Si parla sempre più spesso della pratica di sparizione del corteggiatore o della corteggiatrice da un momento all’altro in una specifica fase del processo di seduzione. O addirittura nel pieno di una storia. Così, senza motivo apparente, senza una spiegazione. Senza una parola, neppure di burro, come echeggia l’omonima canzone di Carmen Consoli. E se capitasse lo stesso in ufficio? E se a ghostarti fosse il tuo capo o un collega?
Il giorno prima ti ama alla follia, il giorno dopo sparisce. Ti proclama amore eterno per mesi e all’improvviso non è più reperibile.
Come se qualcosa fosse capitato tutto d’un tratto, un’illuminazione fulminante sulla via di Damasco, una scoperta, uno svelamento, un prestigio che porta alla sparizione dall’altro. E tu non sai perché.
Ne parlavamo lo scorso sabato con un gruppo di amiche in uno dei nostri mitici brunch al bistrot dell’angolo, nel cuore di Bologna.
“Mi è stato sotto per mesi, con un comportamento assillante e nel contempo premuroso, che alla fine mi ha lusingata – ci spiega la Stefy, un po’ attonita, di fronte a uno squisito toast all’avocado e un bicchiere di acqua e zenzero -. Ci dovevamo vedere oggi ma è sparito. Non risponde ai messaggi, non risponde al telefono. Non so dove sia. O se riapparirà ancora”.
A perplimere la nostra amica Stefania, vergine di ghosting fino a ieri, è l’incoerenza del comportamento del suo corteggiatore, il primo a insistere per uscire con lei con continue chiamate e whattsappini, il primo a sparire alla prima occasione concreta.
Di storie come questa negli ultimi anni ne abbiamo sentite a bizzeffe. Le più dolorose incombono all’improvviso in relazioni sentimentali anche della durata annuale e lasciano la vittima di ghosting tramortita. Senza spiegazioni.
A scioccarci ancora di più è il fatto che il fenomeno non pertiene solo la vita affettiva privata ma anche quella professionale. Perché anche sul lavoro di relazioni si tratta, a meno che tu non sia un monaco eremita o una suora di clausura e la tua unica relazione sia quella con Dio.
Avete capito bene.
La pratica del ghosting ha iniziato impudente a percorrere anche i corridoi aziendali, a insinuarsi nelle nostre relazioni professionali quotidiane, a fare capolino nelle sale riunioni. E a lasciarci confusi e storditi dietro la scrivania.
Perché a praticare il ghosting in ufficio oggi ci sono colleghi che cercano una relazione stretta con noi e poi se ne sbarazzano senza spiegazioni, come se girassero dentro di loro una manovella o cliccassero l’indice interiore sull’off, riaccendendo l’on per qualcun altro.
In un approccio usa e getta oscenamente consumistico.
Il giorno prima non andavano neppure in bagno senza chiederti cosa ne pensavi, il giorno dopo a malapena ti rivolgono la parola. Per mesi, anni sei stato il loro braccio destro, la loro spalla su cui piangere fino al momento fatidico in cui smettono di avere la benché minima considerazione di te e non rispondono più alle mail.
All’inizio interroghi insistentemente te stesso, appellandoli al sentimento più diffuso e pervicace del mondo occidentale, l’atavico senso di colpa.
“Cosa ho fatto? – ti chiedi, incredulo – Forse è stata quella mail a offenderlo o quel tono di voce l’altro giorno in ufficio? La cravatta grigia? Il profumo di Tom Ford? I calzini spaiati sotto il blazer arancione? L’ultima fetta di torta al lampone trangugiata in mensa? I kpi di reparto presentati ieri al presidente?” in una serie di amletici, assurdi quesiti che non troveranno mai risposta.
Perché se chiedi loro spiegazioni non le otterrai. Messi alle strette, sfuggono il tuo sguardo e ti lasciano da solo o da sola in una delle sale riunioni dove, faticosamente, hai chiesto loro udienza.
Se a comportarsi così è proprio il tuo capo, di primo acchito la situazione è drammatica.
Ma andiamo per gradi.
AVVERTENZE E ISTRUZIONI PER L’USO
In questo articolo quando parliamo di ghosting da ufficio alludiamo a relazioni umane tra colleghi, scevre da compromissioni erotiche e passionali. Niente liaison dangereuse, flirt o baci furtivi in zona fotocopiatrice, per intenderci.
COSA è IL GHOSTING
Nella definizione del fenomeno, che allude etimologicamente all’assunzione di un comportamento da fantasma – la cui caratteristica ectoplasmica è quella di apparire e scomparire e nel contempo farci parecchia paura – ci viene in aiuto il dizionario della Treccani definendolo
“il comportamento di chi decide di interrompere bruscamente una relazione e di scomparire dalla vita del partner, rendendosi irreperibile”.
Un neologismo utilizzato per la prima volta nel 2015 dalla psicoterapeuta losangelina Jennice Vilhauer per definire un fenomeno di sparizioni inaspettate di controparti, raccontate in seduta dai suoi pazienti.
