Cosa succederebbe se un visitatore dallo spazio parcheggiasse la sua navicella in garage, entrasse nei nostri uffici e ci vedesse all’opera?
Rischieremmo l’estinzione della specie o il premio per la miglior entropia della Via Lattea?
Inizio anno. Tempo di bilanci. Tempo di buoni proponimenti.
E noi nel 2025 diciamo NO.
NO alle valutazioni del nuovo anno appena trascorso. No al conteggio degli obiettivi conseguiti. No alle analisi post mortem per individuare l’errore che non c’era.
NO ai guizzi in avanti, alle strizzatine d’occhio al futuro, per concettualizzare in maniera quantica quanto desideriamo realizzare nel 2025.
Quest’anno fermiamo tutto. Ci focalizziamo sul presente.
Novelli Sherlock Holmes, lente d’ingrandimento in mano, analizziamo frame dopo frame la giornata di un manager, uno che to manage persone, progetti e cose in cambio di una promessa di sussistenza, in cambio di quella cosa chiamata ‘salario’.
O forse, perché no, per vocazione.
24 ore, non un minuto di più non un minuto di meno, di un tizio e di una tizia che ogni giorno siedono in ufficio circondati da persone e scartoffie e device, esposti alle intemperie umane.
Lo facciamo perché se un domani un’intelligenza superiore sbagliasse strada stellare e planasse involontariamente sul nostro pianeta, vogliamo sin da subito che sappia con chi ha a che fare.
CAPITOLO 1. IL MATTINO HA L’ORO IN BOCCA. E ANCHE LO SMOG
Dopo il classico risveglio da trauma notturno, tuffo in doccia, corsa al caffè e aggiustamento parenti vari con eventuale allocazione infanti in istituti pubblici o privati meglio noti come scuole, parte l’immissione in tangenziale, dove il soggetto manager segue il flusso di vetture che, come microscopici pezzi di puzzle scossi da lievi movimenti tellurici, avanzano lentamente e sbuffando verso un non luogo chiamato ufficio, raggiungibile nelle ore di punta in poco meno di un’ora anche laddove la distanza kilometrica corrisponda al numero 6.
6 km, 6.000 metri, 600.000 centimetri. In un’ora.

Durante il tragitto il soggetto manager impiega il suo tempo concentrato nelle prime call del mattino alternate a fastidiosi chattini vocali dove impartisce mansioni ai collaboratori che nella più rosea delle ipotesi in quel preciso momento si stanno ancora lavando i denti, comunicazioni primogenite allietate in sottofondo da clacsonate e improperi verso altre vetture in un ostinato illogico gioco allo sterile vituperio, come se gli altri avessero reali spazi di manovra sull’asfalto.
Le strade stanno al presente come le arene al passato, mi dico.
Effettuato un parcheggio di fortuna tra le altre auto aziendali ordinatamente stipate in garage a spina di pesce, il manager varca la soglia della sede aziendale e si dirige lungo i corridoi verso il proprio ufficio, facendosi coraggiosamente strada tra open space popolati da gente con le cuffie e effettuando una prima velocissima sosta al distributore di bevande calde dove seleziona alla velocità di un bosone, complice apposita app, un concentrato di acqua sporca, giunta a noi direttamente dalla riva del Gange per effetto della globalizzazione, che nella label della macchinetta porta curiosamente il nome di “caffè”.

In un battibaleno il manager è frontale al pc, pronto ad affrontare la staffetta di riunioni, il cordone di appuntamenti che popola la sua agenda su Outlook, a volte anche in triplice fila, colmando uno dei timori che maggiormente attanagliano il mondo contemporaneo:
l’horror vacui, la paura del vuoto.
La mattinata scorre tra una call e l’altra, Excel di fortuna formulati di nascosto mentre i colleghi si confrontano su chi ce l’ha più grande (il numero), Power Point di presentazioni per l’ennesimo comitato di direzione, risposte su Teams a richieste spicciole e dell’ultimo minuto. “Ti va bene questa grafica?”
“Hai controllato il contratto di agenzia?”
“Mi passi il churn dell’ultimo millennio ma solo del canale navale su Marte?”
“Abbiamo spostato il puntino sulla i nel cartello vetrina un pochino più a sinistra per non indispettire il percepito elettorale che sottende il cluster principale del nostro target. Sei d’accordo?”
CAPITOLO 2. IL PRANZO CHE NON C’ERA
Totalmente flippati dagli eventi, il soggetto o la soggetta manager giunge non del tutto incolume alle ore 13, consapevole che anche oggi salterà il pranzo, concedendosi qualche crackers carpito al volo dalla credenza della cucina per asciugare i succhi gastrici scaturiti all’ennesimo “caffè”.

