Cosa fare quando ti trovi di fronte colleghi che giocano di dissimulazione, nascondono le informazioni, triangolano le responsabilità, manipolano i dati, animati da pulsioni egoiche di sopraffazione e dal desiderio atavico e fanciullino di ottenere vantaggi per sé anche a scapito degli altri e del bene comune, bulimici inconsapevoli di potere e campioni di triplo salto mortale per un posto al sole?
Me lo raccontate in tanti. Siete lì, in sala riunione e ascoltate. Ascoltate il collega prestigiatore usare uno dei suoi consueti trucchetti che, in molteplici anni di esperienza e strenuo allenamento, ormai abbiamo imparato a individuare in ogni singola sfumatura fino a organizzarli in cluster altamente riconoscibili, in set di bugie con associati antidoti e misure di protezione, a beneficio di tutti e di tutte.
Ci basta il tono della voce, quasi sussurrato per creare un’intimità dal sapore di segreto che invece attinge al suo immaginifico astruso, gli angoli delle labbra che si muovono mentre lo sguardo, impassibile, guarda in alternanza vuoto e interlocutore in un tentativo maldestro di insensato ipnotismo, il sopracciglio destro che talora si alza, le mani di sovente davanti alla bocca quando gli poni dei quesiti per disambiguare le sue fantasie a cui lui non sa rispondere se non con altre contradittorie bugie.
Segnali che The Mentalist e Lie to me ci fanno un baffo.
Perché quelle frasi hanno un odore precipuo, il profumo acre del raggiro e della menzogna.
E un colore, un arancione caldo, avvolgente, tendente al fuoco, pantone indiscusso dell’allarme fregatura.
E poi c’è il contesto, il luogo del delitto, che è sempre un luogo di passaggio: un corridoio, una discesa delle scale, un atrio, un momento alla macchinetta del caffè e molto più raramente una riunione schedulata al cospetto di testimoni, una chiacchierata seduti di fronte alla scrivania e tanto meno una mail che potrebbe risultare prova schiacciante, perché il manager prestigiatore è invisibile, non lascia tracce.
Sussurra i suoi prestigi nell’aria e scappa, lasciando che l’entropia prenda il sopravvento, prediligendo il rapporto one to one, per raccontare a un altro one un’altra storia.
Ecco i suoi trucchi di magia più consueti.
IL TRE PER UNO
Lo schema è semplice.
Ti chiedo o impongo una cosa dicendo che l’ha richiesta un’altra persona tendenzialmente di grado superiore al tuo e non presente in quel momento.
Del lavoro da fare al posto mio, una mansione che ti perterrebbe ma che io voglio che tu faccia esattamente come richiedo io, anche se non ne ho competenze e ruolo e anche a costo di deprofessionalizzarti trasformandoti in un mero esecutivo. Gli esempi del pattern Tre per uno sono molteplici.
La menzogna attinge all’autorevolezza di un terzo soggetto che, se di grado superiore al nostro, difficilmente disturberemo per verificare che quanto ci è stato detto sia rispondente al vero.
Ed è proprio questo il punto, perché per disinnescare il Tre per uno abbiamo due strade:
- Non fidarci di quanto ci viene richiesto ed esplicitare al soggetto menzognero la nostra difficoltà di comprensione rilanciando il bluff, invitandolo a strutturare una riunione a tre per comprendere meglio il da farsi o a scrivere tutto nero su bianco, oggettivizzando quanto riportato, rendendolo tangibile. Difficilmente il prestigiatore sarà favorevole a proseguire e tu avrai modo di riprendere le redini del tema e condurlo nel modo più appropriato.
- Rivolgerci con coraggio al terzo soggetto e verificare che quanto ci è stato detto sia vero in uno schema diretto dalla facile applicazione: A mi ha detto che vuoi che si faccia C. Ho compreso bene? Procedo?
Ovviamente non possiamo disturbare sempre il terzo soggetto per effettuare la verifica, ma nei casi particolarmente importanti ne vale sempre la pena. Scopriremo che quanto ci è stato riportato corrisponde al massimo solo parzialmente al vero e riusciremo a capire esattamente come procedere.
IL CHIROMANTE
Un pattern semplice quanto efficace che parla al nostro cervello rettile, quello legato ai nostri istinti di sopravvivenza.
Il prestigiatore legge il futuro e prefigura scenari apocalittici se tu non farai esattamente quello che ti dice lui attribuendo tendenzialmente l’azione nefanda ad altri. Una minaccia non troppo velata dove il collega dichiara con sicumera che se tu non farai C il soggetto B, non presente in quel momento, scatenerà l’inferno professionale su di te.
