Quando incappi in un manager che non ha il concetto di limen nel suo DNA, ha subìto da piccolo l’asportazione del concetto di rispetto come se fosse un dente da latte resistente alle cure e non è dotato per natura di capacità di comprensione del ruolo e delle competenze altrui. E forse neppure delle proprie.

Un mago di Oz da ufficio, all’apparenza potente, ma piccolo dietro le quinte.

5 consigli per aiutarlo a non essere menato alla prima occasione disponibile e per tornartene anche tu a casa felice e contento.

Sei nel pieno di una riunione. Di fronte a un parterre di colleghi coinvolti nel progetto stai esponendo la tua presentazione: come efficientare una macchina produttiva e portare risparmio in termini economici e di effort interno.

I presenti ascoltano e annuiscono quando non vengono distratti dai trillini del loro smartphone, messaggi di manager di livello più elevato su questioni di maggiore importanza rispetto alla tua presentazione.

Un rituale a cui sono assoggettati tutti i colleghi, con bip, vibrazioni e schermi illuminati a intermittenza che creano in sala riunioni una simpatica atmosfera disco dance.

In questa gara alla conquista dell’attenzione altrui su un progetto nel quale hai investito molte ore del tuo lavoro e di quello del tuo team, la svolta arriva quando il solito collega, nome in codice Il Mago,  interviene dicendo la sua su un tema che non conosce, di cui non ha competenze e tanto meno ruolo.

I presenti, tra un trillino e l’altro, annuiscono. Tu, stremato, a difendere il progetto in discoteca.

E’ una scena che avete già visto?

C’è sempre un collega che ha un’opinione tecnica su tutto: il piano marketing, la comunicazione del cartello vetrina, il bilancio, la cardiochirurgia, l’arbitraggio della partita di ieri sera.

E’ la sindrome del tuttologo, una patologia, una cattiva abitudine dal profumo acceso di narcisismo radicato che ti porta a dare fiato alle trombe, a dire sempre la tua, no matter what, anche su tematiche di cui non sai nulla o per cui non hai ruolo, sovrastimando le tue capacità e il tuo pensiero.

Del tuttologo  parlano gli  psicologi statunitensi David Dunning e Justin Kruger, che nel 1999  alla Cornell University hanno descritto per la prima volta il rapporto che intercorre tra incompetenza e eccessiva fiducia in se stessi.

L’origine dei loro studi si deve a un curioso fatto di cronaca: nel 1995 a Pittsburgh un rapinatore di banche fu arrestato pochissime ore dopo il colpo, convinto di essere invisibile alle telecamere perché si era cosparso il viso di succo di limone, a suo avviso metodo infallibile per l’invisibilità.

Proprio come il nostro solito collega, mago nelle operations all’occasione anche se nella vita professionale si occupa di segreteria di direzione. Eccolo lì, tutto cosparso di limonata.

E’ un tema di metacognizione.

Come quando le persone intervengono sulle campagne comunicative perché hanno tutti studiato grammatica italiana a scuola e ignorano che la comunicazione è una disciplina complessa con regole precise in continua evoluzione.


CINQUE CONSIGLI PER SOPRAVVIVERE AL MAGO

Il Mago da ufficio è figura estremamente energivora, soprattutto se occupa un ruolo manageriale in azienda che ne rende più complesso il contenimento. Il che significa che i suoi interventi potrebbero comportare più lavoro da rifare, inefficientamenti, errori che avremmo potuto evitare se avessimo ascoltato gli esperti.

Una parte della fatica che un tuttologo genera in azienda non è la scarsa competenza in sé, ma l’invasione sistematica di ruoli e competenze altrui, che toglie spazio decisionale a chi quella competenza l’ha costruita per mestiere.

E’ bene quindi sapere come gestirlo. Per farlo ci siamo affidati a chi ne sa più di noi sul tema e individuato alcune regole salvavita che potrebbero alleggerirci la giornata.

Prima di reagire, fatti alcune domande su di lui (non su di te)

Amy Gallo, autrice di “Getting Along” consiglia di chiederti se dietro l’arroganza del nostro Mago non ci sia un’insicurezza che sta compensando, e se, nonostante i modi, il contenuto che sta esponendo non abbia aspetti validi. Separare ‘come lo dice’ da ‘cosa dice’ ci consentirebbe infatti di non scartare un’osservazione valida solo perché arrogante o focalizzarci sulla persona invece che sul progetto.

Non competere con lui

Priscilla Claman, Presidente di Career Strategies, società di Boston, suggerisce di evitare gare di competenza per dimostrare quanto ne sappiano noi. La sfida diretta alimenterebbe il bisogno di primeggiare del Mago invece di disinnescarlo e sposterebbe la conversazione dal merito all’ego.

Usa le domande

Amy Cooper, psicologa del lavoro, suggerisce di non controbattere ma di fare domande puntuali (“con cosa lo confronti?”, “su che dati ti basi?”, “in che arco di tempo?“), ascoltando il Mago con attenzione, senza interromperlo. La domanda eviterebbe un attacco frontale e sarebbe lo stesso Mago, rispondendo, ad accorgersi delle falle nel proprio ragionamento.

In pubblico dagli sempre una via d’uscita

La career coach Nancy Collamer consiglia di non mettere il Mago all’angolo davanti a tutti e di offrigli un modo per fare marcia indietro con eleganza. Il tuttologo vivrebbe infatti ogni disaccordo come un attacco personale. Se lo smentiamo senza lasciargli un’uscita dignitosa, otterremmo solo che si trinceri ancora di più nella sua posizione.

