In un giro di empatia da reale salto quantico, capiamo come aiutare i Non Empatici a trovare lavoro.
E a vivere felici e contenti anche nella loro totale solitudine.
Dopo la “Guida Galattica per Autostoppisti”, arriva la “Guida all’Empatia per Non Empatici”.
Lo leggiamo ovunque, in tutte le salse.
Lo sappiamo, ormai, in epoca di Grandi Dimissioni e Quiet Quitting, che l’empatia e i suoi fratelli – la comprensione dell’altro, l’accoglienza reciproca e il dialogo – sono alcuni dei superpoteri che ti fanno arrivare sano e salvo a fine giornata lavorativa.
Quei requisiti a cui un manager non può rinunciare se non vuole vedere i sorci verdi o interpretare in prima persona la versione postmoderna di “Highlander. L’ultimo degli immortali”, uno dei film cult degli anni 80’, e proclamare, in totale solitudine, in pieno open space o corridoio, tra un ufficio e l’altro, con in mano uno smartphone al posto della spada, la mitica frase “Ne rimarrà solo uno (in azienda)”. Con l’eco delle A che rimbomba negli spazi totalmente vuoti e ti torna indietro frastornandoti il timpano.
Quell’uno, se non impari a interagire correttamente con i tuoi colleghi, sei sicuramente tu.
Proprio per esercitarci e fare ancora più nostro questo assunto, in piena riflessione empatica con triplo salto carpiato ci siamo chiesti come possa vivere chi invece quell’empatia non l’abbraccia, per scelta ponderata, per insicurezza, per timori o banalmente perché, nonostante si sforzi, quell’empatia proprio non gli appartiene, non scorre nelle sue vene e non ci vuole entrare neppure con tanto di iniezione forzata.
Come se gliel’avessero estratta dal dentista da bambino. Come se ne fosse allergico. Come se dalla sua assenza di empatia dipendesse la prosecuzione della specie.
SAVE THE NON EMPATICUS
Chiarito che
l’empatia sta all’Homo Non Empaticus come la cryptonite sta a Superman,
ci sentiamo in dovere di comprendere cosa farne di quest’Homo.
- Evitarlo come lui pare voler in fondo in fondo evitare noi a costo di sembrare surfisti dell’hula hoop e campioni di salto agli ostacoli
- Assegnargli un’etichetta permanente negli indumenti in modo da renderlo immediatamente riconoscibile al resto dell’umanità per uscirne tutti incolumi
- Fargli visionare modello “Arancia Meccanica”, stuzzicadenti sulle palpebre e polsi legati alla sedia, 24 ore su 24 “Ragione e sentimento” di Ang Lee, liberamente tratto da uno dei capolavori di Jane Austen, con la mirabile sceneggiatura di Emma Thompson, nella speranza di redimerlo, anche se temiamo che alla fine della seduta vorrà solo pomiciare con Hugh Grant o Kate Winslet e nulla sarà cambiato
- Ingaggiare un sicario per eliminarlo fisicamente, certi che il professionista in omicidi ridurrà la sua parcella nel momento in cui gli spiegheremo che il suo è un atto di civiltà con benefici sociali importanti.
Mentre state selezionando la soluzione più adatta a voi e forse immaginandovene delle altre (non siate timidi, condividetele nei commenti, siamo tra amici), ci teniamo a chiarire che in “VITA DA MANAGER” non adottiamo queste misure. Non ce la sentiamo.
Siamo più propensi a soluzioni accomodanti come trovare il modo di aiutare gli Homines Non Empatici a vivere felici e contenti nello loro solitudine e soprattutto a non ledere gli altri.
