I paradossi della comunicazione contemporanea e l’urgenza di un nuovo Galateo Onlife.
Era un giorno assolato e stanco, sotto il segno zodiacale dei gemelli. Era quindi, per chi è avvezzo all’astrologia, un giorno dichiaratamente ambiguo.
Inizia così il racconto che il mio amico Goffredo mi ha fatto lo scorso week end davanti all’ennesima tazzina di caffè sotto i portici di Bologna.
Goffredo si trovava in azienda in sala riunioni, mi dice, quella con il tavolo lungo e le finestre oscurate da tendine per agevolare la proiezione di power point. Quella dove c’è la lavagna elettronica scelta con cura per le presentazioni più importanti. Una lavagna che piace ai più digitali, a Zetici e Millennials, mentre gli X presenti in azienda rimpiangono il suono graffiante del gessetto, meglio se colorato, e la polverina che ne scaturiva al passaggio sull’ardesia.
Si parlava di progetti aziendali per il futuro, mi spiega, e Goffredo lì a presentare il suo. Il suo piano triennale di riduzione costi sugli imballaggi e sul packaging, un tema che gli sta particolarmente a cuore. Un vantaggio per la company e per il pianeta.
Un collega, e non un collega qualunque, uno di quelli bravi e intelligenti, uno di quelli la cui opinione per Goffredo conta, si mette a scrivere qualcosa a qualcuno sul proprio cellulare mentre Goffredo sta esponendo la parte più spinosa del progetto, la sostituzione delle componenti di plastica. Goffredo si dice che probabilmente il collega, di livello maggiore al suo nella scala gerarchica aziendale, sta rispondendo a una mail urgente e aspetta. Gli pare di far bene. Interrompe la sua presentazione aspettando che il collega finisca. Può succedere, si dice. A volte capita anche a me.
Il collega se ne accorge e gli dice di proseguire. La presentazione va avanti con un dibattito animato e proficuo ma qualcosa nella stanza è cambiato. E Goffredo se ne accorge.
A riunione ultimata Goffredo si confronta con il collega capace e scopre di essere stato maleducato.
Ma-le-du-ca-to.
Maleducato perché si è interrotto mentre il collega capace stava facendo altro durante la sua esposizione. Tra l’altro stavo rispondendo a una mail di lavoro importante, gli dice quasi offeso. Non ho mai visto una maleducazione del genere. Anche tu ti sei messo a scrivere sul pc mentre Guido parlava degli obiettivi di vendita.
Goffredo me ne parla perplesso e affranto. Non ha avuto neppure il fiato per spiegare al collega capace che il suo atto di attesa era dal suo punto di vista un gesto di educazione e che su quel pc lui stava prendendo appunti di quanto si diceva in riunione.
In fin dei conti, dico io a Goffredo con lo zucchero a velo del croissant ancora sulle dita,
è come se al supermercato il cassiere smettesse di passarti la spesa in cassa mentre tu stai parlando al cellulare davanti a lui. Avresti ragione tu a imputare al cassiere una certa dose di maleducazione – per non parlare della fila che si crea mentre tutti aspettano che tu chiuda il cellulare – o il maleducato saresti tu al cellulare davanti a lui che ti passa il caffè, i croissant, il formaggio gorgonzola e la carta igienica con cui a casa ti pulirai il fondoschiena?
In quella sala riunione chi ha realmente interrotto chi? Il collega capace ha interrotto Goffredo facendo altro e non prestandogli attenzione o Goffredo ha interrotto con il suo silenzio il collega capace mentre rispondeva a una mail importante?
Questione di punti di vista.
Rifletto sul racconto di Goffredo e mi dico che il tema è cogente e urge un nuovo Galateo. Un Galateo che legiferi l’appropriatezza dei comportamenti quando i device, i social, le app, le piattaforme, i Teams, gli Zoom, i Google Meet e gli strumenti di messaggistica come WhatsApp si frappongono – con il loro peso metallico, il trillio della notifica e il suono delle falangi sulla tastiera – alla vita reale, alle riunioni, alle conversazioni live, ai pranzi conviviali, alle cene di gala o alla visualizzazione di un film alla tv insieme al tuo o alla tua partner sul divano. Insieme ai tuoi figli.
Ce ne sarà uno disponibile on line, mi dico, di Galateo. E non lo trovo. Trovo solo netiquette e regole di comportamento sui social, social crisis management plan, manuali del giusto tone of voice su WhatsApp ma nulla che regoli i corretti comportamenti dell’onlife. Mi verrebbe da scomodare Luciano Floridi e chiedergliene uno, ma immagino abbia altro da onlifare e lascio stare. Magari un giorno Goffredo, lui e io ci prenderemo un caffè sotto i portici di Bologna, nel cui polo universitario quest’anno Floridi insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi.
Cultura e comunicazione, appunto. Eccolo il bandolo della matassa.
In attesa che qualcuno, più preparato di me sul tema, stili il decalogo giusto per il comportamento giusto, in assenza di una prova scientifica della prevalenza dell’online sull’offline o viceversa, propongo di usare il buon senso e, definite di volta in volta le nostre priorità, agevolare la relazione con il nostro interlocutore fisicamente esistente di fronte a noi con una sana comunicazione, prima che il metaverso irrompa osmoticamente nelle nostre esistenze e si debba ricominciare tutto da capo.
Se sto parlando con mio marito e arriva una mail dalla cui risposta immediata dipende la sorte di un progetto, avviso mio marito che mi devo assentare dalla nostra conversazione per rispondere e gli chiedo scusa per questa interruzione.
Se quello che mio marito sta dicendo è importante, a quella mail risponderò in un secondo momento, allenandomi a trattenere quell’impulso irresistibile all’istantaneità che la società della trasparenza e della stanchezza, per citare Byung-Chul Han, filosofo contemporaneo di grande levatura, agevolano nell’espulsione dell’altro.
Se impariamo a farlo – io per prima –, se miglioriamo la nostra comunicazione e ci spieghiamo all’altro, a quello con corpo, mente e cuore presenti nella stessa nostra stanza, forse daremo più chance a Goffredo, al collega capace e al nostro progetto di lavoro e di vita insieme.
NOTA FINALE
Per rispondere a chi mi ha scritto in privato, Goffredo non è la mia nemesi né la proiezione sdrucita di una mia personalità coesistente o alternante. Non è il mio alias. Goffredo esiste. E ama molto il caffè.
PER APPROFONDIRE
Giovanni Della Casa, “Galateo ovvero de’ costumi”, Marsilio, 2010
Luciano Floridi, “The Onlife Manifesto: Being Human in a Hyperconnected Era”, Springer Open, 2014
Luciano Floridi, “Pensare l’infosfera”, Raffaello Cortina, 2020
Byung-Chul Han, “La società della stanchezza”, Nottetempo, 2010
Byung-Chul Han, “La società della trasparenza”, Nottetempo, 2012
Byung-Chul Han, “Nello sciame. Visioni del digitale”, Nottetempo, 2014
Byung-Chul Han, “L’espulsione dell’Altro”, Nottetempo, 2017
Byung-Chul Han, “Le non cose”, Einaudi, 2022
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