Credevamo lo Sceriffo di Nottingham vivesse su Disney Channel e invece è ancora tra noi, in ufficio, in foresta e nella vita reale.
Ne parlavo con Angelo Trubia, un Hr Advisor con i controfiocchi, al Richmond Hr Forum di marzo, un evento in cui entrambi siamo intervenuti gestendo due diversi seminari, riservati ai direttori del personale italiani. Un’esperienza arricchente.
Eravamo nella hall del Grande Hotel di Rimini, un contesto lussuoso e felliniano, quando Angelo, con la lucidità che lo caratterizza, mi ha sfidato in singolar tenzone a delineare l’identikit dello Sceriffo di Nottingham, un manager sinuoso che serpeggia all’ombra del potere con l’obiettivo di fare esclusivamente i propri interessi.
“Sono la rovina delle aziende italiane – ha proferito l’HR consultant -. Dove passano loro non cresce il business”.
“Ci penserò – ho risposto riflessiva -. Parlerò dello Sceriffo un giorno. Ne raccoglierò i fasti, intervisterò le sue vittime, punterò il dito sui suoi vizi capitali”.
Oggi quel giorno è arrivato.
A sollecitarlo è l’osservazione della realtà quotidiana, delle dinamiche professionali, la lettura dei giornali, l’ascolto dei tg, la triste constatazione che laddove giacciono i meccanismi del potere, si cela lui. O un suo esemplare o un parente stretto, come se costituissero tutti una specie umana a parte, l’Homo di Nottingham, appunto, affetto da ‘poterite’, un’infezione virulenta ed endemica per la quale l’Intelligenza Artificiale sta studiando un vaccino.
LA SINDROME
In ufficio, in negozio, al bar, in supermercato, in biblioteca, nello studio medico, in seno ad un’orchestra di musica classica o in una banda rock, ovunque ci sia un gruppo di lavoro (sì, anche in discoteca o in merceria), il Manager di Nottingham si aggira attorno a noi senza che ce ne accorgiamo, sorriso stampato sul volto alla luce del sole, mani trasudanti bramosia nell’ombra.
Alter ego dell’eroe nella finzione letteraria e filmica di “Robin Hood”, l’Homo di Nottingham detiene alcune caratteristiche precipue, alcuni aspetti comuni, che, se individuati, potrebbero aiutarci a mettercene al riparo. O, quanto meno, a limitarne i danni.
#avidità #abusi e #altezze
Si vocifera il suo cocktail preferito sia una pinta abbondante di schiumoso Potere. E che, se lo guardi di soppiatto, in penombra, noterai un flebile rivolo di saliva scendere dal lato destro della sua bocca ogni qualvolta si respira nell’aria odore di promozioni, MBO, premi di produzione, nuove posizioni nell’Olimpo aziendale.
Leggende aziendali a parte, non appena conquistato il primo gradino dell’organigramma, il manager affetto da questa sindrome malsana, empirico della scalata professionale, non fa nulla per dissimulare la piacevolezza che prova nel trattare i collaboratori con supponenza e nell’esercitare quel briciolo di potere appena conquistato, con quel tanto di abuso (q.b.) che gli fa assaporare il piacere di essere vivo nella grande ricetta dell’esistenza.
#relativismo, #sinonimi e #contrari
Mangiatore di pane e relativismo, il Manager di Nottingham non accetta verità che non siano le sue personalissime rielaborazioni della realtà, comunemente chiamate dai più ‘bugie’.
Allergico all’empatia, come se gliela avessero estratta dal dentista da bambino, al bene comune preferisce il proprio tornaconto, al lavoro in team lo scettro non condiviso.
#dissimulazione e #fascino (grossolano)
Sorridente e sornione, Nottingham è in grado di ignorarti bellamente se il tuo ruolo è alla base della piramide aziendale e fingersi il tuo migliore collega se sei uno che detiene potere in ufficio, affabulandoti lentamente senza che tu ti renda conto di avere già un quarto di progetto conficcato tra le scapole e una montagna di attribuzioni di errori, di distrazioni e di ammanchi che non centrano nulla con il tuo operato ma che ora, grazie al suo intervento, vengono associati al tuo nome.
#macchiavellismo e #manipolazione
Per il Manager di Nottingham il fine giustifica i mezzi. Sempre. Perfetta incarnazione di alcuni dei principi descritti ne “Il Principe” di Machiavelli, Nottingham non ha remore nell’utilizzare gli altri, sopraffacendoli, usandoli per i suoi personalissimi scopi, aggirando la regola e forgiandola, laddove possibile, a proprio beneficio.
Scalatore di organigrammi di professione, sviluppa ben presto la raffinata capacità di adottare camaleonticamente il comportamento giusto con la persona giusta al momento giusto. Un approccio che conquista i vertici, ignari di essere anche loro oggetto del suo fare, sedotti dalla coccola rassicurante di uno yes man quale lui appare.
La banale verità è che se non ci fossero Principi Giovanni bisognosi di corte del re, Nottingham non avrebbe modo di espletare in maniera così esplicita la sua virulenza.
#impudicizia
Anche con le spalle al muro, il Manager di Nottingham continua impassibile a interpretare la sua parte, a tentare il raggiro, ad appellarsi al quinto emendamento della manipolazione, fino in fondo, finché la simulazione glielo consente. E anche quando è proprio finita, l’Homo di Nottingham non accenna a rimpianti. Continua instancabile a insinuarsi in qualche pertugio per ricominciare, bramoso, da un altro spiraglio la sua scalata al potere.
