In una società totalmente orientata agli obiettivi e alla produttività, quanto contano le aspettative e le ricompense? L’aspettativa di un premio – trovare l’arca perduta di Indiana Jones – può essere motore dei buoni proponimenti e degli obiettivi di inizio anno? E che ne è della motivazione in epoca di quiet quitting, great resignation e recessione dei talenti? Come uscirne vivi in questa giungla di goals senza rete, tra microcosmo e macrocosmo dell’umanità e fuga di cervelli.
Inizio anno, tempo di buoni proponimenti.
Serrati e ben catalogati in Excel, abbozzati su un foglio di carta velina, memorizzati in testa come un mantra benaugurale o riposti ordinati su poche righe di diario, elencati in sistema decimale Dewey o sparpagliati nell’etere come fragoline di bosco sui prati, i buoni proponimenti riempiono le pagine delle nostre vite. E negli ultimi decenni anche dei nostri social.
Io non sono da meno. Diario rosso pomodoro alla mano, eccomi stilare la lista dei ‘to do’ dell’anno, concentrata come Guglielmo Tell nell’atto di centrare la mela, memore degli insuccessi degli anni precedenti e intenzionata a rimediare. Novella Indiana Jones alla ricerca degli obiettivi perduti.
Se ci penso a fine anno in azienda, in ufficio, al lavoro facciamo esattamente la stessa identica cosa. La chiamiamo consuntivazione e bilancio dell’anno passato, budget e piano industriale del prossimo futuro.
Mentre sono lì che scrivo, con il diario rosso pomodoro in mano, mi appaiono a caratteri cubitali i numeri dello studio dell’Università di Scranton (Pennsylvania):
su 200 ‘risolutori di Capodanno’ il 77% abbandona i buoni proponimenti dopo una settimana e solo il 19% – i manager baciati dalla sindrome di Indiana Jones, gli inarrestabili, quelli che non mollano mai – li porta avanti per due anni.
Non è un pensiero incoraggiante. Rientrare in quel 77% è un attimo e, lo ammettiamo, ci serve un aiutino da casa.
Serve individuare il quid, assumere il Supradyn dei desideri, trovare la formula appropriata per raggiungerli – quegli obiettivi -, che siano perdere peso, smettere di fumare, fidanzarsi, comprare casa, cambiare lavoro, fare più contratti nell’anno a venire. Vendere. Produrre. Fatturare.
Ci viene in aiuto di sicuro il consiglio di George Doran che nel lontano 1981 coniava in un articolo di “Manager Review” l’acronimo SMART, invitandoci a definire obiettivi e buoni proponimenti
- Simple, semplici
- Measurable, misurabili
- Achievable, raggiungibili
- Relevant, rilevanti per noi
- Timely, definiti nel tempo.
Si avvicina a questa impostazione lo psicologo canadese Victor Harold Vroom, docente alla Yale School of management e formulatore prolifico dell’originale Expectancy Theory of Motivation.
Molto più di una teoria. Una reale formula del successo, ancora singolarmente valida come singolari sono gli esseri umani, che trova pane per i suoi denti non solo in azienda, in ufficio, dal barbiere, a scuola, al supermercato, in negozio, in pubblica amministrazione, in ogni posto di lavoro e dovunque ci siano capi e colleghi, ma anche, se applicata correttamente, nelle pagine del nostro diario, dove ostinati e fiduciosi ogni anno stiliamo le nostre liste per poi trarne le somme a fine anno, non sempre con la massima soddisfazione, stando a quel 77% (vedi sopra).
Nei suoi studi di management, di processi decisionali, di leadership e di strutture organizzative il Dott. Vroom ha individuato in quasi 50 anni di ricerche, dati alla mano, un forte legame tra la motivazione, volano del conseguimento degli obiettivi, e la personalità, le conoscenze, le competenze dei lavoratori come individui, come persone, come esseri umani.
Un tema, quello della motivazione, focale in periodo post pandemico di great resignation, quite quitting e recessione dei talenti come sostiene Richard Boyatzis, Distinguished Professor presso la Case West Reserve University, secondo il quale
l’engagement dei lavoratori mai come oggi è prioritario nelle aziende.
In pratica, secondo Vroom
la motivazione a conseguire un determinato obiettivo sarebbe largamente influenzata dalla convinzione di una persona che lo sforzo ne valga la pena e che porti a risultati specifici che per lui fanno la differenza.
Come? Formula, si diceva.

Per il Dott. Vroom il successo è una moltiplicazione di fattori
ASPETTATIVA
Ci si aspetta che un determinato sforzo produca una prestazione.
L’aspettativa di farcela è uno degli ingredienti fondamentali nel conseguimento degli obiettivi, legata alla sicurezza in se stessi e ai successi conseguiti nelle esperienze pregresse.