L’HOMO NON EMPATICUS A LAVORO
Ecco quindi, dopo lunghe meditazioni e confronto con chi ogni giorno, come forse alcuni di voi, è vittima di Homines non Empatici, alcuni ruoli professionali che possono fare al caso loro:
- operatore ecologico in turno solitario in paesi in cui vige la notte polare
- arrotino
- custode di palazzi abbandonati a Bogotà
- monaco camaldolese di clausura
- giustiziere della notte
- demolitore di giungle di cemento
- viandante sul mare di nebbia nel dipinto di Caspar David Friedrich
- anestesista nel deserto del Sahara
- commesso di tute da sci nell’Isola Pitcairn
- guida di orsi polari in Alaska, specie tristemente in via d’estinzione (fonte IUCN)
- assistente dentistico alla poltrona, specializzazione estrazioni dentarie
- sub di fondali marini sull’Everest
- addetto alle camere a gas nel 1940 nel programma Aktion T4
- costruttore nerd di microchip per rilevatori di zanzare
- conte di Montecristo, in epoca di prigionia
- educatore in villaggio cannibale delle foreste pluviani nell’area occidentale della Papua Nuova Guinea
- pensionato
- vulcaniano convinto in una puntata inedita di “Star Trek“
- ammaestratore di ragni violino
- esperto in cluster di sudorazione umana
- candidato al ruolo di Intelligenza Artificiale
Soppesando le proposte e individuandone il minimo comune denominatore – il mancato o limitato contatto con altri umani – il consiglio spassionato è quindi quello, condiviso dai più, di evitare caldamente che l’Homo Non Empaticus
- lavori a contatto col pubblico
- svolga mansioni in team, si occupi della gestione di collaboratori e risorse umane – un aggettivo che fa fatica a comprendere -,
per il bene della comunità. Per il bene dell’umanità intera.
Eviteremo, con il beneficio di tutti, valanghe di lamentele, leccate di ferite, umiliazioni, ulcere gastriche e dimissioni.
Il parere dell’esperto di empatia professionale
Ma cosa ne pensano gli esperti?
Ci viene in aiuto lo State of Workers Empathy Report 2023 di Businesslover, un’indagine effettuata su 1.000 lavoratori americani, tra impiegati, Ceo e Hr di 6 comparti industriali diversi dalla quale si evince come
l’empatia, collante fondamentale per le organizzazioni, lavorative e non, tenda quest’anno a latitare in azienda.
- Il 59% degli intervistati afferma di aver paura di condividere il proprio stato d’animo con i responsabili e con i colleghi delle risorse umane, temendo un giudizio controproducente per la propria carriera.
- Di converso il 77% dei Ceo teme che l’empatia mini la propria autorità.
- Il 67% dei Ceo si percepisce più empatico oggi rispetto a prima della pandemia, ma il 59% dei loro impiegati non concorda.
- Il 63% dei Ceo è convinto che il rientro in ufficio dia ampi benefici mentre solo il 39% degli Hr concorda su questo aspetto, 12 punti in meno rispetto al 2022.
- E solo il 53% dei Ceo ritiene di influire con il proprio comportamento a creare ambienti armonici e sostenibili, 16% in meno rispetto all’anno precedente.
Secondo lo studio di Businesslover che negli ultimi otto anni ha monitorato i tassi di empatia in azienda intervistando oltre 20.000 dipendenti,
la percezione dell’empatia in azienda ha raggiunto il suo minimo storico, crollando dal 78% del 2018 al 66% del 2023.
Un vero peccato perché il 70% dei dipendenti e degli Hr afferma che un’organizzazione empatica può aumentare la motivazione dei dipendenti.
Lo conferma anche una ricerca di Gallup registrando una profittabilità maggiore del 23% in dipendenti ingaggiati e un turnover maggiore – tra il 18% e il 43% in più – in aziende che non lavorano sull’employee engagement.
DAL CARATTER(ACCIO) ALLA PATOLOGIA
E non finisce qui. Sul fronte psicologico il gioco si fa serio.
Gli studi scientifici attestano che proprio la mancanza di empatia sia elemento comune di disturbi della personalità come
- il DNP, disturbo narcistitico della personalità, che ruota attorno alla idea grandiosa di se stessi e al bisogno continuo di ammirazione
- il DIP, disturbo istrionico della personalità, caratterizzato da un eccesso di emotività e concentrazione su di sé che esclude i bisogni dell’altro
- il DBP, disturbo bordeline della personalità, dominato da una forte instabilità emotiva e comportamentale
- il DAP, disturbo antisociale della personalità, tipica di chi tende ripetutamente e patologicamente a non rispettare e violare i diritti altrui.
