A Natale non siamo tutti più buoni.
Decidiamo cosa farcene di chi propaga cattive emozioni sul luogo di lavoro. E mettiamo sotto l’albero di Natale aziendale un buon proponimento: trattare le persone con gentilezza. Tutte. Sempre.
Esistono diversi gradi di aggressività professionale.
TOSSICITÀ 1
Quella esplicita, praticata da manager che detonano, ti urlano contro, aggrediscono la tua persona, alla luce del sole.
I colleghi affetti da questa ‘cattiva abitudine’ non ti segnalano che qualcosa è sbagliato – un progetto, un risultato, un numero su un Excel, una slide -, ma sottolineano che tu sei sbagliato, puntando su quel sentimento tanto diffuso nel mondo occidentale noto ai più come ‘senso di colpa‘.
E si sorprendono se cerchi di rigettare la loro aggressione, accusandoti di “prenderla troppo sul personale”.
TOSSICITÀ 2
E’ l’aggressività più ‘raffinata’, quella meno apparente, espressa con toni moderati, civili, con precise parole.
Quella che non ti salva da un profondo senso di umiliazione, tendenzialmente espletata davanti agli altri, per pure questioni egoiche o banale noncuranza.
Ne parlavo con un’amica l’altro giorno davanti a una tazza di caffè in uno di quei localini carini che popolano il centro di Bologna.
Matilde, nome fittizio, riveste un ruolo apicale all’interno di un’agenzia di Milano.
Mi racconta di come giorni fa, nel pieno della presentazione di un progetto, sia stata interrotta dal suo responsabile davanti a tutti con queste parole:
“Matilde, devi rispettare i tempi della presentazione. Dobbiamo trattare altri temi”.
Fin qui, nulla da eccepire.
Quello che mi ha colpito è stata la frase a chiosa del suo capo:
“Sappiamo tutti leggere (ndr. le slide di Matilde)”.
Una frase veritiera. Tutti i presenti alla riunione in cui Matilde ha presentato il progetto sanno leggere.
Ma non una frase innocua.
“Sappiamo tutti leggere” means “la tua esposizione è inutile”, “il tuo pensiero non serve. Basta leggere le slide”.
Per il capo di Matilde è evidentemente così.
Ipotizziamo pure che Matilde sia una pessima professionista e che per tutti i presenti a quella riunione l’esposizione di Matilde fosse inutile.
Serviva però ribadirlo davanti a tutti? Perché farle esporre il progetto se inutile?
L’aggiunta “sappiamo tutti leggere” è tanto gratuita quanto tossica.
Gratuita perché non aggiunge nulla all’obiettivo del capo di Matilde di chiudere la sua presentazione per altro per leciti motivi (lo sforamento del tempo a disposizione).
Tossica perché quel ”sappiamo tutti leggere” mina (poco, molto, dipende…questo è solo uno degli esempi che possiamo fare) la professionalità di Matilde davanti ai colleghi e il suo stato d’animo.
“Mi colpisce – spiega Matilde davanti a una tazza di caffè nero bollente – l’imperturbabilità dei colleghi,
come se fossimo tutti assuefatti a queste piccole, gratuite uscite infelici, da non reagire più”.
E certo, non tutti i manager si comportano così o quanto meno non sempre. Scagli la prima pietra chi di noi non ha commesso involontariamente qualche scivolone. Forse il capo di Matilde questa volta è solo inciampato.
O forse è uno zoppo seriale. E in quest’ultimo caso che fare?
Raccontarcela tra di noi e
dire no a questi comportamenti senza minimizzare i nostri sentimenti è un primo importante passo.
E sì, l’accusa di essere ‘troppo sensibili‘ è dietro l’angolo. Un alibi usato da persone ‘meno sensibili‘, o quanto meno con un ‘sentire‘ diverso dal nostro, per secoli.
La buona notizia è che viviamo un’epoca storica in cui, all’indomani del quiet quitting e della great resignation, questo alibi inizia a non essere più sostenibile.
COME CAPIRE SE IL TUO AMBIENTE DI LAVORO È TOSSICO
I guru hanno qualcosa da dire al riguardo.
Se non sei sicuro che la tossicità si respiri a pieni polmoni nell’aria del tuo ufficio, può esserti utile l’opinione dell’executive e leadership coach Lisa Quinn per la quale nella maggior parte dei casi
la tossicità non appartiene a un solo individuo, a un capo o a un collega. Diventa sistemica, come se l’atteggiamento di uno diventasse a poco a poco il comportamento di molti. E fosse considerato lecito.
Ecco alcuni indizi di un posto di lavoro tossico su cui ci mette in guardia Quinn:
- I confini non vengono rispettati. Gli ambienti tossici incoraggiano i lavoratori a dare la priorità al lavoro su tutto il resto, portando spesso il management al burnout e all’esaurimento delle proprie energie.
- La mancanza di fiducia tra colleghi è palpabile, compensata da un eccesso di controllo su cosa fanno i collaboratori.
