Home » SINDROMI IN UFFICIO » LA SINDROME DI ROBIN HOOD IN AZIENDA

Recuperare informazioni dai ricchi per darle ai poveri. 

Carpire notizie, indicazioni e chiarimenti al capo o al collega per trasferirle agli altri colleghi. Per il benessere della comunità lavorativa e la preservazione della specie professionale. La cultura della condivisione delle informazioni è un’arte che a volte ha bisogno di qualche aiutino. E di qualche Robin Hood d’ufficio che medi tra le parti. Anche a loro insaputa.

A mali estremi, estremi rimedi.

La cultura della condivisione delle informazioni non sempre fa breccia nel cuore di manager cresciuti a pane e ambizione, ego e tornaconto, o quanto meno banalmente timidi o con scarse capacità comunicative.

Perché l’informazione, lo sappiamo, è potere, possibilità.

Possibilità di conoscere, possibilità di fare, possibilità di crescere.

Etimologicamente, ci spiega la Treccani, successo è il sostantivo di succedere, far accadere le cose. La massima espressione del potere.

Ne parlavo l’altro giorno con Irene, un’amica di Master che lavora nel settore logistico di una grande azienda di servizi dell’hinterland milanese.

In una delle nostre chiacchierate telefoniche periodiche mi raccontava degli ultimi  sviluppi nel suo ufficio.

Un nuovo collega le dà del filo da torcere. E non solo a lei.  Non condivide le informazioni con il suo gruppo di lavoro, non delega i progetti più importanti, esercita quotidianamente l’arte del trattenimento di comunicazioni che invece sarebbe utile condividere con tutto il team, in modo che l’obiettivo sia chiaro e il percorso per raggiungerlo efficace e efficiente.

Il collega di Irene, che per comodità chiameremo Gustavo, non è solo.

Fior fior di  manager si affiancano a lui nello sport più ambito da certe culture organizzative dal sapore un tantino retrò:

il mantenimento per sé di quello che viene percepito come un segreto che solo in pochi possono detenere.

L’approccio, va da sé, cela una buona dose di presunzione e di arroganza. Gustavo, come tanti altri, presume di essere superiore ai propri colleghi e si arroga il diritto di comportarsi come tale.

Un comportamento che manifesta anche mancanza di fiducia nel prossimo. Per proprie insicurezze, per esperienze pregresse, per miliardi di motivi che lasciamo investigare al suo psicologo.

Sta di fatto che Irene e i suoi colleghi percepiscono chiaramente la reticenza di Gustavo nei loro confronti e ovviamente la ricambiano. I neuroni a specchio non sono leggenda.


I RISCHI DELLE ORGANIZZAZIONI GUSTAVICHE

Con la fiducia non si scherza. Chi di voi si occupa di customer care o di risorse del personale ne sa qualcosa.

Semmai servisse, possiamo inoltrare ai Gustavi molte analisi e reportistiche che attestano quanto gli italiani apprezzino oggi comunità lavorative serene e sostenibili e rifuggano situazioni di tossicità. E quanto siano elevati i rischi di fare terra bruciata attorno a sé e ritrovarsi da soli.

Il Randstad Workmonitor 2025, l’indagine effettuata su 26.800 persone in 35 paesi inclusa Italia, attesta che

  • il 57% degli intervistati italiani lascerebbe un posto di lavoro che lo fa sentire a disagio
  • il 42% non accetterebbe un lavoro in un’azienda priva di cultura positiva
  • il 45% darebbe le dimissioni in caso di continui disaccordi con il proprio responsabile.

Dati confermati dalla ricerca che Deloitte ha recentemente effettuato su 14.000 responsabili aziendali e risorse umane di 95 paesi che evidenzia come

  • il 66% degli intervistati cambierebbe lavoro per spostarsi in una struttura attenta al benessere dei lavoratori anche rinunciando a parte dello stipendio.

Largo alla sostenibilità umana sul posto del lavoro per 7 intervistati su 10, come fonte di miglioramento dell’esperienza professionale, delle performance e della fiducia nella leadership.


COME AIUTARE GUSTAVO

Difficile riuscire a instillare la fiducia nel prossimo. Non è una cosa che comperi a chilo al mercato. Non esiste una ricetta medicale che te la possa magicamente iniettare. E non la puoi vincere neppure alla lotteria.

Tutto quello che possiamo fare per i Gustavi di tutto il mondo è iscriverli a un corso di delega.

L’ACS, Accademia di Comunicazione Strategica, ha brevettato di recente il metodo 70 30 30 strutturato in tre step.

  • Si inizia delegando un lavoratore che abbia almeno il 70% delle competenze e attitudini per svolgere il lavoro
  • Con un percorso di affiancamento e formazione si porta il collaboratore a raggiungere il 100% del progetto assegnato con un sistema di Management by Objectives, i famosi MBO
  • L’ultima fase – Management by Exception – può portare il collaboratore talentuoso a superare del 30% le aspettative.

COME AIUTARE IRENE

Che fare di fronte a un Gustavo reticente, serrato e chiuso nel suo ermetismo comunicativo?