STRUMENTALITA’
E’ la consapevolezza che la nostra prestazione porterà a uno specifico risultato, che una buona performance, la nostra, darà una ricompensa.
Processi trasparenti e chiari dovrebbero agevolarci in questa impresa e dare una mano anche ai nostri colleghi a fare altrettanto
VALENZA
E’ il valore che attribuiamo all’obiettivo che vogliamo raggiungere. Per essere motivati è necessario credere di ottenere un beneficio da quanto stiamo facendo. Un vantaggio che può essere diverso per ognuno di noi.
Cavalcare questo mood – applicare la formula di Vroom – potrebbe risultare efficace per portare a compimento i nostri obiettivi personali e quelli professionali, aiutando noi stessi e i nostri collaboratori e colleghi a trovare maggiore motivazione nel ‘remare tutti la stessa barca’ magari con incentivi diversi, tanto quanto sono diverse le persone che costituiscono il nostro team.
Se non sei sensibile al fascino del denaro,
probabilmente ti sentirai più orientato a conseguire il risultato se il tuo MBO non sarà corrisposto in euro, bensì in tempo libero aggiuntivo per te, se consideri le ore e i minuti come i tuoi beni più preziosi,
o nella possibilità di seguire un MBA o un Master o un corso di formazione, se per te la crescita professionale e umana è quanto di più importante.
Va da sé che per conseguire questa strada, sia che si tratti del vialetto di casa nostra, sia dell’autostrada che ci porta in azienda, dovremmo inevitabilmente
- conoscere bene noi stessi e gli altri
- offrire ricompense di valore e significato per chi si aspetta di riceverle (inclusi noi stessi)
- avere metriche di misura per valutare il nostro lavoro
- non lesinare in trasparenza e chiarezza. Patti chiari – si dice -, amicizia lunga.
Più facile a farsi che a dirsi, forse.
Eppure in questo esercizio matematico di applicazione manca forse quel pizzico di fatalismo che rende le nostre azioni ‘imprese’, che fa di noi eroi di ogni giorno.
Mi vengono in mente le parole, sapienti e preziose, di Ginevra Bompiani.
“La materia è ancora calda, fumante e, per me, vera: perché è vero che aspettiamo sempre l’atteso, e, quando arriva l’ospite, dobbiamo decidere che accoglienza fargli – scrive l’autrice nel saggio “L’attesa”, un piccolo gioiello filosofico di fenomenologia dell’aspettare -. Ogni ospite sorprende la nostra impreparazione, e misura la nostra umanità sul tempo che intercorre tra la rinuncia alle rappresentazioni che l’hanno preceduto e il benvenuto sulla porta“.
Una tensione – tra noi e la realizzazione del buon proponimento, tra il gruppo di lavoro e l’obiettivo aziendale – che non ci fa mai sapere in anticipo se quanto arriverà sarà identico alle nostre aspettative.
E questo scarto tra quello che aspettiamo e l’accadimento che interromperà la nostra attesa, tra l’atteso e colui che arriva, questa esperienza temporale e di stato d’animo che si chiama vita è forse la nostra informulabile vera ricompensa.
Felice anno nuovo a tutti e a tutte. Anche ai Manager Indiana Jones in linea.

PER APPROFONDIRE
Lo studio “The resolution solution: Longitudinal examination of New Year’s change attempts” di John C. Norcross e Dominic J. Vangarelli
George Doran, “There’s a S.M.A.R.T. way to write management’s goals and objectives”, Management Review, 1981
Victor Harold Vroom, “Work and Motivation“, John Willey & Sons, 1964
Victor Harold Vroom, “The new leadership: Managing participation in organizations“, Prentice-Hall, Inc., 1988
Victor Harold Vroom, “Leadership and the decision-making process“, Organizational dynamics, 2000
Richard Boyatzis, “Competent manager: a model for effective performance”, 1982
Richard Boyatzis, “Resonant Leadership: renewing yourself and connecting with others through mindfulness, hope, and compassion“, 2005
Richard Boyatzis, “Helping People Change: Coaching with Compassion for Lifelong Learning and Growth“, 2019
Ginevra Bompiani, “L’attesa“, Feltrinelli, 1988
“I predatori dell’arca perduta” (“Raiders of the Lost Ark”), Steven Spielberg,1981
“Indiana Jones e il tempio maledetto” (“Indiana Jones and the Temple of Doom”), Steven Spielberg,1984
“Indiana Jones e l’ultima crociata” (“Indiana Jones and the Last Crusade”), Steven Spielberg,1989
“Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” (“Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull”), Steven Spielberg, 2008
“Indiana Jones e il quadrante del destino” (“Indiana Jones and the Dial of Destiny”), James Mangold, 2023
Photo by Pixabay