La variante Butterfly Effect è la più utilizzata. Ecco un possibile esempio:
- Il prestigiatore ti accusa di aver posizionato nel cartello vetrina il puntino sulla i troppo a sinistra rispetto al baricentro che tu e gli altri vedete invece perfettamente centrato.
- Da quel puntino sulla i dipende la user experience del consumatore che a causa di quel puntino microscopico sulla i, forse troppo piccolo, non comprerà più il nostro prodotto y.
- La reputazione del prodotto y rovinerà il percepito su tutta la gamma x e di converso sul brand e quindi sulla nostra company.
- Tempo due secondi, la direzione, visto il puntino sulla i, considererà insostenibile il nostro piano industriale.
- Il Cda non approverà il bilancio.
- La nostra azienda fallirà.
- Noi tutti perderemo il nostro posto di lavoro.
- Quel puntino sulla i farà fallire l’azienda. Tu farai fallire l’azienda.
E così via dicendo in molteplici varianti fedeli al modello.
L’antidoto? Un sonoro, liberante sorriso che manifesti, nel rispetto di tutti, la nostra sicurezza professionale, il nostro acustico no alle stronzate che ci stanno propinando. Il prestigiatore vedrà annullato il suo prestigio e reagirà in due modi: indignandosi o zittendosi. In entrambi i casi potremo continuare a lavorare serenamente.
SIM SALA BIM
E’ uno dei numeri preferiti da chi è affetto da sindrome da prestigiatore. Fare sparire i colleghi che ritiene possano oscurare la sua luce o minarne l’autorevolezza, renderli invisibili all’occorrenza, non invitandoli alle riunioni in cui sarebbe necessario avere le loro competenze e in cui è richiesto il loro ruolo, impendendo che gli altri li invitino, lavorando dietro le quinte come solo un prestigiatore sa fare.
Difficile intervenire in queste situazioni, soprattutto se il prestigiatore può contare sulla solidarietà di un clan di fedelissimi – il suo pubblico, il suo seguito – che sono totalmente sotto il suo prestigio di potere e ne ottengono in cambio altre magie, favori e avanzamenti di carriera.
Il punto è che non serve. Non serve proprio fare nulla. Serve solo aspettare. Perché qualsiasi cosa sia stata decisa in una riunione in cui il prestigiatore si è fatto bello agli occhi altrui prima o poi arriverà sulla tua scrivania. Ed è li che potrai prendere in mano la situazione, usare le tue competenze e ribadire con il fare il tuo ruolo. Senza sprechi, senza bisogno di recriminazioni, senza necessità di essere valorizzati in riunioni.
Nel meeting si è deciso A, ma A è lesivo per n. motivi dal nostro punto di vista? Ebbene non faremo A. Ne riparleremo con il capo e con i colleghi coinvolti per aggiustare il tiro. Certo, non è la strada più semplice, ma è decisamente una strada percorribile per non abdicare al proprio ruolo in azienda e per continuare a dare il proprio contributo fattivo e costruire insieme progetti efficaci ed efficienti. A è opportuno? Questa volta è andata bene, meno lavoro per tutti.

LA PAROLA AGLI ESPERTI
La psicologia del lavoro archivia questi comportamenti manipolatori sotto l’egida del narcisismo patologico e machiavellianismo, entrambi componenti della Triade Oscura della Personalità (Dark Triad).
Si tratta di un modello della personalità proposto dagli studiosi Paulhus e Williams, che descrive tre tratti interconnessi in comportamenti disfunzionali in azienda:
- machiavellismo: tendenza a manipolare, sfruttare e ingannare gli altri
- narcisismo: senso di superiorità e bisogno di ammirazione, intriso di mancanza di empatia.
- psicopatia: impulsività, mancanza di rimorso, freddezza emotiva, insensibilità.
La psicologa Marie-France Hirigoyen ha descritto il comportamento manipolatorio in ambito lavorativo, volto a
- sminuire i successi degli altri.
- proiettare le proprie mancanze sui colleghi.
- ottenere ammirazione e potere sfruttando gli altri.
D. W. Curtis parla di Impression Management e di come l’inganno sul posto di lavoro sia una forma di gestione delle impressioni finalizzata ad apparire più competente, meritevole o impegnato di quanto non sia in realtà, per facilitare l’avanzamento di carriera.
