E se non fossimo poi così eccezionali sul lavoro come pensiamo?
E se le critiche che rivolgiamo ai colleghi non fossero altro che proiezioni di nostre manchevolezze, paure e ossessioni sugli altri, in un gioco di specchi che affonda nella nostra autostima? Eppoi, cosa ci spinge a sentirci migliori degli altri, in paragoni talvolta rocamboleschi e improbi, per arrivare a fine giornata lavorativa?
Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più manager del reame?
Sarà capitato anche a voi di sbottare in merito a un comportamento di un collega e di iniziare un insinuante confronto che vi porta a considerarvi migliori di lui: più professionali, più capaci, più intelligenti, più indulgenti. Migliori capi, migliori manager, migliori collaboratori, migliori professionisti.
Perché il giudizio è dietro l’angolo, soprattutto quando viviamo momenti di grande pressione e il nostro self control corre a briglie sciolte lungo i corridoi aziendali in cerca di uscita.
Io non mi comporterei così…
Certi colleghi mi fanno sentire un genio…
Ma come è messo quello…
Frasi che riecheggiano nella nostra mente come qualcosa di noto.
Alzi la mano chi non si è mai lasciato andare all’indulgenza di una critica di troppo, a voli pindarici di pura, assoluta, egoica presunzione. La presunzione di essere il più manager del reame.
Eppure. Eppure il sospetto che si sia vittime di un bias cognitivo c’è. E con esso la possibilità di uscirne.
QUANDO LA CONFIDENCE E’ OVER
Ce lo dice la scienza.
Nella seconda metà degli anni ‘70 gli studiosi Baruch Fishhoff, Paul Slovic e Sarah Lichtenstein hanno avviato approfondimenti di ricerca sul paradigma psicometrico, un approccio alla psicologia che si concentra sulla misurazione di attributi psicologici, come la capacità, il livello di sviluppo o l’atteggiamento, attraverso strumenti come test e questionari.
Con un output preciso: stando ai loro studi la nostra percezione individuale del rischio sarebbe distante dal rischio effettivo.
In pratica, rapportando gli esiti della ricerca al nostro topic,
il nostro vissuto esperienziale e la nostra autostima ci porterebbero a sottostimare o sovrastimare le circostanze e le nostre capacità portandoci in taluni casi a essere overconfidenti e sentirci migliori degli altri, eccessivamente sicuri delle nostre convinzioni.
Errori di giudizio che, oltre a metterci a rischio, ci rendono difficile una sana relazione con gli altri.

DIMMI COME ‘OVERCONFIDI’ E TI DIRO’ CHI SEI
Ma non tutte le overconfidenze sono uguali.
La psicologia comportamentale ha individuato alcune tipologie di overconfidenza specifiche, bias cognitivi e variazioni sul tema dall’esito similare.
- L’OVERSTIMA è un esubero di considerazione di sé e delle proprie prestazioni che ci dà l’illusione di competenza anche quando non c’è. Un esempio? Un collega che quantifica le tempistiche di sviluppo di un progetto o gli investimenti da dedicarci confidando troppo sulla propria opinione, senza interloquire con gli stakeholders e valutare i dati, dirottando così il progetto.
- L’OVERPLACEMENT è un posizionamento di se stessi in una matrice sociale che ci vede in posizione superiore agli altri e ci porta a trattare gli interlocutori con sufficienza.
- L’OVERPRECISIONE è la pulsione a considerare accurate e certe le nostre analisi anche se manchevoli di un confronto appropriato con il contesto e con gli altri colleghi che ne avrebbero competenze e ruolo. Capita, ad esempio, quando un manager prende decisioni senza considerare il parere dei propri collaboratori che hanno una maggiore competenza tecnica e conoscono aspetti operativi a lui ignoti.
QUANDO L’OVERCONFIDENZA E’ PATOLOGIA
Il bias dell’overconfidence è diffuso e pervicace e, per quanto vada attenzionato, a chi lo pratica e a chi lo subisce, rientra nelle propensioni dell’essere umano che, con una buona dose di consapevolezza e accoglienza, possiamo gestire, senza degenerare in derive patologiche, quelle megalomanie da cui sono affetti molti grandi dittatori, fuori e dentro le mura aziendali. I media internazionali non mancano di darcene tristemente numerosi esempi.
La MEGALOMANIA è dichiaratamente un disturbo della personalità affine al narcisismo che porta chi ne è affetto a non dialogare con la realtà, manifestando spocchiosa superiorità e disprezzo per gli altri, in totale mancanza di empatia.
Una tendenza ad atteggiamenti di grandiosità, a imprese sproporzionate alle proprie forze, chiamata anche delirio di grandezza, sintomo di disordine mentale o di presunzione e orgoglio eccessivi, spiega la Treccani.

CHE FARE SE SEI UN’OVERCONFIDENTE
Quando l’overconfidenza non è patologia e quando riconosciamo di esserne affetti, possiamo partire da questa consapevolezza e dedicarci all’ascolto dell’altro, un passo importante verso un miglioramento delle relazioni e un dialogo costruttivo con la realtà.
Un esercizio particolarmente utile?
Analizzare le manchevolezze che attribuiamo all’altro come se fossero enormi specchi di nostre possibili lacune, paure di inefficienza che sbucano sotto la nostra armatura di manager, riflessi negli occhi dell’altro.
CHE FARE SE SEI VITTIMA DI UN OVERCONFIDENTE
Ci sono alcuni passi agevoli che possiamo compiere per aiutare il collega a rimettere i piedi per terra, instaurando un dialogo aperto e sincero.
Un passo avanti che può essere facilmente invertito nel momento in cui percepiamo che non ne valga la pena, che la considerazione che il collega ha di sé e di converso di noi in quel tandem a due che è spesso il lavoro può rimanere tranquillamente tale se riusciamo comunque a collaborarci e a conseguire i nostri obiettivi. Un puro gesto di generosità.
Perché a volte è utile lasciare che qualcuno si consideri migliore se questo ci consente di guadagnare un briciolo di serenità.
E forse anche noi non siamo poi così “il meglio”. E se riusciamo ad ammetterlo, allora non siamo neppure così male.
Vogliamoci bene.
“The greatest enemy of knowledge is not ignorance. It is the illusion of knowledge“. Stephen Hawking
LO SAPEVI CHE….
…un’errata valutazione dei rischi sarebbe alla base di eventi storici come il disastro di Chernobyl, il naufragio del Titanic del 1912, il disastro dello Space Shuttle Challenger del 1986, il disastro dello Space Shuttle Columbia del 2003, l’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon del 2010, l’implosione del sommergibile Titan nel 2023. Leggiamo questi dati in un bell’articolo nella piattaforma Serenis che trovate negli approfondimenti.
PER APPROFONDIRE
P. Slovic, B. Fischhoff, S. Lichtenstein, Cognitive Processes and Societal Risk Taking, 1976; id., Rating the Risks, 1979
B. Fischhoff, P. Slovic, S. Lichtenstein, Knowing with certainty: The appropriateness of extreme confidence, Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 1977
P. Slovic, The Perception of Risk, 2000
Christopher Rimondi, Chernobyl, Anatoly Dyatlov and Engineering Arrogance, 2021
L’articolo di Serenis sull’Overconfidenza
L’articolo di Megalopolis sui bias cognitivi
La definizione di Megalomania dell’Enciclopedia Treccani
L’articolo di Serenis sulla Megalomania
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