Da allora ne sono passati di fantasmi e oggi psicologi come Gili Freedman, autrice dello studio “Ghosting and destiny: Implicit theories of relationships predict beliefs about ghosting”, ravvedono in chi si comporta come un ghost quattro tendenze predefinite, quattro bisogni fondamentali che il ghoster sente minacciati e che lo indurrebbero a correre a gambe levate, nascondendosi dietro una foglia di fico o la porta di un ufficio:
- il senso di appartenenza
- il senso di un’esistenza significativa
- il senso di controllo
- l’autostima
Altri studiosi, come lo psicologo Peter K. Jonason, mettono in campo la teoria della Dark Triad, la triade oscura, pubblicata la prima volta da Delroy L. Paulhus e Kevin M. Williams nel 2002, ravvedendo in questo comportamento un mix malevolo di
- machiavellismo -> cinismo e spregiudicatezza
- narcisismo -> egoismo
- psicopatologia -> totale mancanza di empatia e di rimorso.
Lo psicologo James Oliver individua i tratti oscuri della personalità correlata alla manipolazione soprattutto in ambienti lavorativi, in particolar modo in posizioni di comando dove l’influenza interpersonale ha maggior appeal.
HAI DETTO ‘ NARCISO’?
Mai come negli ultimi decenni ci siamo riempiti la bocca del mito di Narciso, attribuendone la patologia – il narcisismo è categorizzato come un disturbo della personalità – a chi manifesta eccessive pulsioni egoiche a discapito degli altri.
Per comprendere appieno di cosa si tratta, ho ripreso in mano il mito nella versione delle “Metamorfosi” di Ovidio.
Del mito di Narciso ne esistono infatti diverse edizioni: quella attribuita a Partenio proveniente dai papiri di Ossirinco (36 a.C.), quella presente nelle “Narrazioni” di Conone (17 d.C.) e quella di Pausania nella “Guida della Grecia” (II secolo d.C.).
Nell’8 d.C. Ovidio ci racconta che il profeta Tiresia predice alla ninfa Liriope, madre di Narciso, che suo figlio sarebbe vissuto a lungo solo se “non avesse mai conosciuto se stesso”.
Il giovane, di una bellezza senza eguali, timoroso di guardarsi dentro (ma anche fuori), decide di ritirarsi nella foresta, vivendo di caccia e raccolta.
->Nel racconto dello psicologo hillmaniano Michele Mezzanotte – negli approfondimenti il link al suo canale YouTube, ricco di contenuti -, le uniche donne di cui Narciso riesce a circondarsi sono le donne Cervo, un archetipo di donna oggetto che non mette Narciso a rischio proprio perché, in quanto oggetto, non gli consente di specchiarsi.
->Narciso rifugge invece Eco – la ninfa che vive esclusivamente in funzione del suono dell’altro – perché ripete con insistenza le sue parole e minaccia involontariamente di metterlo in ascolto con se stesso.
->Il triste epilogo del nostro eroe si conclude quando l’uomo incontra Nemesi, figlia di Oceano e Notte, che lo costringe a guardarsi specchiandosi in un pozzo d’acqua, realizzando quindi la profezia di Tiresia e decretando la sua stessa morte.
In questi termini, i motivi che inducono il nostro ghoster Narciso – fidanzato, moglie, boss, collega che sia – a chiudere la relazione con noi sono profondi e fondanti, legati all’istinto primordiale di sopravvivenza.
In pratica,
il nostro ghoster non riesce a sostenere l’immagine di se stesso e sparisce dai nostri orizzonti nel momento in cui comprende il rischio conoscitivo ed esistenziale che comporta lo specchiarsi nell’altro.
E quindi che fare?
SOLUZIONI PER SOPRAVVIVERE A UN GHOSTER D’UFFICIO
E’ verità universalmente riconosciuta che non esiste un ghoster senza un ghostato, non un Narciso senza un’Eco o una Nemesi. Anche in ufficio.
D’altronde se la ninfa non avesse prestato troppa attenzione a Narciso, a quest’ora sarebbe ancora in vita (nel mito invece di Eco sopravvive solo la voce, espansa in molte valli del pianeta).
Una banale constatazione che rappresenta la chiave di volta per chi ha subito un comportamento da ghost da parte di un collega o, peggio ancora, di un superiore.
Ad alimentare anche a lavoro l’inevitabile sparizione del nostro Narciso sono infatti quei comportamenti ingenui che ci inducono
- a dare eccessiva confidenza al collega
- a indulgere nel suo ascolto
- a credere presuntuosamente che si tratti di in un rapporto speciale tra esseri umani.
Il che non significa che a lavoro non possano nascere amicizie.
Significa che qualsiasi relazione noi costruiamo, anche e soprattutto in ufficio, a scuola, al supermercato, dal barbiere, nell’esercito, in cantiere, ovunque noi lavoriamo, dobbiamo discernere chiaramente il bisogno, nostro e degli altri, di connetterci dalle necessità del ruolo che ricopriamo, affidando la nostra fiducia solo a chi se la merita, nel tempo.