Se sei il suo manager, sii specifico

Liz Kislik, esperta consulente di management ed executive coach, sostiene che il nostro Mago tende a sovrastimare sistematicamente la propria prestazione, quindi ha bisogno di parametri oggettivi, non di impressioni generiche, per ricalibrare la propria autovalutazione.


SEI UN MAGO E VUOI USCIRNE? LEGGI I NOSTRI CONSIGLI

Maghi in lettura, non abbiate timore. Abbiamo raccolto per voi cinque consigli per far uscire dal vostro corpo il tuttologo che c’è in voi.

Impara a dire “non lo so“

Il team della library scientifica Neurolaunch, che vi consiglio di consultare, sostiene che chi ha un forte bisogno di apparire competente su tutto spesso non è arrogante ma in preda a senso di inadeguatezza. Mostrarsi ‘l’esperto della stanza’ sarebbe un modo per controllare la narrazione prima che qualcuno la metta in discussione. Rompere questo automatismo con una frase-ponte allenerebbe il cervello a tollerare l’incertezza pubblica.

Prima di parlare, chiediti: “sono davvero competente su questo o mi sento solo sicuro?”

Mia nonna, pace all’anima sua, come le nonne di molti di noi, ce lo ripeteva in continuazione. Recuperare quel saggio consiglio potrebbe aiutarti.

Perché, come sostengono Dunning e Kruger, la sicurezza che senti mentre parli non è una prova di competenza. Prima di intervenire su un tema che non è il tuo, fai un rapido controllo: quante ore di studio/esperienza reale ho su questo tema, rispetto a chi ha il ruolo?

Ascolta per capire, non per rispondere

E’ l’invito di Andrew Rosen, fondatore e editore di Jobacle.com. Chi tende a ‘sapere tutto’ spesso è anche un pessimo ascoltatore, perché mentre l’altro parla sta già preparando la propria risposta invece di elaborare l’informazione.

Chiedi feedback specifici

In uno studio della psicologa Erika Carlson pubblicato sul “Journal of Personality and Social Psychology” sarebbe emerso che chi ha tratti narcisistici tende comunque a rendersi conto, se interrogato direttamente, di apparire meno magnifico di come si percepisce. Il problema potrebbe essere quindi circoscritto innescando l’abitudine a chiedere feedback e a fermarsi ad ascoltare la risposta.

Rispetta i confini di ruolo: la tua opinione non ti dà voce in capitolo

La nostra Amy Gallo suggerisce di scrivere nero su bianco su quali temi hai davvero titolo per intervenire con un giudizio tecnico, e su quali puoi solo fare una domanda o offrire un punto di vista da ‘non addetto ai lavori’.


IN SINTESI: IN MEDIO STAT VIRTUS

Come ci insegnano gli Scolastici Medioevali recuperando i principi aristotelici in questo famoso motto, la virtù di una relazione felice con un Mago di Oz d’ufficio sta nel mezzo, da un lato nella presa consapevolezza da parte del tuttologo della sua difficoltà a rispettare i limiti e gli altri e dall’altro nella comprensione dei suoi interlocutori che spesso lo stigmatizzano, soffocati dalla mole di lavoro che il suo intervento genera.

Ci sorge il sospetto che forse quella virtù mediana possa essere racchiusa in un bicchiere di fresca, refrigerante, digestiva limonata da bersi insieme dopo l’ufficio.


PER APPROFONDIRE

BIBLIOGRAFIA

Justin Kruger e David Dunning, “Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments“, Journal of Personality and Social Psychology (American Psychological Association), 1999

David Dunning, “Self-Insight: Roadblocks and Detours on the Path to Knowing Thyself“, Psychology Press, 2005

Andrea Falchi e Massimo Carmignani, “Effetto Dunning-Kruger: l’asimmetria del giudizio“, Carmignani Editrice, 2020

Adam Grant, “Think Again: The Power of Knowing What You Don’t Know“, Viking, 2021

Amy Gallo, “Getting Along: How to Work with Anyone (Even Difficult People)“, Harvard Business Review Press, 2022

FILMOGRAFIA

“Il sorpasso“, regia di Dino Risi, 1962

“Il dottor Stranamore” (Dr. Strangelove), regia di Stanley Kubrick, 1964

“Enron: The Smartest Guys in the Room“, regia di Alex Gibney, 2005

“La grande scommessa” (The Big Short), regia di Adam McKay, 2015

 “The Office” (UK), Ricky Gervais e Stephen Merchant, 2001

“The Office” (US), Ken Kwapis, 2005

“Boris“, Luca Vendruscolo, 2007

“Silicon Valley“, Mike Judge, 2014

“Succession“, Adam McKay — 2018

DISCOGRAFIA

Carly Simon, “You’re so vain”, 1972

Kelly Clarkson, “Mr. Know It All“, 2011

ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO

L’articolo di Amy Gallo

Il contributo di Priscilla Claman su “Harvard Business Review“

I consigli di Amy Cooper su “Psicology Today“

L’articolo di Jacquelyn Smith su “Forbes“

I consigli di Michelle Mc Govern su “HR Morning“

L’approfondimento di “Neurolaunch“

L’articolo su “NBC News” di approfondimento della teoria di Erika Carlson

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In questo articolo l’intelligenza artificiale è stata usata esclusivamente per la ricerca di fonti e dati.