Home » FREE TIME » STAY SMILING E LA MATRICE DELLA FELICITA’

Una formula per la felicità in azienda è possibile? E tu, a quale quadrante appartieni?

Superpoteri, una nuova teoria che ci aiuta nella pratica e lo spazio e il tempo della testa e del cuore.

L’estate porta consiglio.

Ci pensavo da un po’, reduce dalle presentazioni di “Manager per caso”, la nostra guida ironica alla sopravvivenza in azienda, incontri forieri di dialoghi interessanti, racconti significativi e conoscenza di persone affini.

E’ una prospettiva privilegiata. I miei lettori mi scrivono in privato raccontandomi la loro esperienza. Mi fermano dopo gli incontri per parlarmi delle loro storie.

Va un po’ così. Ho scoperto che se ti occupi di un tema specifico – l’umanesimo manageriale, il tricotage, gli scacchi, la pittura a olio di paesaggi campani, la cucina senegalese,…- improvvisamente il tuo progetto diventa una magica calamita per persone che in qualche modo la pensano come te o quanto meno hanno lo stesso obiettivo. Nel nostro caso

trovare una quadra, costruire ambienti di lavoro sereni e sostenibili, entrare e uscire dall’ufficio, dal negozio, dal campo, dal mare, dalla biblioteca, dall’officina, da qualsiasi posto in cui si lavori ancora con il sorriso sulle labbra.

Non sarà possibile sempre, ça va sans dire, ma sarebbe già una vittoria garantirsi quello smile in percentuale maggiore rispetto ai giorni in cui quella serenità è spenta e quel passo in ufficio proprio non lo si vuole fare.

Non lo diciamo per educazione, per pudore, per paura di ritorsioni ma sappiamo che è così. Sappiamo che a volte, talora spesso, serpeggiano, lungo i corridoi lavorativi, malcontenti, relazioni complesse, difficoltà di comprensione e, nei casi peggiori, tossicità.

I ‘movimenti’ globali delle Grandi dimissioni e del Quiet quitting ne sono cassa di risonanza.

E in fin dei conti, le nostre riflessioni su “Vita da manager” nascono proprio da questa consapevolezza, da questa voglia di parlarne per capire insieme come fare.

Mi sono chiesta se possiamo fare un ulteriore passo avanti. Se dai nostri racconti, dai 18 archetipi di manager raccontati nella prima parte della nostra guida, può scaturire una soluzione, un’indicazione, un how to.

Sappiamo che stare bene con gli altri è una questione di testa e di cuore. Ce l’ha insegnato Maria Cristina Bombelli, la fondatrice di Wise Growth, il polo consulenziale che da sempre si occupa di inclusivity e diversity.

Testa per prendere consapevolezza di chi siamo, di chi è l’altro – il collega, il capo -, e di quali sono le regole che sottendono la struttura che ci ospita in questa specifica fase della nostra vita – l’azienda, il negozio, l’agenzia, la scuola… -.

Cuore per accogliere noi stessi e gli altri, le nostre debolezze, i nostri punti di forza. E insieme capire come convivere.

E sappiamo – lo abbiamo scritto tra le righe di “Manager per caso” – che l’unica possibilità di uscita è il networking, fare rete tra di noi, solidarizzare tra anime affini e rimboccarsi le maniche.

Spesso nei seminari e agli incontri parlo di superpoteri del quotidiano, strumenti che ci consentono di sbarcare il lunario.

  • Il superpotere di relazioni serene, garanzia di una vita longeva e felice, come ci insegna Robert Waldinger, il direttore dell’Harvard Study of Adult Development e autore di “The Good life”.
  • Il superpotere dell’umorismo empatico, che nulla ha a che fare con la satira sprezzante ma affonda le sue radici nell’empatia, nell’accoglienza, nella comprensione dell’altro e nella capacità di sorriderne insieme. Quell’erma bifronte che sorride del pianto della faccia opposta di cui parla il nostro Pirandello nazionale nel saggio critico “L’umorismo” del 1908.
  • Il super potere dell’Ikigai, la disciplina giapponese della ‘ragion d’essere’, che ci aiuta ad apprezzare le piccole cose quotidiane e a focalizzarci sul ‘qui e ora’, circondandoci il più possibile di serenità.
  • Il super potere del pensiero, della riflessione, dell’usare la propria testa, del capire cosa ci circonda, parlandone con gli altri, aiutandoci con letture che sviluppano il nostro senso critico, come i saggi del filosofo coreano Byung-Chul Han – sì, ancora lui. Ne parliamo un po’ qui -, i testi della statunitense Shosana Zuboff o l’ultima pubblicazione di Francesca Coin sulle grandi dimissioni o ancora le disamine dell’olandese Geert Lovink, saggista e teorico delle culture di rete, e della giornalista Esther Paniagua che prefigura un mondo senza internet. E tante altre letture ancora.