#miseria
Il Manager di Nottingham non ci fa. Ci è.
Dentro di lui, ma proprio inside, Nottingham anela disperatamente di essere riconosciuto in un valore che purtroppo non gli appartiene. Quanto meno non ancora. Giace in lui un piccolo, minuscolo io sdrucito che pesta i piedini perché nessuno lo considera, dominato da pulsioni egoiche, spesso debole con i forti e forte con i deboli. Più Homino che Homo. Non vi fa almeno in parte tenerezza?
L’ANTIDOTO
Quindi, che fare?
- Guardarsi con circospezione e scansare il più possibile il soggetto?
- Diffidare a prescindere di chiunque, vivendo guardinghi una riunione dopo l’altra?
- Unirsi tra malcapitati per arginare la mala parata?
Come insegna la storia di “Robin Hood” di Alexandre Dumas, da cui la figura dello Sceriffo di Nottingham è tratta, di fronte alla Sindrome di Nottingham un comportamento coerente e la capacità di creare collante con altri manager per bene paga.
Per rimettere al proprio posto Nottingham non serve un Robin Hood.
Serve una banda di brave persone.
Serve armarsi di pazienza e lucida perseveranza e attendere che si incrini il potere connivente di tutti i principi Giovanni che popolano i nostri posti di lavoro.
“Gli Sceriffi di Nottingham fanno il male delle aziende” diceva il mio amico Trubia. Saccheggiano i beni comuni, si appropriano di un potere meschino e vessano la popolazione lavorativa.
Ingordi quali sono, lavorano da soli. Ed è questa solitudine che abbrevia la loro carriera.
Perché, lo sappiamo, è solo nell’incontro con l’altro che nasce la nostra forza e cresce rigogliosa la foresta di Sherwood. Anche in ufficio.
In fin dei conti i Nottingham sono umani, troppo umani.
Presane consapevolezza, diamo loro una corona di plastica e lasciamoli giocare, ora innocui, negli spazi comuni della mensa e dell’area relax.
Togliamo loro l’attrezzatura da arrampicata e lasciamo loro costruire un castello di carta tipo
- un progetto allodola, come la strategica gestione della distribuzione della carta igienica in uffici dove si pratica il total smart working da tempo, il recupero a scadenza della stessa (perché anche la carta igienica ha una data di conservazione) e l’opportuna conversione dei foglietti doppio strato in biglietti da visita,
- una mansione solitaria che li rassicuri e non nuocia agli altri ma che possa nel contempo essere utile alla comunità, come l’analisi post mortem di tutti i progetti aziendali elaborati da tutti i colleghi della sede e delle filiali negli ultimi 50 anni, organizzati per livello di gravità ascendente e segno zodiacale cinese del responsabile di progetto (perché, si sa, la Cina è potenza emergente),
- una missione top secret nella quale solo loro possono riuscire, come
- -> gestire un Homo di Nottingham di posizione superiore (due Homines di Nottingham nella stessa stanza notoriamente si annullano)
- -> accogliere nuovi partner in sala di attesa stordendoli prima di nuove trattative
- -> sedurre i colleghi e le colleghe del centralino per ottenere la consegna dei pacchi al piano
- -> stilare un manuale che archivi tutti gli errori professionali possibili immaginabili che l’Homo di Nottingham amerebbe vedere commettere dagli altri e distribuirlo a tutti i colleghi come relazione programmatica propedeutica alla stesura di un manuale sulla cultura dell’errore in azienda, necessaria appendice al Codice Etico.
Quanto a noi, continuiamo a lavorare proficui e sereni, aspettando che i Nottingham familiarizzino con la pianura e diventino persone e colleghi migliori.
PER APPROFONDIRE
Alexandre Dumas, “Robin Hood. Il principe dei ladri“, 1872
Alexandre Dumas, “Robin Hood il proscritto“, 1873
“Robin Hood“, Etienne Arnaud, Herbert Blaché, 1912
“La leggenda di Robin Hood“, Michael Curtiz, William Keighley, 1938
“Gli arcieri di Sherwood“, Terence Fisher, 1960
“Robin Hood“, Wolfgang Reitherman, 1973
“Robin e Marian“, Richard Lester, 1976
“Robin Hood. Principe dei ladri“, Kevin Reinholds, 1991
“Robin Hood. La leggenda“, John Irvin, 1991
“Robin Hood. Un uomo in calzamaglia“, Mel Brooks, 1993
“Robin Hood“, Ridley Scott, 2010
“Robin Hood. L’origine della leggenda“, Otto Bathurst, 2018
Niccolò Macchiavelli, “Il Principe“, 1514
Friedrich Nietzsche, “Umano, troppo umano“, 1878, 1879
Robert I. Sutton, “Il metodo antistronzi. Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è“, Elliot, 2007
Mats Alvesson, André Spencer, “Il paradosso della stupidità. Il potere e le trappole della stupidità nel mondo del lavoro“, Raffaello Cortina Editore, 2017
Giuseppe Morici, “Fare i manager rimanendo brave persone“, Feltrinelli, 2018
Angela Deganis, “Manager per caso. Guida alla sopravvivenza in azienda“, Morellini, 2022
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