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Quando il manager guarda fuori.

Lo sapevamo già e la pandemia l’ha solo confermato. Le circostanze esterne impattano sul nostro umore, sulle nostre performance e su quelle del nostro team ovunque noi siamo, a casa, in ufficio, al bar. Al centro commerciale, al cinema, in piazza. Da soli, in compagnia.

Superata la visione dicotomica e fanciullina lavoro/vita privata anche grazie al preponderante e inatteso ingresso nelle nostre vite dello smartworking – un ingresso benedetto dalla comodità delle nostre quattro mura domestiche ma che ha messo a dura prova i nostri livelli di work-life balance -, oggi più che mai senza un attimo di tregua ci ritroviamo ad affrontare una crisi geopolitica che ci tocca da vicino, non solo in termini geografici ma anche economici ed etici. Esistenziali.

E allora come aiutare il nostro gruppo di lavoro a gestire al meglio il nostro stato d’animo senza adottare il metodo struzzo o irrigidirci professionalmente, dimenticando che siamo tutti esseri umani? Come gestire la comunicazione della crisi?

E’ il quesito che si è posta Allison Shapira, docente di arte della comunicazione all’Harvard Kennedy School, fondatrice e Ceo di Global Public Speaking e autrice del best seller “Speak with impact”, edito da HarperCollins.

In un articolo recentemente pubblicato dalla prestigiosa “Harvard Business Review” l’esperta di comunicazione invita i manager a verificare di persona lo stato d’animo dei propri collaboratori in questo periodo così difficile. Una domanda semplice come “Stai seguendo le news? Conosci qualcuno impattato direttamente dal conflitto?” aiuta, sostiene Shapira, ad affrontare il tema e agevola una sincera connessione.

Dichiarare per primi il proprio stato d’animo e chiedere al collaboratore se prova lo stesso è un ulteriore passo avanti per affrontare la tematica lasciando la parola agli altri. Una volta fatto entrare l’elefante nella stanza, suggerisce la scrittrice, possiamo allentare insieme la tensione e riuscire a rifocalizzarci sul nostro lavoro.

Lasciare alle persone l’opportunità di investire il proprio tempo in azioni di supporto e volontariato, anche a scapito di qualche ora lavorativa, è un altro punto focale. Contribuire al benessere della nostra società dovrebbe essere un assunto valoriale di tutte le company e sostenere fattivamente questo assunto dentro e fuori le mura aziendali è un impegno di coerenza, proficuo per tutti.

Siamo manager, di certo non psicologi o assistenti sociali. Ma sempre più, in questi periodi estremi e complessi, prenderci cura del clima aziendale rientra nel nostro profilo professionale. Poco possiamo fare da soli per fermare una guerra o arginare una pandemia, ma registrare gli effetti che il contesto storico ha sul nostro gruppo di lavoro e gestirne il carico è un nostro dovere e un nostro diritto di manager.


PER APPROFONDIRE

Qui l’articolo completo di Allison Shapira.

Foto by Pixabay