C’era una volta Cenerentola in ufficio.
Che fare se scopri di essere caregiver da scrivania, uno o una su cui tutti gli altri colleghi sentono di poter fare affidamento, rifilare il lavoro da fare e le rogne da sistemare?
Gli psicologi parlano di Job Creep, lavoro strisciante scivolato da cassetti altrui, che, come un serpente boa, arriva a soffocarti. Un fenomeno che coinvolge 1,44 milioni di italiani stando ai dati dell’HR Innovation Practice del Politecnico di Milano.
Una favola moderna, che, come ogni favola, può avere anche un lieto fine.
Un giorno ti svegli e ti ritrovi sulla scrivania un mucchio ingombrante di scartoffie effettive di problematiche non tue. Un mucchietto di cavoli di altri uffici che inspiegabilmente sono stati dirottati su di te. Come una flotta di Boeing 787 rifiutati da altri aeroporti. Come nel gioco delle sedie musicali, dove tutte le altre sedute sono sparite ed è rimasta solo la tua. Soverchiata da Excel, Power Point, risoluzioni di progetti e processi che hanno l’indubitabile identità di materie che non ti dovrebbero pertenere e invece sono lì, davanti a te. Da mesi. Da anni. Da sempre.
“Dove ho sbagliato?” ti chiedi.
Non sarò mica diventato il badante dell’azienda? Lo sciacquone dove tutti riversano gli elementi complessi e irrisolvibili delle loro esistenze professionali? Il Kleenex per il moccio lavorativo altrui?
E’ la Sindrome del Badante.
LA SINDROME DEL BADANTE TI COLPISCE SILENTE E COSTANTE
Minuto dopo minuto. Giorno dopo giorno. Sentinella effervescente, percepisce nel tuo modo di fare sottili attitudini alla disponibilità umana, una tendenza fanciullina all’aiuto dell’altro, una propensione cellulare estroversa, un approccio simpatico, un filone empatico, una sensibilità spiccatamente sociale, un entusiasmo. Forse un’insicurezza che colmi con l’attenzione all’altro.
LA SINDROME DEL BADANTE PERCESPISCE. E NE FA TESORO
Quando meno te lo aspetti, quando nemmeno tu lo sai, divulga. Divulga il fatto che su di te si può contare. Che a te si può rifilare. Rifilare un lavoro che non è tuo, montagne di progetti che non ti dovrebbero riguardare, ondate di problemi irrisolti che tu dovrai svangare.
LA SINDROME DEL BADANTE DIVULGA
Divulga a tutti il tuo superpotere. Percorre in velocità i corridoi aziendali e sussurra nei singoli uffici “C’è lui. C’è lei. Puoi far fare il lavoro a loro”.
Un sibilo sottile e ammaliante da sirena a cui i colleghi non possono resistere, storditi dalla soluzione facile e rinfrancati dalla consapevolezza che da oggi ci sei tu. Ad ascoltarli quando sono affranti, a supportarli quando sono angosciati, ad aprire le braccia quando sono irati, ad accoglierli nella scia della luce del tuo superpotere – meglio noto ai più come workaholismo – e lasciarli riposare un po’ alla tua ombra, per poi farli riuscire quando il lavoro è fatto, quando è giunta l’ora che se ne prendano i meriti. E’ per te il momento di ritorno in quell’ombra non più agognata dai più dove t’hanno scovato mentre cercavi di farti i lavori tuoi.
Non è un caso che il termine badare, derivi dal latino batare, “spalancare la bocca“. Perché di fronte a uno tsunami di progetti non tuoi non ti rimane altro da fare.

UN GIORNO TI SVEGLI. E SCOPRI CHE NON SEI SOLO
Esistono eserciti di badanti sparsi in tutti gli uffici, infiltrati in tutti i luoghi di lavoro del mondo, dal Kentucky alla Georgia e a Città del Messico, da Shangai a Sydney, da Rovaniemi a Bath, da Johannesburg a Nuuk fino a Papeete. Nelle scuole, nei bar, all’ufficio postale, nei campi, sui treni, in aereo, in banca, in libreria, su strada, in fabbrica.
