Quando il lavoro gioca a nascondino.
Emerge in maniera importante sul mercato italiano e internazionale la sindrome dei ghost job, flotte di post di ricerca di personale per mansioni che non esistono, simulazioni di offerte di lavoro che popolano le bacheche, specchietto per le allodole per professionisti in cerca di occupazione.
Un crudele gioco del destino? E quanto piace all’intelligenza artificiale scherzare con noi?
Chi cerca trova.
Sarà capitato anche a te di incappare in annunci di lavoro che albergano mesi in bacheca, come giovani primizie sull’albero sempre verde della ricerca del personale, di candidarti e di non riceverne mai risposta, mentre il post continua a parlare di posizioni aperte anche quando tu raggiungi l’età pensionabile. Oppure di fare un colloquio e di convivere il resto dei tuoi giorni con l’assenza di feedback, senza mai sapere come quell’interlocuzione in realtà è andata.
“LE FAREMO SAPERE”
Un recruiter fantasma
E’ il fenomeno del ghost posting, la proliferazione di annunci di lavoro fantasma che lascia sbigottito il genere umano.
L’indagine di Greenhouse, la piattaforma tecnologica statunitense specializzata in software per l’acquisizione di talenti, ha coinvolto 2.500 lavoratori in un’indagine sul tema e riscontrato che
- il 22% degli annunci postati non ha alcuna finalità di assunzione
- 3 candidati su 5 credono di essere incappati in un ghost job
- il 61% dei candidati è stato ghostato dopo un’intervista
- il 64% dei candidati registra domande discriminatorie durante le interviste
- il 91% dei candidati considera il mercato del lavoro sfidante per il 57% a causa della competizione creata dall’AI
- il 79% dei lavoratori vive con ansia il mercato del lavoro
Dati confermati anche in altre parti del mondo occidentale, come attesta un’indagine UK effettuata su 91.300 lavoratori che registra un 34% di ghost jobs, focalizzati soprattutto sulle categorie ‘infermiera veterinaria’ e ‘ingegnere informatico’.
Bizzarro.
PERCHé GHOST E’ TRENDY
I motivi della creazione di annunci fantasma sono tra i più disparati, stando a quanto affermano gli analisti.
- Dalla necessità di creare un data base di professionisti in caso di emergenza occupazionale in azienda
- alla costruzione deliberata e intenzionale di una reputazione aziendale basata in realtà sulla simulazione di una crescita che non c’è
- alla manipolazione del mercato del lavoro con la creazione di dati falsati sulla ricerca di personale, utilissima per camuffare un periodo storico di stagnazione come quello che stiamo vivendo
- fino al furto vero e proprio di idee e soluzioni richieste ai candidati, in fase di selezione, durante le simulazioni di progetto
- o alla poco edificante volontà di effettuare pressione psicologica sui dipendenti, comprensibilmente allarmati se vedono che il datore cerca professionisti per il ruolo che loro ricoprono.
Qualunque siano le motivazioni, il ‘postatore’ di annunci fantasma non ne esce bene e non ne esce pulito, in una concezione etica del lavoro che non deve permettersi di scherzare con le vite degli altri e con il nostro bene più prezioso, il tempo.
COME CAMBIARE LENZUOLO
Tra i consigli degli esperti per individuare i post ambigui spiccano
- la verifica della presenza dell’annuncio anche sul sito dell’azienda e sui canali istituzionali, con tanto di chiamata al reparto HR per verificarne la lecità
- la valutazione della retribuzione proposta per la mansione descritta che, se eccessiva, deve farci scattare un campanello dall’allarme
- l’analisi del copy del post che, se ghost, tendenzialmente spicca per vaghezza e approssimazione
- la permanenza dell’annuncio di lavoro per troppo tempo
C’è chi la faccenda l’ha presa proprio sul serio.
Dal 1 gennaio 2026 è vigente in Ontario una legge che obbliga i datori di lavoro a rimuovere gli annunci per posizioni non più aperte, mentre negli Stati Uniti c’è chi lotta per fare rendere attuativa The Truth in Job Advertising & Accountability Act, una proposta di legge anti-fantasma.
IL PARADOSSO DELL’AI
Che l’intelligenza artificiale ci abbia messo lo zampino?
Stando ai dati riportati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano,
- il 40% dei lavoratori usa l’intelligenza artificiale per candidarsi
- il 30% delle aziende italiane usa sistemi di ATS, applicant tracking system, per gestire una mole di curricula, inoltrata alla facilità di un click, sempre più ingente,
in un cortocircuito produttivo e selettivo che lascia spesso i candidati a bocca asciutta.