Per il manager il corpo è un optional, una protesi che porta a passeggio, come un carrello della spesa,
- la sua mente
- il suo senso del dovere
- un Super Io Freudiano pari all’Empire State Building
- e nel peggiore dei casi un Ego malsano e sdrucito, bulimico di successo, attenzioni e tanto tanto amore.
CAPITOLO 3. VERSO SERA, VERSO NOTTE
Il pomeriggio del manager procede indefesso in un turbinio di Teams, Hangout, Zoom e GoogleMeet alternati a corse in altri uffici per le riunioni in presenza, reinserite da manager nostalgici del contatto umano.
Ultimate le staffette della giornata in triplo salto carpiato, il soggetto manager, tendenzialmente smilzo, tendenzialmente sveglio, tendenzialmente esausto, può finalmente concentrarsi sul suo lavoro,
piani industriali, valutazioni economiche, modellizzazioni, verifica avanzamento progetti, controllo materiali, aggiornamento reportistiche, pianificazioni, coordinamento collaboratori, risoluzioni incomprensioni, mediazioni, negoziazioni, correzioni, stesure, go to market, consuntivazioni, preventivazioni, impiccagioni (refuso),…
e tutto quanto gli competa entro le 8 ore di lavoro quotidiane che usualmente si dilatano a 11, 12 o 13 nei giorni di maggiore sollazzo.
Arrivano le 20, talora le 21. I colleghi del turno di sera, comunemente noti come “signori e signore delle pulizie”, bussano alla porta del manager per avvisarlo che loro se ne vanno a casa.
Passa ancora qualche minuto, talora qualche decina.
Sfidando la forza di gravità, il soggetto chiude il pc, lo mette in sacca e lo porta via con sé, perché non si sa mai si debba fare qualcosa dopo cena, e si dirige verso casa nel tentativo disperato di salvare il suo matrimonio.
Sono le 21.30 e il traffico urbano ha desistito. Una piccola compensazione dell’Universo che, benevolo, gli manda dall’alto il suo aiutino. Sotto casa al quarto giro di quartiere, forse quinto, il manager o la manager trovano finalmente parcheggio.

Raccattati i suoi cenci, il nostro eroe inchiava la porta di casa. Saluta i suoi cari, abbraccia i bimbi. Una carezza al cane mentre sfila le scarpe all’ingresso e poi via verso il mondo dorato del risciacquo della lavastoviglie e della centrifuga della lavatrice agevolando con sorseggiate nervose l’immissione del Pignoletto in corpo, perché faccia quanto prima il suo effetto.
Mangiucchia qualcosa, un’occhiata ai compiti, qualche sonnecchiata davanti a una serie tv Netflix di ultima lega e giù in branda.
Perché, dopotutto, domani è un altro giorno.

EPILOGO. FUORI DAL LABORATORIO
Il manager che abbiamo preso a campione è un manager fortunato. Non ha subìto improperi nel corso della sua giornata. Non è stato oggetto di umiliazioni, mobbing o vituperi. Perché, lo sappiamo, a volte in alcuni contesti capitano anche quelli.
E allora felici di come è andata, mandiamolo quest’anno un messaggio a quell’intelligenza superiore che potrebbe sbagliare strada stellare e planare involontariamente sul nostro pianeta, prima che decida di chiamare i suoi vicini di casa e procedere con la nostra estinzione.
Proviamo a rallentare un po’ i nostri tempi.
Prendiamoci lo spazio per respirare, per alzare lo sguardo dallo schermo e dalla tastiera e parlare insieme di un mondo nuovo.
- Un mondo di pace anche fra i corridoi, di comprensione reciproca, di lavoro solidale votato al bene comune.
- Un mondo al riparo dalla riunionite, la malattia endemica del nostro millennio.
- Un mondo talmente pieno di rispetto reciproco da dover indire il giorno nazionale del vituperio libero per ricordarci come eravamo. E rallegrarci tutti insieme di quanto siamo evoluti
- Un mondo dove lo smog si dimezza e nascono i fiori.
- Un mondo di cui un’intelligenza superiore, planata in sede da noi per puro caso, possa dire che è un posto bello in cui stare.
“Dreams are my reality
The only real kind of real fantasy
Illusions are a common thing
I try to live in dreams
It seems as if it’s meant to be”
Richard Sanderson, “Reality”, dal film “La Boum”, Claude Pinoteau, 1980
Buon 2025 a tutte e a tutti.