Moltitudini di Job Creeper, sentinelle dormienti al servizio della società. Novelle Candy Candy con il cerotto in mano pronte ad ogni evenienza. Excel compilati, progetti precofenzionati, Kpi definiti, conti economici girati, soluzioni, formulazioni, algoritmi. Tutto il set completo per aiutare gli altri. E togliersi a fine giornata il camice da infermiera senza sapere perché l’hai indossato.
E’ possibile che anche tu, si proprio tu che ci stai leggendo ora, sia uno o una di loro.
Un Candy Candy, un badante d’ufficio, caregiver da scrivania, Cenerentola da open space.
Comprendiamo la tua reticenza. Nessuno vorrebbe esserlo.
TUO MALGRADO, SEI UNO O UNA BADANTE SE…
- Ti attardi la sera in ufficio e guardandoti attorno non vedi nessuno
- Ti ritrovi a saltare la pausa pranzo per mancanza di alternative, chino sopra il pc
- Scovi tra i progetti da gestire compiti che non hanno la benché minima familiarità con le mansioni che ti sono state assegnate o vaghissime, banali somiglianze, quanto basta per ritrovartele sul groppone
Se ti ritrovi in queste descrizioni, forse un dubbio dovresti avercelo.
Nella difficile circostanza in cui tu dovessi scoprire di essere vittima, tuo malgrado, della spietata Sindrome del Badante, nella complessa situazione in cui qualche piccolo particolare della tua vita quotidiana risvegliasse la sentinella silente in te, ebbene devi sapere che non sei solo.
Il trend HR Innovation Practice del Politecnico di Milanorivela che nel nostro paese 1 milione e 440 mila italiani, il 6% dei 24 milioni di lavoratori e lavoratrici, sono Job Creeper, persone che
“ricercano autonomia e flessibilità nello svolgere il proprio lavoro, con un livello di engagement più alto della media ma ritmi e carichi di lavoro che sovrastano la sfera privata”.
Candidati perfetti per la nostra sindrome.

COME S-BADARTI
Riconoscere la patologia è un primo passo verso la guarigione.
E, compiuto quel primo saltello, ora puoi, con viva soddisfazione
- dialogare con altri badanti e Job Creeper e esercitarti nell’uso coerente, ripetuto e costante del monosillabo NO
- affinare raffinate tecniche di rispedizione al mittente, novelli McEnroe del rimpallo potente e sottile
- simulare improvvise sordità o indisposizioni che nella notte degli Oscar vinceresti la statuetta
- scoprire fulminanti amnesie che ti portano a dimenticare la chiusura di un progetto non tuo
- cospargere di melassa le scartoffie altrui per farle scivolare al loro posto, lontano dalla tua scrivania
- e scoprire l’arte potentissima del pan per focaccia (che non è una ricetta di Cotto e mangiato)
Perché non c’è miglior modo per essere compresi che parlare il medesimo linguaggio degli altri.
Alla fine scoprirai di possedere, sorprendentemente, tutto il tempo e l’energia per badare finalmente a te stesso.
Per ridarti quel valore che ti toglievi entrando in dinamiche tossiche di eccesso di disponibilità che faceva di te la Cenerentola d’azienda.
E aiutare gli altri a riassumersi la responsabilità del proprio operato.
Badanti di tutto il mondo. Riprendiamoci quella scarpetta. Quella scarpetta è nostra.
Viviamo felici e contenti. Anche a lavoro.
PER APPROFONDIRE
L’etimologia del termine badare
I consigli di Work in groom
La descrizione del fenomeno del Job Creep
I dati del Job Creep dell’Hr Innovation Practice del Politecnico di Milano
La genesi del fenomeno del Job Creep per Hr News
La definizione di Workaholismo e dipendenza dal lavoro
“Cenerentola”, Wilfred Jackson, Hamilton Luske e Clyde Geronimi, produzione Walt Disney, 1950
“Candy Candy”, Kyoko Mizuki, 1975-1979
“Candy Candy”, Toei Animation, 1976-1979
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