Alla fine, meditandoci bene, complice le ferie estive, mi sono resa conto che la nostra felicità lavorativa ha molto a che fare con le coordinate temporali e spaziali della fisica della testa e del cuore, con la misura (temporale) e con la vicinanza (spaziale) e con un sapiente gioco di sottrazione.

E che sulla base di questi due criteri spazio-temporali possiamo tipizzare quattro tipologie di lavoratori:

  • gli happiness, i lavoratori felici, che dedicano un giusto numero di ore e energie all’occupazione professionale e con la giusta distanza emotiva
  • i sad, i lavoratori in difficoltà, che all’opposto lavorano non stop, con un forte approccio identitario alla professione, confondendo spesso chi sono con quello che fanno, delegando la propria felicità ai successi professionali con il rischio di vivere infelici se le cose non vanno secondo le loro aspettative lavorative
  • gli stachanovisti, i lavoratori indefessi ma muniti di una buona intelligenza emotiva, che nonostante le stra-ore dedicate all’attività professionale, riescono a mantenere un proprio equilibrio, ma nel contempo rinunciano a parte importante della propria esistenza, fuori dalle mura (anche virtuali) dell’ufficio, per poi ritrovarsi a fine carriera soli
  • i rigorosi del cartellino, i lavoratori che non concedono un minuto in più all’attività professionale ma che purtroppo non riescono a vivere quelle 8 ore senza sofferenza.

Possiamo passare da uno stato all’altro, da un quadrante all’altro, a seconda del nostro ciclo di vita, della tipologia di azienda per cui lavoriamo, della nostra voglia di stare bene, del periodo esistenziale che stiamo vivendo.

Sicuramente i superpoteri del metodo Stay smiling – avete letto bene, non “stay hungry”, non “stay foolish” di jobsiana memoria, ma stay smiling 😊 -, che poi ‘super’ non sono, ci possono aiutare.

Ma a fare la differenza, lo sappiamo, siamo noi e le persone di cui ci circondiamo.

Facile a dirsi. Difficile a farsi.

Che alternative abbiamo, se non fare del nostro meglio ogni giorno e volerci tutti un pochino più bene?

STAY SMILING.

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Il messaggio motivante di Mel Brooks e Gene Wilder nel film “Frankenstein Junior”, 1974

PER APPROFONDIRE

Robert J. Waldinger, Marc Shulz, “The Good Life. Lessons from the World’s Longest Study on Happiness”, Ebury Publishing, 2023

Luigi Pirandello, “L’umorismo”, Garzanti

Ken Mogi, “Il piccolo libro dell’ikigai. La via giapponese alla felicità”, Einaudi, 2018

Byung-Chul Han, “La società della trasparenza”, Nottetempo, 2014

Byung-Chul Han, “Nello sciame”, Nottetempo, 2015

Byung-Chul Han, “Psicopolitica”, Nottempo, 2016

Byung-Chul Han, “Il profumo del tempo”, Vita e pensiero, 2017

Byung-Chul Han, “L’espulsione dell’altro”, Nottetempo, 2017

Byung-Chul Han, “La salvezza del bello”, Nottetempo, 2019

Byung-Chul Han, “Eros in agonia”, Nottetempo, 2019

Byung-Chul Han, “Che cos’è il potere”, Nottempo, 2019

Byung-Chul Han, “La società della stanchezza”, Nottetempo, 2020

Byung-Chul Han, “Topologia della violenza”, Nottetempo 2020

Byung-Chul Han, La scomparsa dei riti, Nottetempo, 2021

Byung-Chul Han, “La società senza dolore”, Einaudi, 2021

Byung-Chul Han,Elogio della terra”, Nottetempo, 2022

Byung-Chul Han, “Le non cose”, Einaudi, 2022

Byung-Chul Han, “Perché oggi non è possibile una rivoluzione”, Nottetempo, 2022

Byung-Chul Han, “Infocrazia. Le nostre vite manipolate dalla rete”, Einaudi, 2023

Shosana Zuboff, “Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri”, Luiss University Press, 2019

Geert Lovink, “Le paludi della piattaforma. Riprendiamoci internet”, Produzioni Nero, 2023

Esther Paniagua, “Error 404. Siete pronti per un mondo senza internet?”, Einaudi 2022

Francesca Coin, “Le Grandi Dimissioni”, Einaudi, 2023

Maria Cristina Bombelli, Emanuele Serrelli, “La cultura del rispetto. Oltre l’inclusione”, Guerini Next, 2021

Maria Cristina Bombelli, “Alice in Businessland. Diventare leader rimanendo donne”, Guerini e associati, 2009

L’intervento “Stay hungry, stay foolish” di Steve Jobs a Stanford nel 2005

Mel Brooks, “Frankenstein Junior”, 1974

Angela Deganis, “Manager per caso. Guida alla sopravvivenza in azienda“, Morellini, ottobre 2022