Nuove declinazioni creative del concetto di smartworking in azienda. Il 30 giugno decade lo smartwoking semplificato nel privato, previsto dal DL 24/2022. Ma le aziende italiane sono pronte? E i manager? E per cosa?
Bei tempi quelli in cui per parlare con un collega ti alzavi dalla sedia e uscivi dall’ufficio. Oppure no?
Qualche settimana fa ho preso un caffè sotto i portici di Bologna con il mio amico Goffredo. Mi parlava, tra il contrito e il faceto, di quanto fosse confusa l’applicazione dello smart working nell’azienda per cui lavora.
Puoi fare smart working due giorni alla settimana, ma non devono essere consecutivi, non possono agganciarsi al week end o a giorni festivi, quindi vanno esclusi automaticamente tutti i lunedì e i venerdì. Se prendi qualche giorno di ferie durante la settimana, il lavoro da remoto salta nei restanti giorni feriali. E devi comunque garantire la capienza dell’ufficio al 50%, mi ha raccontato tra una sorsata e l’altra. Il processo prevede un’autorizzazione scritta da parte del tuo responsabile ogni settimana e ovviamente in caso di necessità, tutti in azienda, ha concluso.
Sulle prime, perplessa e dispiaciuta per una modalità che tradisce sicuramente una difficoltà organizzativa o quanto meno mancanza di fiducia nei confronti del collaboratore, mi sono data una ripassatina di cosa significa smart working.
Nella legge 81 del 2017 pubblicata in Gazzetta ufficiale, lo smart working figura come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”.
Ecco: un lavoro senza vincoli spaziali e temporali e per obiettivi, quindi.
Partendo da questo assunto tangibile – la normativa – mi sono chiesta se la ‘situazione’ di Goffredo fosse diffusa.
In una breve indagine eseguita su Linkedin grazie alla collaborazione di molti di voi è emerso che il 57% dei partecipanti al sondaggio deve garantire una copertura al 50% in sede, il 21% può lavorare da remoto a giorni alterni (ma perché? I consecutivi fanno male al colesterolo?) e un altro 21% lo può fare ma solo il martedì, mercoledì e giovedì. Niente smart attaccato al week end. Come se lo schizzo dell’acqua marina, nelle spiagge che nell’immaginario collettivo dei datori di lavoro ospitano tutti i loro collaboratori in smart working il lunedì e il venerdì, potesse compromettere i dati, corrodere l’intranet aziendale, inibire Teams, bloccare Google Meet, sballare Zoom e forse anche insabbiare il conto economico della Company.

Eppure sondaggio dopo sondaggio i dati parlano chiaro. In un’epoca in cui la pandemia ci ha fatto sperimentare sistemi ibridi di lavoro e la Great resignation (se ti sei preso l’articolo sulle Grandi Dimissioni eccolo qui) ha ormai bussato alle porte dei nostri uffici, i lavoratori non vogliono tornare indietro.
Nel rapporto annuale work trend index di Microsoft “Great Expectations: Making Hybrid Work Work” si evince la necessità di definire nuovi modelli di lavoro. Il 54% degli italiani dichiara di dare priorità al proprio benessere e alla propria salute, il 37% – in pole position Generazione Z e Millennials – sono disposti a cambiare lavoro per garantirsi una qualità della vita migliore e il 49% dei dirigenti aziendali è consapevole di dover individuare nuovi elementi di attrattività per i propri impiegati. La flessibilità è uno di questi. Lo conferma una recente ricerca McKinsey che guarda al lavoro ibrido come al modello del futuro. Il 75% dei 1.345 partecipanti alla survey in tre continenti – Nord America, Europa e Australia – ha manifestato preferenza per una modalità lavorativa mista (in sede e remota) e solo il 25% si è detto favorevole a tornare in forze in azienda. E il 71% delle persone che propendono per il modello ibrido, hanno dichiarato di essere pronti a lasciare la propria azienda se non è in grado di adeguarsi. Il 50% degli intervistati ha richiesto ai propri datori di lavoro di prioritizzare policies che guardino alla flessibilità.
Lo smart working piace anche ai miei amici su Linkedin nelle survey che ho sottoposto loro le scorse settimane.
Il 69% ha dichiarato di avere, grazie allo smart working, più tempo per se stesso e la sua famiglia, il 13% ha gestito meglio con la distanza i conflitti in azienda, mentre un altro 13% ha difficoltà a gestire l’equilibrio tra vita privata e lavorativa e un 5% ha percepito meno attaccamento all’azienda durante il lockdown.

E alla domanda “che cosa potrebbe fare l’azienda per metterti di più a tuo agio, consentirti di performare meglio ed essere un lavoratore felice?” il 37% ha indicato il welfare e i servizi alla persona, il 30% percorsi di crescita e formativi, mentre il lavoro full remote ha superato di un punto percentuale l’aumento di stipendio.
Secondo l’ “Hybrid Ways of Working Global report” di Jabra, il 63% dei 2800 professionisti intervistati in sei paesi del mondo preferisce il lavoro ibrido ma solo il 45% riesce a gestirlo ottimamente. Un alert lanciato anche dal CEO Microsoft Satya Nadella che in una recente intervista su Bloomberg mette in guardia sui rischi del lavoro remoto per la work life balance, dove i professionisti pagano i benefici della flessibilità con troppe ore di lavoro, troppe email, call non stop e il burnout è dietro l’angolo della cucina.

E mentre le aziende si interrogano su come fare per arrestare la fuga di cervelli e creare nuove formae mentis aziendali, nuovi spazi reali e virtuali, fa capolino sui media la ricerca di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza: a Milano su 900 mila lavoratori del terziario 630 mila sono tornati in ufficio per far rivivere, comprensibilmente, bar, ristoranti e negozi della capitale europea, compromettendo il movimento del south working, il ripopolamento del Sud della penisola da parte di professionisti che lavorano in remoto per aziende del Nord, e che poteva rappresentare un’incredibile opportunità di rivitalizzazione economica e demografica del nostro Sud Italia.
Ottimo, Goffredo. Abbiamo ancora molto lavoro da fare. Vogliamo iniziare dalla fiducia reciproca?
PER APPROFONDIRE
Il rapporto annuale work trend index di Microsoft “Great Expectations: Making Hybrid Work Work”
L’ “Hybrid Ways of Working Global report” di Jabra
L’intervista a Satya Nadella su Bloomberg
La sezione del sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dedicata allo smart working
Foto by Pixabay

