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Perché nuove tesi sdoganano un atteggiamento gioioso e votato al sorriso anche sul posto del lavoro e vedono nell’umorismo una nuova indispensabile leadership skill, mentre il burnout contagia il pianeta.

Il mio atteggiamento umoristico nei confronti della vita, a cui ostinatamente non voglio e non posso rinunciare in ogni sacrosanta circostanza, nella gioia e nel dolore, in ricchezza, in malattia e anche in ufficio, non mi ha sempre reso la vita facile.

Parlo di un atteggiamento sostanziato con tanto di certificato. Da ragazza feci la tesi di laurea sui “Referenti psicologici francesi nell’umorismo pirandelliano”, quell’erma bifronte che sorride per il pianto della faccia opposta. Quel sentimento del contrario del famoso episodio della vecchietta imbellettata che Pirandello descrive nel saggio critico “L’umorismo”, il suo testamento letterario e stilistico del 1908.

Vedi una donna di una certa età passeggiare per strada, sovraccarica di fard e di ombretto. La guardi e constati, ridacchiando tra te e te, che alla signora manca quel decoro che si addice alla sua età, che la vecchietta si comporta come una ragazzina. Questa constatazione corrisponde per il premio Nobel per la letteratura all’avvertimento del contrario, all’ironia. Ma se tu sapessi che quella donna ha sposato un uomo di decenni più giovane di lei e che il suo tentativo di rassettarsi alla meglio è un moto dettato dalla paura di perdere le attenzioni del coniuge, ecco, non rideresti più. Il tuo avvertimento del contrario si tramuterebbe in sentimento, in umorismo. Un moto all’empatia e all’accoglienza pur con il sorriso.

Mantenere un approccio del genere nel mondo del lavoro non è semplice. In alcune aziende l’inquietante associazione lavoro uguale sofferenza porta alcuni professionisti a reprimere i sorrisi sui loro volti almeno in orario lavorativo. Pena essere accusati di non lavorare con coscienza e impegno. Come se si possa essere professionisti credibili solo se si fa sempre inesorabilmente i seri.

Peccato non averlo saputo prima. Peccato che solo ora i guru sdoganino il concetto di divertimento anche in ufficio. Meglio ora che mai, mi dico, pensando alle nuove generazioni.

In “The Power of fun. How to feel alive again” Catherine Price invita i lettori a riconsiderare il concetto di divertimento come momento concedibile non solo nel tempo libero e in una situazione di serenità, forte delle evidenze di alcuni studi scientifici che sottolineano il beneficio di una risata in momenti difficili, inclusi quelli pandemici che hanno visto la genesi di questo bestseller. Secondo l’autrice, vivere e lavorare divertendosi aumenta la percezione di felicità, la produttività, la connessione con gli altri e la resilienza. Quando sei bambino, il divertimento è spontaneo. Da adulto fai fatica a farne una priorità. E’ una vera sfida divertirsi in un gruppo di lavoro spiega la giornalista scientifica. Il motivo di tanta reticenza al divertimento in ambito professionale è semplice: divertirsi ti costringe a essere te stesso, a manifestarti e non molte persone sono disposte ad apparire autentiche sul luogo di lavoro. Inserire il mindful fun nella cultura professionale porterebbe, secondo Price, benefici di maggiore connessione tra i membri del team.

In uno studio del 2021 Naomi Bagdonas, lettrice alla Stanford’s Graduate School of Business, e Connor Diemand-Yauman, membro del McKinsey’s Consortium for Learning Innovation, hanno esplorato l’inaspettata connessione tra umorismo, business e leadership in gruppi di lavoro executive, rilevando tangibilmente i benefici dello humor nelle organizzazioni professionali. Grazie al rilascio di dopamine, endorfine e ossitocine, una risata cambia la chimica del nostro cervello agevolando la creatività, il benessere e la memorizzazione e facilitando la connessione tra le persone e la fiducia reciproca. I leader con senso dell’umorismo sono ammirati il 27% in più rispetto ai colleghi seriosi, i loro collaboratori si sentono ingaggiati per il 15% in più, i loro team sono il doppio più creativi. Va da sé, ne concludono i due studiosi, che l’umorismo è senza ombra di dubbio una leadership skill, tanto quanto la capacità comunicativa e l’autostima. E fondamentale in un’epoca di connessioni telematiche, riunioni su Teams, Zoom , Hangouts e Google Meet e lavoro a distanza.

Nel libro “Humor, Seriously: Why Humor Is a Secret Weapon in Business and Life” Jennifer Aaker e Naomi Bagdonas lo confermano e spiegano che cos’è l’umorismo, come funziona e perché i leader ne hanno bisogno. Un progetto editoriale che parte da un’indagine su 1.4 milioni di persone in 166 paesi e arriva a quantificare il Roi dell’umorismo. Al quesito hai sorriso o hai riso molto ieri? le persone dai 16 ai 20 anni rispondono affermativamente, mentre dai 23 anni in su la risposta diventa negativa fino all’età della pensione. Eppure, dicono le autrici, portare l’umorismo a lavoro si può perché l’umorismo a lavoro non ha a che fare con il divertimento. Riguarda l’essere umano e la connessione empatica con i colleghi. Ed è una competenza che si può apprendere.

Nella sua ricerca sulla felicità, Lord Richard Layard, program director del Centre for Economic Performance alla London School of Economics, individua nel senso di appartenenza e nelle connessioni sociali il terreno più fertile per il benessere. E sul fronte lavorativo emerge  con suo stesso sgomento che il momento peggiore per i lavoratori è il tempo trascorso con il loro capo e che un lavoratore su sei soffre di difficoltà psicologiche, la cartina tornasole – dice lo studioso – dello stile manageriale che abbiamo recentemente costruito.

Non a caso, una recente survey proposta dal Mckinsey Health Institute a 15mila impiegati di 15 nazioni diverse registra una crescita esponenziale di burnout rates tra i lavoratori. Un fenomeno globale, secondo la ricercatrice Erica Coe.

D’altronde, sostiene Annastiina Hintsa, CEO di Hintsa Performance, se ti focalizzi sul work-life balance perdi il punto della questione. Esiste una sola vita e il lavoro ne è parte.  Ma un clima positivo, inclusivo e psicologicamente sicuro fa bene al team ed è compito del leader crearlo. Lo afferma, dati alla mano, un’altra survey Mckinsey, sottoposta al top management, in periodo pandemico.

La conclusione quindi è semplice e supportata da dati scientifici.

Una risata rafforza il sistema immunitario del manager e gli allunga la carriera, migliora il clima in ufficio e la complicità nel team, ingrediente prezioso per creare ambienti di lavoro sereni e sostenibili.


PER APPROFONDIRE

Luigi Pirandello,L’umorismo, Garzanti

Catherine Price, “The Power of fun. How to feel alive again“, 2021

Lo studio di Naomi Bagdonas and Connor Diemand-Yauman

Jennifer Aaker e Naomi Bagdonas “Humor, Seriously: Why Humor Is a Secret Weapon in Business and Life“, 2021

L’intervento di Jennifer Aaker e Naomi Bagdonas su Ted talk.

Lo studio di Lord Richard Layard

Lo studio del Mckinsey Health Institute sul burnout

L’intervista di Mckinsey ad Annastiina Hintsa

Lo studio Mckinsey sulla psychological safety e il ruolo della leadership

Angela Deganis, “Manager per caso“, Morellini Editore, 2022