Giusto perché sappiate con chi avete a che fare.
PER APPROFONDIRE. BREVE EXCURSUS DELL’EMPATIA NELLA STORIA
I vocabolari di tutto il mondo ci insegnano che en-pathos, la radice etimologica greca di empatia, significa ‘sentire dentro’ e allude dichiaratamente alla capacità di un essere umano di mettersi nei panni dell’altro.
A fine ‘800 Robert Vischer, storico e filosofo dell’arte, ne introduce il concetto nell’ambito della riflessione estetica, concetto ripreso in psicologia agli inizi del ‘900 da Theodore Lipps, professore di filosofia all’Università di Monaco di Baviera, che sull’empatia come partecipazione profonda dell’esperienza di un altro essere introduce il tema dell’altro, ripreso dalla scuola fenomenologica.
Passando per la scoperta dei neuroni specchio, rilevati tra gli anni ’80 e ’90 dai ricercatori dell’Università di Parma capitanati da Giacomo Rizzolatti, e l’intelligenza emotiva di Daniele Goleman (1995), arriviamo alla teoria dello psicologo statunitense Martin Hoffman del 2008 con l’individuazione delle componenti affettive, cognitive e motivazionali, e, nello stesso anno, agli studi di Lois W. Choi-Kain, direttrice of the “Gunderson Personality Disorders Institute” e John G. Gunderson, professore di psichiatria all’Università di Harvard e direttore del “Centro Borderline del McLean Hospital“.
PER APPROFONDIRE
L’empatia nella storia nell’articolo di “State of mind”, il Giornale delle Scienze Psicologiche
Il “2023 State of Workplace Empathy Report” di Businesslover
L’approfondimento di “Forbes” How To Bridge The Empathy Disconnect That’s Fueling HR Burnout
L’approfondimento di “Hubspot” Using Empathetic Communication at Your Business
L’approfondimento di “Fastcompany” Study: The empathy gap between CEOs and employees is wider than ever
Theodore Lipps, “Scritti sull’empatia“, Orthotes editrice, 2020
Giacomo Rizzolatti, “So quello che fai. Il cervello che agisce e i neuroni a specchio“, Raffaello Cortina Editore, 2006
Giacomo Rizzolatti, Lisa Vozza, “Nella mente degli altri. Neuroni specchio e comportamento“, Zanichelli, 2007
Giacomo Rizzolatti, Antonio Gnoli, “In te mi specchio. Per una scienza dell’empatia“, Rizzoli, 2016
Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia, “Mirroring Brains. How we understand others from the inside“, Oxford, 2022
Daniel Goleman, “Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ“, 1996
Daniel Goleman, “Lavorare con intelligenza emotiva“, Rizzoli, 2000
Martin Hoffman, “Empatia e sviluppo morale“, Il Mulino, 2008
Douglas Adams, “Guida Galattica per Autostoppisti”, 1979
Caspar David Friedrich, “Viandante sul mare di nebbia“, 1818
Jane Austen, “Ragione e sentimento“,1811
“Ragione e sentimento“, Ang Lee, 1995
“Arancia Meccanica“, Stanley Kubrick, 1971
“Highlander. L’ultimo degli immortali”, Russel Mulcahy, 1986
“Star Trek: The Original Series”, 1966-1969
“Star Trek: The Animated Series”, 1973-1974
“Star Trek: The Next Generation”, 1987-1994
“Star Trek: Deep Space Nine”, 1993-1999
“Star Trek: Voyager”, 1995-2001
“Star Trek: Enterprise”, 2001-2005
“Star Trek: Discovery”, 2017-2024
“Star Trek: Short Treks”, 2018-2020
“Star Trek: Lower Decks”, 2020-in corso
“Star Trek: Picard”, 2020-2023
“Star Trek Logs”, 2021-in corso
“Star Trek: Prodigy”, 2021-in corso
“Star Trek: Strange New Worlds”, 2022-in corso
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