IL VERO PRESTIGIO: TOGLIERE IL MANTELLO AL PRESTIGIATORE
Siete li, in sala riunione e ascoltate. Ascoltate il collega prestigiatore usare uno dei suoi consueti trucchetti. Ci viene in mente la scena iniziale di The Prestige, il capolavoro di Christopher Nolan, dove Michael Caine ci spiega che
“Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti.
The Prestige, 2006
La prima parte è chiamata LA PROMESSA. L’illusionista dimostra qualcosa di ordinario. Un mazzo di carte, un uccellino o un uovo.
Vi mostra questo oggetto, vi chiede di ispezionarlo, di dimostrare che è reale.
Ma ovviamente è probabile che non lo sia.
Il secondo atto è chiamato LA SVOLTA.
L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario.
Ora voi state cercando il segreto ma non lo troverete. Non state realmente guardando. Non lo volete sapere. Volete essere ingannati. Ancora non applaudite perché far sparire qualcosa non è sufficiente, bisogna anche farlo riapparire.
Ecco perché ogni numero di magia ha il terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo IL PRESTIGIO”.
Il prestigiatore è un soggetto energivoro, lesivo se assecondato, il primo a essere vittima delle sue stesse menzogne, delle sue manipolazioni, in difficoltà nel dialogo con la realtà e vittima di una necessità di controllo spasmodica.
Novello autistico da scrivania è il primo a credere alle fandonie che racconta, bisognoso di rappresentare all’esterno quell’entropia che probabilmente alberga in lui per primo, facendo leva sulle insicurezze altrui per destabilizzare gli interlocutori, prenderne il controllo e figurare agli occhi dei più come colui che ha portato la soluzione a un problema che in realtà non esisteva.
Il prestigiatore è un creatore di mondi. Mondi dove lui figura in trono e guarda dall’alto noi altri mentre asserviamo al suo prestigio. Mondi che si sfracellano al suolo se abbiamo l’accortezza di non entrarci, di mantenere le distanze e di giocare a un altro gioco: quello della sopravvivenza della professionalità, del dialogo con la realtà e del bene comune.
Il prestigiatore fa male alla salute lavorativa. Se lo conosci, magari non riesci a evitarlo, ma puoi gestirlo ponendogli sotto il naso un piccolo specchio dove riflettere la sua immagine, un pacco di Klinex e qualche cioccolatino per rincuorarlo. Perché il primo a voler uscire dal suo prestigio, forse, in fondo in fondo, è proprio lui.

PER APPROFONDIRE
BIBLIOGRAFIA
D.L. Paulhus, K.M. Williams, The Dark Triad of personality: Narcissism, Machiavellianism, and psychopathy, 2002
Marie-France Hirigoyen, Molestie morali. La violenza perversa nella vita quotidiana, 1998
Paul Ekman, I volti della menzogna. Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonali, 2011
Paul Ekman, Bugie: come riconoscerle e come gestirle, 2011
Richard Christie, Florence Geis, Studies in Machiavellianism, 1970
B. M. DePaulo, Lying in everyday life, 1996
Giorgio Nardone, L’arte di mentire a se stessi e agli altri, 2014
Sam Harris, Bugie, 2013
Robert L. Trivers ,La follia degli stolti: La logica dell’inganno e dell’autoinganno nella vita umana, 2013
Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila, 1926
FILMOGRAFIA
Bryan Singer, The Usual Suspects, 1995
Steven Spielberg, Catch Me If You Can, 200
Ron Howard, A Beautiful Mind, 2001
Guillermo del Toro, La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, 2021
Christopher Nolan, The Prestige, 2006
Neil Burger, The Illusionist, 2006
Louis Leterrier, Now, you see me, 2013
SERIE TV
The Mentalist, Bruno Heller, 2008-2015
Lie to me, 2009-2011
Breaking Bad, 2008
Better Call Saul, 2015
Inventing Anna, 2022
The Dropout, 2022
Big Little Lies, dal 2017
TEATRO
Luigi Pirandello, Enrico IV , 1922
Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore, 1921
Anthony Shaffer, Sleuth, 1970
William Shakespeare, Otello, 1603-1604
Gioachino Rossini, L’inganno felice,1812
COLONNA SONORA
Caterina Caselli, Sono bugiarda, 1967
Giorgio Gaber, La bugia, 1970
Queen, Liar, 1973
The Eagles, Lying Eyes, 1975
Eminem, Rihanna, Love the Way You Lie, 2010
Taylor Swift, No body, no crime, 2020
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