Ci sentiamo di dire che anche in quel caso abbiamo margini d’azione, un margine chiamato solidarietà tra colleghi.

Serve capacità di carpire le informazioni, per quanto piccole, e il coraggio di condividerle con gli altri, per metterle a fattor comune.

Serve una squadra di Robin Hood impavidi, di frati Tuck e Lady Marian che trafughino perle di conoscenza a chi è ricco di informazioni per darle a chi ne è povero. E consentire a tutti il lavoro quotidiano.

Non si tratta di diffondere notizie confidenziali e riservate che lasciamo a chi di dovere.

Si tratta di mettere a fattor comune strumenti indispensabili per raggiungere i risultati che un’organizzazione lavorativa si pone per garantire gli stipendi a tutti.

Significa avere i dati sostanziali che ci consentono di comprendere perché facciamo qualcosa, non solo cosa dobbiamo fare o come, coltivando le intelligenze di noi tutti e consentendo a ognuno di noi di dare il suo contributo.

Significa valorizzare il ruolo di ognuno e dire a tutti e tutte:

mi fido di te e grazie per l’apporto e l’impegno che profonderai nella nostra impresa oggi.

Nessuno vuole fare traballare il trono a re Giovanni o allo Sceriffo di Nottingham. Sarebbero sorpresi di sapere che, in fondo in fondo, quel trono oggi non interessa a nessuno.

Vogliamo solo evitare di depauperare le nostre energie e la nostra pazienza in estenuanti sforzi ermeneutici e in letture filologiche del pensiero dell’altro o dell’improvvisa alzata di sopracciglio dalla quale dovremo intuire se è meglio prendere una strada piuttosto che un’altra, quando sarebbe così semplice usare tutti in serena franchezza quella cosa chiamata parola.

Perché dare la propria parola è un atto di responsabilità e dignità. Accoglierla, comprenderla, condividerla e metterla a frutto è il modo per ricambiarla.

Non siamo timidi. Parliamoci.


LO SAPEVI CHE…

…è ancora aperto il dibattito sulla reale esistenza o meno di un personaggio chiamato Robyn Hode, un nobile sassone decaduto associato alla foresta di Sherwood e alla Contea di Nottingham, vissuto tra la fine del 1100 e gli inizi del 1200 e devoto al sovrano di Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, usurpato dal fratello Giovanni Senza Terra.

La produzione filmica che ne vede ritratta la leggenda è copiosissima, dalla prima pellicola del 1908 fino alle opere di Walt Disney e Ridley Scott.

Nei documenti storici – fonte Wikipedia – Robin Hood figura in una pergamena del 1225 della Corte d’assise dello Yorkshire e in un testamento del 1248, ma la prima citazione diretta risale al 1377 nel poema “Piers Plowman” del chierico William Langland.

Le gesta di Robin Hood” sarebbe il primo racconto completo dedicato all’eroe, risalente al 1510.


PER APPROFONDIRE

Il Randstad Workmonitor Report 2025

Il Report di Deloitte sul Capitale Umano

L’articolo del Sole 24 Ore dedicato alla delega

La definizione di successo nel vocabolario Treccani

Un approfondimento sulla figura di Robin Hood

L’articolo di Vita da Manager sulla Sindrome dello Sceriffo di Nottingham in azienda, uno degli antagonisti di Robin Hood

Angela Deganis, “Manager per caso. Guida alla sopravvivenza in azienda”, Morellini Editore, 2021

Angela Deganis, “Manager by chance. A Guide to Survival in Business”, preface of Per Kristiansen, Morellini Editore, 2024


ROBIN HOOD AL CINEMA

“Robin Hood and His Merry Men”,  Percy Stow,1908

“Robin Hood”, Robert Frazer, 1912

“Robin Hood Outlawed”, Charles Raymond,1912

“The Avaricious Monk”, Warwick Buckland, 1912

“Robin Hood“, Allan Dwan (1922)

“The Adventures of Robin Hood“, con Errol Flynn, 1938

“The Story of Robin Hood and His Merrie Men“, con Richard Todd, 1952

“Miss Robin Hood“, John Guillermin, 1952

“The Men of Sherwood Forest“, Val Guest, 1954

“A Challenge for Robin Hood“, C.M. Pennington-Richards ,1967

“L’arciere di fuoco“, con Giuliano Gemma, 1971

“Robin Hood“, Walt Disney, 1973

“Robin and Marian“, Richard Lester, con Sean Connery e Audrey Hepburn, 1976

“Robin Hood“, John Irvin , con Patrick Bergin e Uma Turman, 1991

“Robin Hood: Prince of Thieves“,  Kevin Reynolds, con Kevin Costner, Alan Rickman e Morgan Freeman, 1991

“Robin Hood: Men in Tights“, Mel Brooks, 1993

“Robin Hood“, Ridley Scott, con Russell Crowe e Cate Blanchett, 2010

“Robin Hood“, Otto Bathurst, con Taron Egerton, 2018