Rispettando il limes della nostra scrivania e valicando quel confine, nei casi in cui lo ritenessimo opportuno, con parsimonia e attenzione.
Senza ‘lanci di cuore oltre l’ostacolo‘, con la rete di salvataggio del buon senso a portata di mano, ricordandoci il contesto nel quale ci troviamo: quello professionale.
A maggior ragione se comprendiamo che sul lavoro è tutto più difficile. Il collega ghoster sparisce nelle attenzioni e nel riconoscimento della nostra esistenza e della relazione che in qualche modo ci legava, ma di fatto lo continuiamo tutti i giorni a vedere in ufficio. E spesso ci dobbiamo lavorare insieme.
- La consapevolezza, va da sé, è il primo passo verso la libertà da una relazione che di fatto si dimostra tossica.
- Una volta metabolizzato l’inevitabile lutto emotivo, ancora più indigesto perché scatenato da eventi improvvisi e inspiegati,
- non ci resta che lavorare di distanza, limitare al minimo il contatto con il fantasmino e gestire la relazione lavorativa oculatamente, tramite email formali solo quando necessarie e senza aspettarci una risposta che potrebbe non arrivare
- e con la collaborazione degli altri colleghi, fonti preziose di informazioni per traguardare l’obiettivo professionale comune e fare sempre e comunque il nostro lavoro.
- E mantenere questo mood in maniera costante e indefessa, mettendoci al riparo dal fenomeno del ghoster di ritorno che compare e scompare a intermittenza nelle nostre vite – e anche sulle nostre scrivanie -, come un impianto psichedelico stile disco anni ’80 o fili di lucine colorate e pazzerelle l’ultimo mese dell’anno.
Alla fine potremmo stupirci di noi stessi e lavorare ancora meglio di prima, soppesando inevitabili costi e inattesi benefici di una comunicazione interrotta e frammentata.
La pozione anti ghosting non funziona?
Non resta che chiamare il 555-2368, pronti a credere nell’efficacia dei Ghostbusters.
“Sieti disturbati da strani rumori nel pieno della notte?
Provate un senso di terrore in cantina o in soffitta?
Voi o i vostri familiari avete mai visto spiriti, spiritelli o fantasmi?
Se la risposta è sì, non esitate, prendete il telefono e chiamate i professionisti.
Gli Acchiappafantasmi.
24 ore su 24 per soddisfare le vostre esigenze di eliminazione del sovrannaturale.
Siamo pronti a credere in voi!”
Il dottor Raymond Stantz (Dan Aykroyd), e Il dottor Egon Spengler (Harold Ramis) e Il dottor Peter Venkman (Bill Murray) in uno spot televisivo della loro attività di Acchiappafantasmi nel film “Ghostbusters“
LO SAPEVI CHE…
… il mito di Narciso appare in letteratura in
- Partenio, Papiri di Ossirinco, 36 a.C.
- Ovidio, “Le metamorfosi”, 8 d.C.
- Conone, “Narrazioni“, 17 d.C.
- Pausania, “Guida della Grecia“, II secolo d.C.
- André Gide, “Il Trattato di Narciso“, 1891
- Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”, 1890
- Giovanni Pascoli, “I Gemelli”, in “Poemi conviviali”, 1904
- John William Waterhouse, “Eco e Narciso”, 1903
- Herman Hesse, “Narciso e Boccadoro”, 1930
…in psicologia
- nel 1898 il sessuologo inglese Havelock Ellis utilizza il termine narcissus in un suo studio sull’autoerotismo
- nel 1899, Paul Näche usa il termine narcisismo in uno studio sulle perversioni sessuali
- nel 1911 Otto Rank parla di narcisismo legato alla vanità
- nel 1914 Sigmund Freud pubblica “Introduzione al narcisismo”
- oggi si parla di “disturbo narcisistico di personalità” indicando persone con pulsioni egoiche che compromettono o inibiscono del tutto la relazione sana con l’altro.
PER APPROFONDIRE
La definizione di ghosting nel vocabolario Treccani
L’articolo di “New Scientist” sugli studi di Jennice Vilhauer relativi il ghosting
Lo studio di Gili Friedman sul ghosting
Lo studio di Peter K. Jonason su “Science Direct“
Lo studio del 2022 di Delroy L. Paulhus e Kevin M. Williams sulla triade oscura
James Oliver, “Office Politics: How to Thrive in a World of Lying, Backstabbing and Dirty Tricks“, 2013
Narciso spiegato dallo psicologo e psicoterapeuta Michele Mezzanotte nel suo canale YouTube
Angela Deganis, “Manager per caso. Guida alla sopravvivenza in azienda“, Morellini editore, 2022
La colonna sonora di questa newsletter: “Parole di burro” di Carmen Consoli
“Ghostbusters“, Ivan Reitman, 1984
“Ghostbusters II“, Ivan Reitman, 1989
“Ghostbusters: Legacy“, Jason Reitman, 2021
“Ghostbusters: Frozen Empire“, Gil Kenan, 20
“Casper“, Brad Silberling, 1995
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