L’ATS impone infatti nuove skill di elaborazione semantica e strutturale del testo che consentono ai curricula di essere selezionati dalla macchina per poi passare all’umano. E il web pullula di consigli in merito, dalla chiarezza del testo all’eliminazione di struttura a colonne fino alla rimozione delle foto.
Strumenti di AI inteview come Lili, il software in dotazione di McKinsey , o Bright Apply, dello studio legale anglosassone Mishcon de Reya, usano l’intelligenza artificiale non solo per la selezione dei curricula ma anche per la personalizzazione degli annunci e per la ricerca proattiva dei candidati. Un altro studio legale, Macfarlanes, simula online, grazie all’intelligenza artificiale, una giornata tipo per i nuovi assunti.
AI o NON AI, QUESTO E’ IL PROBLEMA
L’approccio all’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro è ancora controverso.
Stando ai dati del Ranstad Workmonitor su un’indagine di 27.000 lavoratori di 35 paesi, mentre il 66% dei datori di lavoro sostiene di aver investito in tecnologia AI generativa, il 44% degli impiegati crede che l’AI aiuti più i datori di lavoro che loro e il 50% non si rivolge più al proprio responsabile in caso di difficoltà ma cerca soluzione su Gemini, Claude e Chatgpt.

Nel frattempo il Future of jobs Report del World Economics Forum fa il suo lavoro e prevede quattro futuri plausibili dove a giocarsi il ‘trova le differenze’ è proprio la relazione tra umano e intelligenza artificiale.
Nello scenario di Progresso Accellerato, l’umanità ha fatto un salto agentico, vive in simbiosi con l’AI ma l’assetto sociale e regolatorio soffre discrezionalità irrisolte.
Nell’età dello Spiazzamento, l’automazione selvaggia porta a profondi crisi sociali, disuguaglianza, disoccupazione e crisi esistenziali
Nella prospettiva del Grande Riequilibrio, vige una governance etica, una settimana lavorativa di 28 ore e un uso della tecnologia votato al bene comune.
Nell’era dell’Abbondanza l’intelligenza artificiale generativa consente all’umanità di dimenticarsi il concetto di lavoro e focalizzarsi sul significato dell’esistenza e sullo sviluppo di potenzialità creative.
L’EPILOGO
Viviamo in un’epoca bizzarra in cui l’intelligenza artificiale si intrufola nelle nostre esistenze, portatrice di novità e fermento.
Sopraffatti dalla velocità del tutto, corriamo come criceti dentro una gabbia tecnologica creata da noi stessi e che assume vita propria, come i personaggi in cerca d’autore di Pirandello, come Frankenstein di Mary Shelley, come Hal 9000 di 2001 Odissea nello spazio.
A volte vogliamo dominare la giostra.
A volte vogliamo scenderne.
E scrutare oltre le sbarre l’azzurro del cielo.

PER APPROFONDIRE
La definizione di ghosting nel vocabolario Treccani
Le indagini di Greenhouse
L’indagine di Standout
I consigli antighosting di Forbes
“Ghostbusters“, Ivan Reitman, 1984
“Ghostbusters II“, Ivan Reitman, 1989
“Ghostbusters: Legacy“, Jason Reitman, 2021
“Ghostbusters: Frozen Empire“, Gil Kenan, 20
“Casper“, Brad Silberling, 1995