PER APPROFONDIRE
La COLONNA SONORA di “Una storia a lieto fine”:
Richard Sanderson, “Reality”, 1981
LIBRI PER VERI MANAGER
Robert Sutton, “The No Asshole Rule”, Ellint, 2007
Domitilla Ferrari, “Il pessimo capo”, Longanesi, 2021
Mats Alvesson, André Spicer, “Il paradosso della stupidità”, Raffaello Cortina editore, 2017
Brené Brown, “Dare to lead”, Random House, 2018
Italo Calvino, “Marcovaldo”, Mondadori, 2023
Jack London, “Martin Eden”, Feltrinelli, 2022
Byung-Chul Han, “La società della trasparenza”, Nottetempo, 2014
Byung-Chul Han, “Nello sciame”, Nottetempo, 2015
Byung-Chul Han, “L’espulsione dell’altro”, Nottetempo, 2017
Byung-Chul Han, “La società della stanchezza”, Nottetempo, 2020
Byung-Chul Han, “Le non cose”, Einaudi, 2022
Daniel Goleman, “Intelligenza emotiva”, Fabbri, 2007
Daniel Goleman, “Lavorare con intelligenza emotiva”, Rizzoli, 2000
Daniel Goleman, “Essere Leader”, Rizzoli, 2012
Maria Cristina Bombelli, “Alice in businessland”, Guerini, 2009
Francesca Coin, “Le grandi dimissioni”, Einaudi, 2023
Robert Waldinger, Marc Shulz, “The Good Life: Lessons from the World’s Longest Scientific Study of Happiness”, 2023
Sebastiano Zanolli, “La Grande Differenza“, Franco Angeli
Riccardo Maggiolo, “Lavorare è da Boomer“, Fior di risorse
Angela Deganis, “Manager per caso. Guida alla sopravvivenza in azienda”, Morellini Editore, 2022
Angela Deganis, “Manager by Chance. A Guide to Survival in Business”, Morellini Editore, 2024
FILM CHE PARLANO DI LAVORO
“Falling Down”, Joel Schumacher, 1993
“Fantozzi“, Luciano Salce, 1975
“Il secondo tragico Fantozzi”, Luciano Salce, 1976
“Fantozzi contro tutti”, Neri Parenti e Paolo Villaggio, 1980
“Fantozzi subisce ancora”, Neri Parenti, 1983
“Superfantozzi”, Neri Parenti, 1986
“Fantozzi va in pensione”, Neri Parenti, 1988
“Fantozzi alla riscossa”, Neri Parenti, 1990
“Fantozzi in Paradiso”, Neri Parenti, 1993
“Fantozzi – Il ritorno”, Neri Parenti, 1996
“Fantozzi 2000 – La clonazione”, Domenico Saerni, 1999
“Yuppies, i giovani di successo”, Carlo Vanzina, 1986
“The Big Kahuna”, John Swanbeck, 2000
“Margin call”, J. C. Chandor, 2012
“Il grande capo”, Lars von Trier, 2006
“Il capo perfetto”, Fernando León de Aranoa, 2021
“Il responsabile delle risorse umane”, Eran Riklis, 2010
“The place”, Paolo Genovese, 2017
“Io, Daniel Blake”, Ken Loach, 2016
“Sorry, we missed you”, Ken Loach, 2019
“My name is Joe”, Ken Loach, 1998
“Piovono Pietre”, Ken Loach, 1993
“In questo mondo libero”, Kean Loach, 2007
“Paul, Mick e gli altri”, Ken Loach, 2001
“Nine to five”, Colin Higgins, 1980
“Working girl”, Mike Nichols, 1988
“Secretary”, Steven Shainberg, 2002
“Desk set”, Walter Lang, 1957
“La segretaria privata”, Goffredo Alessandrini, 1931
“Rivelazioni”, Barry Levinson, 1994
“Wall Street”, Oliver Stone, 1987
“Wall Street: Money Never Sleeps”, Oliver Stone, 2010
SERIE TELEVISIVE SU GRUPPI DI LAVORO
“The Office”, 2005-2013
“Nine to five”, 1982- 1988
“The Good Wife”, 2009-2016
“Maid”, 2021
“The Good Fight”, 2017 – in produzione
“Le segretarie del sesto”, 2009
“Colletti bianchi”, 1988-1989
“Commesse”, 1999-2002
“Devils”, 2020 – 2022
“Mad Men”, 2007 – 2015
“Self made”, 2020
“Suits”, 2011 – 2019
“Enlightned”, 2011 – 2013
“Devils”, 2020 – 2022
“The Marvelous Mrs. Maisel“, 2017 – 2023
30 rock, 2006 – 2013
LE PLAYLIST DI VITA DA MANAGER su SPOTIFY
LITTLE HELP, la compilation del manager che non deve chiedere mai… o quasi
INDULGENCE, la compilation del manager che ha bisogno di consolazione
NO NEWS, GOOD NEWS?, la compilation del manager che non sa che pesci pigliare
TAKE E BREAK, la compilation del manager in pausa pranzo