- Non c’è cultura dell’errore. Un approccio che induce i collaboratori a fare qualsiasi cosa pur di non sbagliare, incluso attribuire i propri errori agli altri, per evitare umiliazioni o provvedimenti, senza trarre dall’errore un’opportunità di crescita.
- Le persone si trattano con disprezzo e si attaccano personalmente. La classica permuta del ‘questo è sbagliato‘ col ‘ tu sei sbagliato‘.
- Le relazioni interpersonali non sono sane fino a strabordare in comportamenti di stonewalling, con capi e colleghi che alzano un muro di pietra e rispondono al tuo saluto e ai tuoi quesiti con il silenzio. Come se tu non esistessi.
- Non viene supportata la crescita dei collaboratori.
- Le persone si sentono manipolate fino a farle dubitare della propria percezione e memoria. Il fenomeno è noto come gaslighting.
- Le persone si ammalano frequentemente e sono stressate. Una reazione, spiega la coach, dovuta allo stato di continua resistenza a cui sono posti il nostro corpo e la nostra psiche. E non è un caso che in ambienti di lavoro poco felici i collaboratori rischino di incappare in forme depressive tre volte di più rispetto a persone che lavorano in altri contesti, come conferma uno studio dell’Università dell’Australia del Sud pubblicato nel 2021 sul “British Medical Journal”.
- Le persone non sono ingaggiate e il turnover è elevato.
Un recente studio americano condotto da Signs.com su 800 intervistati e intervistate ravvede in pole position come comportamento considerato inaccettabile quello del capo che fa preferenze tra colleghi e che minaccia informalmente i collaboratori di perdere il proprio lavoro.
L’INCIVILTÀ HA UN COSTO
Secondo Christine Porath, docente alla Georgetown University’s McDonough School of Business,
il prezzo dell’inciviltà e della mancanza di rispetto nei gruppi di lavoro è particolarmente alto in termini di produttività.
In uno studio condotto tra gli alunni della Business School operanti in diversi settori merceologici è emerso che chi è il destinatario di comportamenti insensibili si sente fortemente meno motivato e lo stesso effetto incide sulle capacità lavorative di chi assiste a scene poco edificanti, anche se non ne è direttamente vittima.
Cisco, multinazionale statunitense specializzata nella fornitura di apparati di networking, ha tradotto questi dati in numeri e preventivato che l’inciviltà costa alle aziende americane 12 milioni di dollari l’anno.
Secondo la ricercatrice, il motivo per cui l’aggressività è ancora viva e vegeta tra di noi è ascrivibile
- al suo potere di sovrastare gli esseri umani e il loro stato d’animo
- a un modello di leadership prepotente e dominante che ancora viene erroneamente percepito vincente.
Eppure, ci ricorda Porath nel suo brillante speech su Ted Talks disponibile negli approfondimenti, i collaboratori cercano nei loro referenti
- calore e approccio amichevole da un lato
- competenza e intelligenza dall’altro.
E non è un caso che
in ambienti sostenibili i lavoratori migliorino le loro performance del 13%.
COME GESTIRE LA RELAZIONE CON UN COLLEGA AGGRESSIVO
Hai a che fare con un collega aggressivo e non sai come fare?
Mehek Rohira, psicoterapeuta di “The Mood Space“, ci viene in aiuto stilando una lista di to do che possono fare al caso nostro:
- Definire limiti e confini non consentendo a colleghi poco rispettosi di valicarli.
- Ponderare le proprie reazioni, reagendo alle prevaricazioni solo quando è veramente necessario, su temi che per noi sono imprescindibili.
- Agire con fermezza quando il limite è travalicato.
- Evitare rappresaglie e guardarsi dall’adottare atteggiamenti simili in risposta.
- Denunciare i fatti a un superiore solo come ultima possibilità.
- Cercare, in un momento di lucidità e serenità, di parlare con il collega e spiegargli come poter interloquire con te in maniera costruttiva.
È TEMPO DI VOLERSI BENE
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Guarda il video di “Treat people with kindness“, la hit della pop star Harry Styles, e danza lungo i corridoi dell’ufficio come se non ci fosse un domani.
Qualcun altro potrebbe seguire i tuoi passi.
PER APPROFONDIRE
La definizione su Wikipedia di Stonewalling
La definizione su Wikipedia di Gaslighting
I consigli di Mehek Rohira
I consigli di Lisa Quinn
Lo studio australiano sui rischi di un clima tossico
Lo studio americano di Signs.com
Lo speech di Christine Porath su Ted Talks
Il video di “Treat people with kindness“, Harry Styles.
Christine Pearson, Christine Porath, “The Cost of Bad Behavior“, Warren Bennis, 2009
Christine Porath, “Mastering Civilty: A Manifesto for the Workplace“, Little, Brown and Company, 2016
Angela Deganis, “Manager per caso. Guida alla sopravvivenza in azienda“, Morellini, 2022
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