate.
- Il 46% degli intervistati identifica nelle relazioni complesse la causa di una salute mentale a rischio
- Il 40% sente di soffrire per mancanza di autostima e di crescita
- Il 37% vede nel malessere psicologico una minaccia per la propria carriera.
- Il 42%, 4 lavoratori su 10, attesta che il proprio datore di lavoro non prevede supporto psicologico in azienda
- Il 32% degli intervistati non esprime emozioni e sentimenti in azienda per paura di essere tacciato di poca professionalità
- Il 12% si sente costretto a indossare una maschera
- Il 65% dei lavoratori tra 30 e 39 anni sotto stress sta valutando di lasciare il proprio lavoro.
STRANGER THINGS
Mentre leggiamo questi dati inequivocabili e la richiesta a gran voce di flessibilità e conforto anche tra le quattro mura lavorative, ci balza agli occhi un fatto strano con il quale probabilmente dovremo imparare a convivere e che conferma la natura contraddittoria di noi esseri umani.
Da un lato esigiamo per noi stessi, mai come ora, in epoca post pandemica, una maggiore qualità della vita e un miglior bilanciamento tra attività professionale e vita privata
Dall’altro ci aspettiamo in risposta a questa lecita ricerca di benessere di lavorare sempre più spesso da casa, mescolando quello che fino a ieri era dicotomico (lavoro/privato) e auspichiamo in maniera sempre più esplicita un maggior coinvolgimento e partecipazione dell’azienda nelle nostre vite, chiedendo un contributo per l’educazione dei nostri figli e la cura dei nostri anziani, supporto per la nostra psiche e excel liberi in cucina, anche a colazione o dopo cena.
In questo sottosopra, ci viene spontaneo chiederci se questa non sia una nuova deriva del capitalismo che condivide con noi la retta dei figli e la carta igienica in bagno e piano piano ci mangia il tempo libero mentre crediamo di fare altro perché il contesto in cui lo facciamo è il salotto di casa nostra.
Ci viene da chiederci se questo nuovo nostro mood non sia un trucco alla Vecna, che, bello vivo, indossa il blazer ma sotto la camicia da impiego succhia tra un voucher benzina e un corso di yoga in pausa pranzo le nostre vite.
E se – colpo di scena – scoprissimo cheprivato e professionale non conoscono dicotomie e sono, nostro malgrado e in barba alle correnti di pensiero, pura, liquida mescolanza dentro le nostre esistenze?

PER APPROFONDIRE
Il blog di Tundr ricco di notizie interessanti sulle nuove tendenze welfare e consigli
Employer Brand Research 2025 di Randstad
L’indagine MINDEX di Unobravo
Il People Analytics Report di Factorial
Il blog dell’associazione Carer
“Stranger Things“, Duffer Brothers, 2016-2025
Kate Bush, “Running Up That Hill“, 1985
James Graham Ballard, “Millennium People“, 2003
Byung-Chul Han, “La società della stanchezza“, Nottetempo, 2012
Byung-Chul Han, “L’agonia di Eros”, Nottetempo, 2013
Byung-Chul Han, “La società della trasparenza“, Nottetempo, 2014
Byung-Chul Han, “Filosofia del buddismo zen“, Nottetempo, 2014
Byung-Chul Han, “Topologia dell’amore”, Nottetempo, 2015
Byung-Chul Han, “Nello sciame”, Nottetempo, 2015
Byung-Chul Han, “L’espulsione dell’altro“, Nottetempo, 2017
Byung-Chul Han, “La società senza dolore“, Einaudi, 2021
Byung-Chul Han, “Le non cose”, Einaudi, 2022
Byung-Chul Han, “Infocrazia“, Einaudi, 2023
Shoshana Zuboff, “Il capitalismo della sorveglianza“, 2019

